descrizione

Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.

2 novembre 2011

IIIA Patria 4: e c'è chi lascia la Patria...

Continuiamo il nostro percorso sul tema della Patria dopo


Il sentimento della Patria
Memorie dal Risorgimento
Generazioni a confronto


Insieme ai ragazzi abbiamo letto e analizzato in classe alcuni testi di argomento affine, 
loro compito è stato quello di 
scrivere una serie di domande di confronto tra i testi
devo dire che si sono trovati in difficoltà, perché il compito era duplice: formulare le domande in modo appropriato al compito dato (di confronto e non di analisi specifica dei singoli testi), ma sapere, ovviamente, anche le risposte

siamo partiti da qui, dal 1802


di Ugo Foscolo


Né più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque


Venere, e fea quelle isole feconde

col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura. 

avevamo già analizzato il sonetto in classe, studiato la vita del poeta, discusso della sua poetica
tema del sonetto è la nostalgia della Patria, che nasce dalla consapevolezza di non poterci tornare più, dalla tristezza che nessuno piangerà sulla sua tomba una volta morto, dal ricordo di una terra lontana e bellissima che Foscolo "venera" come dice Valerio (...non so se avete colto il sottinteso...)

viaggiamo ora in altre epoche, avanti e indietro nel tempo, alla scoperta di nuovi aspetti che ci parlano della Patria lontana, per poi arrivare in altri lidi...come al solito ;-)
allora prendiamo in prestito alcuni testi da importanti autori


Dante Alighieri






Divina Commedia Paradiso XVII, 55-69 
LA PROFEZIA DELL'ESILIO di Cacciaguida

Tu lascerai ogne cosa diletta
più caramente; e questo è quello strale
che l'arco de lo essilio pria saetta.

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.

E quel che più ti graverà le spalle,
sarà la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;

che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si farà contr'a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.

Di sua bestialitate il suo processo
farà la prova; sì ch'a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.





da IN ESILIO
ARRIVEDERCI FRATELLO MARE
Varna, 1951
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mar

                   Varna 1952

Impossibile dormire la notte qui a Varna
impossibile dormire
per via di queste stelle che son troppe
troppo lucide troppo vicine
per via del mormorio sul greto dell'ode morte
il loro sussurro
le loro perle
i loro ciottoli
le alghe salate
per via del rumore di un motore sul mare
come un cuore che batte
per via dei fantasmi
venuti da Istanbul
sorti dal Bosforo
che invadono la stanza
gli occhi verdi dell'uno
le manette ai polsi dell'altro
un fazzoletto
nelle mani del terzo
un fazzoletto che sa di lavanda.

Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio amore,
qui a Varna, all'albergo Bor.



Alessandro Manzoni
                               


Addio ai Monti 
dal capitolo VIII de "I promessi sposi"
 

Addio/ monti sorgenti dall'acque- ed elevati al cielo/ cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de' suoi familiari/ torrenti- de' quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/ Quanto è tristo il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!//
Alla fantasia/ di quello stesso che se ne parte volontariamente/ tratto dalla speranza di fare altrove fortuna/ si disabbelliscono/ in quel momento/ i sogni della ricchezza/ egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere/ e tornerebbe allora indietro/ se non pensasse che, un giorno- tornerà dovizioso/ Quanto più si avanza nel piano/ il suo occhio si ritira/ disgustato e stanco/ da quell'ampiezza uniforme/ l'aria gli par gravosa e morta/ s'inoltra mesto e disattento/ nelle città tumultuose/ le case aggiunte a case/ le strade che sboccano nelle strade/ pare che gli levino il respiro/ e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero/ pensa/ con desiderio inquieto/ al campicello del suo paese/ alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso/ da gran tempo/ e che comprerà/ tornando ricco/ a' suoi monti//
Ma chi/ non aveva mai spinto/ al di là di quelli/ neppure un desiderio fuggitivo/ chi/ aveva composti in essi/ tutti i disegni dell'avvenire/ e n'è sbalzato lontano/ da una forza perversa!/ Chi/ staccato a un tempo/ dalle più care abitudini/ e disturbato nelle più care speranze/ lascia que' monti/ per avviarsi in traccia di sconosciuti/ che non ha mai desiderato di conoscere/ e non può/ con l'immaginazione/ arrivare a un momento stabilito per il ritorno!/ Addio/ casa natìa/ dove/ sedendo/ con un pensiero occulto/ s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni- il rumore d'un passo aspettato/ con un misterioso timore/ Addio/ casa ancora straniera/ casa sogguardata tante volte alla sfuggita/ nella quale la mente- si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa/ Addio/ chiesa/ dove l'animo tornò tante volte sereno/ cantando le lodi del Signore/ dov'era promesso/ preparato un rito/ dove il sospiro segreto del cuore- doveva essere solennemente benedetto/ e l'amore venir comandato/ e chiamarsi santo/ addio!// Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto/ e non turba mai la gioia de' suoi figli/ se non per prepararne loro- una più certa e più grande. 


vi do una mano e inserisco qualche video











ovviamente non do spiegazioni...inserisco solo le domande dei ragazzi starà a loro spiegare ;-)

domande
  1. qual è il tema comune a tutti i testi?
  2. quali sentimenti provano gli autori? positivi o negativi?
  3. in che modo ogni poeta affronta il distacco dalla Patria?
  4. come descrivono la Patria lontana? in modo realistico o no?
  5. perché lasciano la loro terra? si capisce dal testo? se sì, rintraccia il passo.
  6. chi parla in ciascun testo?
  7. solo un testo racconta un fatto inventato, quale?
  8. chi di loro ha la speranza di tornare? si capisce dal testo? 
  9. cos'ha di diverso il testo di Dante?
come vedete ragazzi confrontando le vostre domande ho cercato di mettercele un po' tutte, abbiamo discusso due ore sulle risposte...che ne dite di farne partecipi anche i nostri lettori di "armonie"?



Il tema comune a tutti i testi è l'esilio.
In ogni poesia gli autori provano sentimenti negativi in confronto dell'esilio, infatti sono tutti molto tristi. Foscolo sa già che non tornerà più in patria e per questo è in preda a un conflitto interiore; Hikmet soffre una forte nostalgia e cerca di ricreare la sua patria mediante oggetti che prende in ogni posto in cui passa; Dante si sente umiliato dall'esilio perché sarà costretto a mendicare il pane, oltre a dover lasciare tutto ciò che ama di più sarà in compagnia di altri esiliati, ma cattivi; la Lucia del Manzoni si vede costretta ad abbandonare il suolo natio ma il fatto che lo fa per il suo amore per Renzo la consola e pensa che Dio le stia imponendo questo sacrificio per poi darle una gioia più grande.
Foscolo non descrive la sua patria realisticamente, inserendo il mito della nascita di Venere per renderla “indimenticabile”. Lucia invece descrive il suo paese in modo molto realistico. Dante e Hikmet non fanno riferimento all'aspetto della patria nelle loro poesie.
Solo in uno dei testi viene fatto un minimo riferimento al motivo, quello di “I Promessi Sposi”, dove Lucia dice “e n'è sbalzato lontano da una forza perversa”. Dante viene mandato in esilio perché apparteneva ai Guelfi Bianchi, una fazione dei Guelfi che perse contro i Guelfi Neri; Hikmet viene esiliato per motivi politici e perché si è opposto allo sterminio degli Armeni; Lucia per avere una chance di sposare Renzo; Foscolo va in esilio volontario perché, oltre a non trovarsi d'accordo con alcune decisioni di Napoleone, non vuole essere sottomesso dall'Austria.
Nelle poesie di Ugo Foscolo e Nazim Hikmet è lo stesso autore a narrare la vicenda, mentre nel testo di Manzoni è Lucia a parlare, e nel sonetto di Dante è Cacciaguida che profetizza l'esilio.
L'unico testo a raccontare un fatto inventato è quello tratto da “I Promessi Sposi”.
Solo Lucia ha speranza di tornare, si capisce dalla parte del testo in cui è scritto “e non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”.
Il testo di Dante è diverso perché è una profezia.
MICHELA PANTINI

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