descrizione

Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.

17 febbraio 2013

IIA Arcinazzo: Libertà di religione 2




 Auschwitz


 Mostar


Gaza



Ricordo 

Non lascio che neanche un singolo fantasma del ricordo
svanisca con le nuvole,
ed è la mia perenne consapevolezza del passato
che causa a volte il mio dolore.
ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore,
non scambierei i dolori del mio cuore
con le gioie del mondo intero

Kahlil Gibran


Cosa significa ricordo? cosa memoria? ho scelto di leggere ai ragazzi questi pochi versi di Gibran per comprendere insieme a loro perché oggi bisogna ricordare. Il ricordo è anche dolore, come scrive il poeta, ma il dolore va ricordato, ricordato e comunicato. Loro hanno detto: 
Ricordare significa non dimenticare.
Ricordare significa comprendere un esempio.
Ricordare significa che se quello che è successo è sbagliato, noi non lo dobbiamo rifare. ... Ma prof ancora oggi accadono queste cose!

Come ricorderete avevo già iniziato l'argomento "libertà di religione" e proprio dall'oggi, un percorso a ritroso fatto insieme ai ragazzi che avevano letto in classe testimonianze e storie di cronaca. Devo dire che le lezioni nonostante molto interessanti e la tensione era al massimo. I ragazzi erano increduli e esterrefatti.

Sì. Ricordare per comprendere e fare in modo di non ripetere. Comprendere e fare in modo di comunicare. Comprendere e costruire un futuro diverso.

Ora quindi è il momento di ricordare. 

Vogliamo dedicare una serie di lezioni a tutte quelle persone che sono morte e ancora oggi muoiono in guerre che sono per pretesto o meno anche guerre di religione. La nostra attenzione andrà soprattutto a tutti i bambini e ragazzi più di ogni altro vittime innocenti delle guerre dei "grandi". 
In questo post inserirò tutto il materiale che utilizzeremo in classe, sul quale faremo insieme le nostre riflessioni, per poter renderci partecipi di storie vissute, di vite spezzate, di storie molto passate ma ancora vive, di storie più vicine a noi ma quasi dimenticate.

(Le lezioni hanno riguardato diverse discipline, e quindi il materiale è stato analizzato e discusso anche in contemporanea)

Convenzione dei diritti dell'Infanzia e dell'adolescenza

Articolo 2 Divieto di discriminazione
Tutti i bambini sono uguali. I governi si impegnano a garantire in qualsiasi momento i diritti a tutti i
bambini, anche se
·         provengono da un altro paese
·         hanno un altro colore di pelle
·         sono di sesso diverso
·         parlano un’altra lingua
·         credono in un altro Dio o non credono in
·         nessun Dio
·         hanno genitori che pensano in modo differente
  • dai tuoi, sono più o meno ricchi di te
  •  sono handicappati
Articolo 14 Ogni bambino può scegliere di professare una religione
Hai anche il diritto di credere nel Dio nel quale vuoi credere. Ci sono persone che credono in Allah, altre in Budda, altre ancora in Gesù Cristo oppure nel Messia. Ci sono persone
che non credono in nessun Dio. Nessuno ha il diritto di vietarti di pregare come hai imparato o di
partecipare alla messa alla quale vai con i tuoi genitori. Quando hai compiuto quattordici anni puoi
decidere se credere in un Dio e in quale. Scegliere di professare una religione si chiama libertà
di culto. I governi riconoscono il diritto dei tuoi genitori di accompagnarti e di educarti nel tuo
credo. Credere, pensare e dire ciò che vuoi può venire limitato soltanto se fai soffrire altre persone.
Articolo 38 Bambini in guerra
Ci sono paesi dove i bambini sono soldati e devono andare in guerra. Ma la guerra non è gioco, e ai
bambini deve venire risparmiato di parteciparvi come soldati. Quando in un paese c’è la guerra, i bambini, le donne e gli anziani hanno diritto a una protezione particolare.


1. Accadde ieri: storie della shoah

(in lingua ebraica השואה ), significa “desolazione, catastrofe, disastro”. Questo termine venne adottato per la prima volta, nel 1938, dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla Notte dei cristalli
 (9-10 novembre 1938).
Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa. Ciò spiega come la parola Shoah non sarebbe sinonimo di Olocausto, in quanto la seconda si riferisce allo sterminio compiuto dai tedeschi nei confronti di ebrei, omosessuali, comunisti, Rom, testimoni di Geova, dissidenti tedeschi e pentecostali, mentre la prima definisce solamente il genocidio degli ebrei.

La Shoah si sviluppò in cinque diverse fasi:
I. la privazione dei diritti civili dei cittadini ebrei;
II. la loro espulsione dai territori della Germania;
III. la creazione di ghetti circondati da filo spinato, muri e guardie armate nei territori conquistati a est dal Terzo Reich, dove gli ebrei furono costretti a vivere separati dalla società e in precarie condizioni sanitarie ed economiche;
IV. i massacri delle Einsatzgruppen (squadre di riservisti incaricate di eliminare ogni oppositore del nazismo nei territori conquistati dell’Ucraina e della Russia) durante le azioni di rastrellamento;
V. la deportazione nei campi di sterminio in Polonia dove, dopo un’immediata selezione, gli ebrei venivano o uccisi subito con il gas o inviati nei campi di lavoro e sfruttati fino all’esaurimento delle forze, per essere poi comunque eliminati. 


I campi di concentramento





Le immagini






















I brani che andremo a leggere:
- brani tratti dal Diario di Anna Frank

Particolarmente toccante un testo scritto da una classe quinta del Liceo Scientifico Donatelli di Terni dal titolo In memoria di una ragazza che










NOTTE SU BIRKENAU
Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo —
pallida come un cadavere.
E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione — fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’ oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.
È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.
Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.
Tadeusz Borowski, KL Auschwitz




Come sarebbe bella e buona tutta l'umanità se la sera prima di addormentarsi, ciascuno rievocasse tutto ciò che gli è accaduto durante la giornata e tutto ciò che ha fatto, tenendo conto del bene e del male nella sua linea di condotta!
Ci si sforzerebbe allora di correggerci e si attingerebbe la propria forza da una coscienza tranquilla.
 

Anna Frank








Se questo è un uomo
 “Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
    Considerate se questo è un uomo
   Che lavora nel fango
   Che non conosce pace
   Che lotta per mezzo pane
   Che muore per un sì o per un no.
   Considerate se questa è una donna,
   Senza capelli e senza nome
   Senza più forza di ricordare
   Vuoti gli occhi e freddo il grembo
   Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
  
   O vi si sfaccia la casa,
   La malattia vi impedisca,
   I vostri nati torcano il viso da voi.”

C'E' UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE
C'è un paio di scarpette rosse


numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

"Schulze Monaco"

c'è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buchenwald

più in là c'è un mucchio di riccioli biondi

di ciocche nere e castane

a Buchenwald
servivano a far coperte per soldati


non si sprecava nulla

e i bimbi li spogliavano e li radevano

prima di spingerli nelle camere a gas

c'è un paio di scarpette rosse per la domenica

a Buchenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo


chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini

li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l'eternità

perchè i piedini dei bambini morti non crescono

c'è un paio di scarpette rosse


a Buchenwald

quasi nuove

perchè i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.


Joyce Lussu

2. Un passato più vicino: le guerre balcaniche
Impariamo dal passato più vicino a noi, da storie che in qualche modo ci riguardano più da vicino, più vicino di quanto non pesiamo.

Il primo passo è stato ricostruire storicamente i fatti (ci siamo fatti aiutare dal libro di geografia). Qui per un approfondimento.



I ragazzi da soli hanno poi cercato delle testimonianze e le hanno relazionate alla classe.

Testi letti o da leggere:

- letture da Un piccolo diario di guerra di Stjepan Tomas
- pagine dal diario di Zlata Filipovic (dal quale voglio riportare un passo)

Alla fine ho letto un messaggio. Ecco cosa ho detto: «Improvvisamente, 
inaspettatamente, qualcuno sta utilizzando la violenza di una 

guerra che mi terrorizza per strapparmi in modo brutale dalle rive 

della pace, da splendide amicizie, dai giochi, dagli affetti, dalla gioia. 

Mi sento come un nuotatore che è stato costretto, contro la sua volontà, 

a tuffarsi nell’acqua ghiacciata. Sono stordita, triste, infelice e 

spaventata e mi chiedo dove mi stiano portando, mi chiedo perché 
abbiano portato via la pace dalle rive serene della mia infanzia. Accoglievo 
ogni nuovo giorno con allegria, perché aveva una sua bel
lezza. Ero felice di vedere il sole, di giocare, cantare, in poche parole 
avevo un’infanzia felice. Non ne desideravo una migliore. A poco 
a poco mi stanno venendo meno le forze; non riesco più a nuotare 
in queste gelide acque. Riportatemi quindi sulle rive della mia infanzia, 
dove avevo caldo, dov’ero felice e contenta, riportatevi anche 
tutti gli altri bambini che sono stati privati dei loro anni felici e a cui 
è stata tolta la gioia di vivere.





- altre testimonianze
“ Belgrado
Poi un giorno un negoziante che stava servendo Mirsada disse: - Siete profughi, non è vero?
Lei tenne duro. – No- Disse con fermezza – Nient’affatto. Siamo soltanto venuti a trovare mia sorella e suo marito. – Attese che la salsiccia che aveva ordinato venisse tagliata e incartata. Ma Asmir si accorse che mentre tirava fuori le monete le tremavano le dita. E non tornarono più in quel negozio Ogni giorno ci spingevamo più lontano.
Quando Eldar ebbe la tosse e lo portarono in ospedale, nella grande sala
d’attesa la gente li guardò con occhi ostili. E quando l’ infermiera pronunciò ad alta voce il nome di Eldar, l’uomo accanto a loro aggrottò la fronte, borbottando. Asmir si fece più vicino alla madre. Lei teneva la testa alta, ma, dal modo in cui gli stringeva la mano si capiva che era sconvolta. Il dottore che visitò Eldar era gentile, comunque Asmir sperò che non dovessero tornarci un’altra volta.
La nonna s’ innervosiva al pensiero di uscire e restava a casa con Eldar,
cercando di mantenere le due camere sovraffollate più pulite e ordinate
possibile (…) Asmir avrebbe voluto giocare nel parco vicino, e portarci Eldar. Gli dispiaceva per lui, rinchiuso tutto il giorno nel piccolo appartamento, dove non c’era neanche un balcone.
Quando glielo chiese, il viso di Mirsada si fece serio.
-Verrò con voi – rispose – Non potete andare da soli. E quando vi chiamo,
userò dei soprannomi.-
- Perché dobbiamo cambiare nome? – Asmir era perples so
- Perché i vostri nomi sono musulmani – rispose la mamma
Asmir si sentì pieno di paura e di rabbia. La guerra li aveva trascinati via
da casa. Li aveva separati dal loro papà. E adesso si stava prendendo il suo
nome e quello di Eldar”.
(C. Mattigley, Asmir di Sarajevo)











 Anche per Lumi vivere nella sua città natale è difficile da quando la comunità albanese è discriminata dai Serbi.
Gli appunti di Lum Dyla (Lumi), un bimbo albanese nato a Pristina, sono stati trascritti da due giornalisti francesi Genovefa Etienne e Claude Moniquet in forma di diario. Per Lumi annotare i suoi pensieri sulla carta è stato un modo di parlare, di raccontare, di tradurre in parole le emozioni e la paura provate in quei terribili venti mesi vissuti fra violenza, razzismo, odi secolari e bombardamenti fino alla fuga prima in Macedonia e poi in Francia.

“ Martedì 3 marzo 1998Quando penso al grand hotel sulla strada per la scuola rivedo la sua bellissima terrazza. Un paio di anni fa sono passato davanti alla terrazza con papà. Era estate e c’era un sacco di gente seduta ai tavolini. Molti mangiavano il gelato. Ho chiesto se potevo sedermi vicino a loro, ma papà m’ ha detto che non era possibile, già da anni, i serbi avevano licenziato tutti gli albanesi che lavoravano lì e gli albanesi non ci andavano più. - e poi- aveva aggiunto papà- sono sicuro che se anche entrassimo non ci servirebbero-. Comunque ho avuto lo stesso il mio gelato ma in un caffè del mio quartierein cui vanno solo gli albanesi e noi siamo di casa. Succede questo nel mio paese: viviamo gli uni accanto agli altri, ma non ci parliamo. Gli albanesi hanno amici albanesi, fanno la spesa nei negozi albanesi, e i serbi fanno la stessa cosa. E’ brutto, lo so, ma è così”.
“ Giovedì 25 marzo 1999Ieri la Nato ha cominciato a bombardare i serbi. ( … ) Durante la prima notte di attacchi della Nato ho cercato di restare sveglio. Ho anche detto alla mamma che volevo restare alzato tutta la notte per vedere la Nato che bombardava i serbi. Ma mi sono anche fatto una domanda: e se cadessero delle bombe su casa nostra, sul nostro appartamento? Perché il palazzo dove abitiamo è molto alto e noi abitiamo al dodicesimo piano. Ho chiesto a papà:- Come fanno quelli della Nato a capire dagli aerei quali sono gli appartamenti degli albanesi e quali quelli dei serbi?- papà mi ha spiegato. - non preoccuparti, le bombe della Nato sono bombe moderne, bombe intelligenti, capaci di trovare il bersaglio senza sbagliare…- Non sapevo che le bombe potessero essere intelligenti.”(L.Dyla, Il mio diario. La guerra a 7 anni)

Per chi volesse approfondire aggiungo una breve bibliografia con testimonianze di questa lunga guerra.


Lum Dyla, Il mio diario: la guerra a 7 anni, Le Vespe, 2002 
1°marzo 1998-agosto 1999, diario di Lumi bimbo kosovaro costretto a lasciare la 
su casa e il suo paese a causa della guerra…

Zlata Filipovic, Il diario di Zlata. Una bambina racconta Sarajevo, Rizzoli, 1994
Zlata ha undici anni quando esplode l’inferno a Sarajevo e, come tante coetanee, tiene un diario dove annota minuziosamente gli avvenimenti terribili che si trova a vivere, la sua rabbia davanti alla guerra e le sue speranze di un ritorno ad una vita normale.


Luigi Garlando, La vita è una bomba!, Piemme, 2002
Milan, un ragazzo di Sarajevo orfano a causa della guerra, viene adottato da genitori italiani. Attraverso il calcio rielabora i propri sentimenti.


Gaye Hicyilmaz, Il sorriso strappato, Buena Vista, 2002
Nina fugge dalla ex Iugoslavia in guerra, attraversa fiumi, si nasconde, fugge con una meta: arrivare in Inghilterra.
Christobel Mattingley, Asmir di Sarajevo, Mondadori, 1994
Asmir, piccolo musulmano di Sarajevo, fugge dalla guerra con la madre e raggiunge Vienna . Le pagine ci descrivono le difficoltà incontrate nel nuovo paese e l’angoscia per il padre rimasto in Iugoslavia…


Adriana Pedron Pulvirenti, I bambini di Hans, Città Nuova, 1998
Durante la guerra civile, un mercenario austriaco, Hans, smette di combattere e si dedica alla ricerca di bambini feriti o rimasti soli a causa della guerra.


Giacomo Scotti, Non si trova cioccolata, Pironti, 1993 Bim
Una raccolta di lettere di bambini scritte nel 1991 durante la guerra civile.


Stjepan Tomas, Una ragazza di Osijek, Signorelli , 1994
Diario di una ragazzina croata, nata e cresciuta a Osijek, una delle città devastate dalla guerra , iniziata nel 1991, fra Serbia e Croazia che vive, prima la difficile vita in una città assediata e poi la condizione di profuga in Austria.


Nenad Velickovic, Diario di Maja: un’adolescenza a Sarajevo, Editori Riuniti, 1995 Bim
Il diario di una ragazza bosniaca che vive l’inizio della guerra a Sarajevo nell’aprile 1992 rifugiata nel museo di cui il padre era direttore prima della guerra.


I lavori dei ragazzi
(cliccate sull'immagine)










8 febbraio 2013

IIA Arcinazzo: Libertà di religione 1

Lezione di storia
Contesto storico dal quale siamo partiti:
La riforma Protestante
L'Anglicanesimo e il Calvinismo
La Controriforma e il Concilio di Trento
1555 La pace di Augusta
23 - 24 agosto 1572 La notte di San Bartolomeo e i conflitti religiosi in Francia
1598 L'Editto di Nantes


Al termine dello studio di questi argomenti di storia apriamo una nuova finestra sul concetto di libertà: la libertà di religione.
Insieme ai ragazzi abbiamo fatto il punto sulla situazione di oggi:
- quali le religioni professate di più in tutto il mondo e in Europa?
- quali i paesi meno tolleranti o addirittura dove la religione diventa motivo di scontri e guerre?


Di seguito il materiale usato per la discussione in classe.
fornito da me a dai ragazzi

Le religioni più diffuse: analisi e confronti dei seguenti cartogrammi





Il primo passo è stata la lettura e il commento degli articoli della nostra Costituzione sull'argomento:
ARTICOLO 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ARTICOLO 19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
ARTICOLO 20
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Abbiamo poi parlato di alcuni tra i conflitti religiosi più cruenti e disastrosi della storia, alcuni dei quali ancora in atto, purtroppo. Abbiamo posto la nostra attenzione su alcuni di questi che riprenderemo durante le diverse lezioni di antologia, storia e geografia.



1. Irlanda del Nord: tensioni tra nazionalisti cattolici e unionisti protestanti;
2. Bosnia: tensioni tra maggioranza musulmana e minoranze cattolico-croate e serbe-ortodosse;
3. Kosovo: maggioranza albanese islamica contro minoranza serbo-ortodossa;
4. Ucraina: scontri tra cattolici uniati e ortodossi;
5. Repubbliche asiatiche ex Urss: scontri tra ortodossi e musulmani;
6. Cipro: nazionalisti turco-musulmani contro greci-ortodossi;
7. Libano: tensioni tra cristiani, musulmani e drusi;
8. Armenia turca e irachena: eserciti nazionali contro minoranza cristiano-armena;
9. Iran-Iraq: tensioni tra sciiti e sunniti;
10. Israele-Palestina: violenze tra fondamentalisti ebraici e islamici;
11. Egitto: attentati di fondamentalisti islamici;
12. Algeria: violenze di gruppi del fondamentalismo islamico;
13. Guinea: tensioni tra cristiani e musulmani;
14. Nige­ria: scontri tra musulmani e cristiani;
15. Ciad: tensioni tra musulmani e cristiani;
16. Sudan: regime islamico contro cristiani e animisti del sud;
17. Etiopia: violenze tra cristiano-ortodossi e guerriglieri musulmani;
18. Kenya: tensioni tra musulmani e cristiani;
19. Tanzania: tensioni tra islamici e cristiani;
20. Afghanistan: milizie islamiche dei talebani contro i mujaheddin;
21. Pakistan: scontri tra maggioranza musulmana e cristiani;
22. India-Pakistan: scaramucce tra un Paese induista e uno islamico;
23. India: indù contro musulmani e cristiani; sikh contro indù;
24. Sri Lanka: scontri tra buddisti e indù;
25. Cina: repressione dei buddisti in Tibet;
26. Cina: repressioni dei cattolici e della setta Falun Gong;
27. Bangladesh: tensioni tra musulmani e buddisti;
28. Birmania: tensioni tra maggioranza buddista e musulmani;
29. Thailandia: violenze tra buddisti e musulmani;
30. Filippine: scontri tra maggioranza cristiana e fondamentalisti islamici;
31. Indonesia: violenze tra musulmani e cristiani cinesi;
32. Timor Est: scontri tra musulmani e cristiani;
33. Isole Figi: tensioni tra cristiani e induisti.

I paesi dove i cristiani sono perseguitati

World Watch List 2013
La lista dei paesi dove esiste la persecuzione
 Oggi Porte Aperte ha pubblicato la World Watch List 2013, la nuova lista dei 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo. Senza ombra di dubbio, la persecuzione dei cristiani nel mondo è in crescita e si conferma l’islam radicale come la fonte principale (non l’unica) di tale persecuzione.
 La Corea del Nord è ancora al °1 posto per l’11° anno consecutivo. Si stima che tra 50.000 e 70.000 cristiani soffrano negli orribili campi di prigionia nordcoreani. Si registra un impressionante incremento della persecuzione in Africa, che giustifica l’entrata nella WWList di paesi come Niger, Uganda, Kenya, Tanzania e Mali (quest’ultimo addirittura diretto al 7° posto), oltre che la conferma in elevata posizione di stati come Somalia, Eritrea, Sudan e Nigeria.
 La Primavera Araba si è definitivamente tramutata in un inverno arabo per i cristiani. La guerra civile in Siria ha fatto salire questo paese dal 36° all’11° posto: molti cristiani, di fatto, sono stati presi di mira e costretti a fuggire. Ma peggioramenti si registrano anche in Libia, Tunisia, oltre che in Iraq.
 Fra i paesi che hanno fatto grossi balzi nella WWList vi è la Cina, che però scende dal 21° al 37° posto, registrando un netto e progressivo miglioramento della condizione dei cristiani cinesi.

Abbiamo visto alcuni video e abbiamo fatto insieme delle riflessioni


L'intolleranza religiosa nel mondo: dopo il riferimento alla Dichiarazione dei Diritti Umani, le immagini da tutto il mondo, senza distinzioni geografiche, dove l'intolleranza religiosa raggiunge livelli spaventosi, dalla persecuzione alla tortura all'omicidio.





Tolleranza: questo il breve filmato che riassume in sé, in modo metaforico tutte le discriminazioni e le guerre di religione; l'uomo ha bisogno di credere, per rispondere alle sue domande, per consolazione, ma poi finisce col credere che la sua Risposta sia l'unica, la migliore. L'unica cosa che decide di fare è di fare guerra a chi non la pensa come lui. Ho chiesto ai ragazzi quale potesse essere la soluzione, due le risposte importanti: LA TOLLERANZA E IL DIALOGO. Chiedo: "Cosa significa dialogare?", risposta: "Parlare ma anche ASCOLTARE".




Strangers (estranei): questo forse il video più toccante, lo spiego passo dopo passo ai ragazzi, che, di seconda media, hanno ancora idee confuse su arabi e palestinesi. Il video li ha particolarmente coinvolti, in questo breve filmato c'è la risposta ad anni di guerre, la stessa risposta che loro, i ragazzi, mi hanno dato prima: pace, solidarietà, ascolto, aiuto, rispetto, tolleranza, ... uniti dallo stesso destino, non si deve combattere quello che ha un'altra religione, ma quello che non rispetta l'uomo in sè, la persona, l'essere umano.





I ragazzi hanno poi fatto un elenco di parole utili alla discussione: intolleranza, discriminazione, apostasia, blasfemia, sciiti, sunniti, fondamentalismo...




Compito dei ragazzi sarà di cercare testimonianze concrete, articoli di cronaca, sull'intolleranza, la persecuzione o la guerra per motivi di religione. Riferiranno in classe e poi.....















5 febbraio 2013

IIA: I "valori" legali e illegali



“Non vi è granello di polvere, cellula o elettrone nell'universo che con le sue vibrazioni non sia collegato a tutto l'universo...Nonostante le apparenze la separazione non esiste, è un'illusione, nulla e nessuno è separato. Anche se non ne siamo consapevoli, tutto il nostro essere è continuamente collegato a tutto il cosmo. Quando facciamo del male agli altri, anche se al momento non lo avvertiamo, facciamo del male anche a noi. Viceversa, quando facciamo loro del bene, lo stesso bene lo facciamo anche a noi…nella coscienza dell’unità è il fondamento della vera morale”.

(O. M. Aïvanhov)



"La nostra società si preoccupa dei ragazzi ma non se ne occupa. Invece dovremmo dare una mano ai giovani a colmare la vita... di vita!"

"Oltre l' IO c'è un NOI [...] ogni  conquista individuale è strettamente legata al contributo che sappiamo dare al bene comune"
     
"... la legalità può e deve essere anche un gioco da ragazzi, cioè qualcosa che tutti, a cominciare dai più giovani, siamo chiamati a costruire giorno per giorno, attraverso scelte consapevoli e comportamenti coerenti.

La legalità non è frutto solo della lotta alle mafie, che pure resta un aspetto fondamentale, ma nasce dal contrasto a tutte quelle forme di corruzione, abuso e privilegio che delle mafie sono la premessa.

Nasce da politiche attente ad affermare i diritti e la giustizia sociale.

Nasce dall’educazione, dall’informazione, dall’investimento culturale.

Nasce dalla nostra adesione sincera ai principi della democrazia, e dalla capacità di metterci concretamente in gioco per realizzarli, sconfiggendo ogni tentazione d’indifferenza, rassegnazione, delega. "
 don Luigi Ciotti





"Ciascuno di noi è chiamato a prendere coscienza dell'importanza delle sue azioni per l'intera collettività"

"legalità è il frutto del modo di pensare e delle scelte concrete di ciascuno di noi e della società nel suo insieme ed ogni nostro comportamento, ogni scelta politica, ogni fatto che accade possono influire sul livello di legalità."





Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria




Introduzione al concetto di importanza della legalità: 
lezione di riflessione e confronto
Abbiamo letto insieme ai ragazzi un brano di don Luigi Ciotti, fondatore dapprima del Gruppo Abele, come aiuto ai tossicodipendenti e altre varie dipendenze, quindi dell'Associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia; il brano era tratto dal testo Etica e politica (inserito nella loro antologia), ci è servito per poter introdurre l'importanza del concetto di legalità.

Non basta infatti dire che le leggi si devono rispettare, non basta imporre, non basta neanche conoscere le leggi, ammesso che tutti le conoscano, importante diventa farle proprie, viverle ogni giorno, ma soprattutto capirne il perché, tutte le implicazioni.

A scuola, soprattutto nelle classi prime, si esordisce sempre con famosi decaloghi, che poi diventano lunghi elenchi di regole di classe da appendere alle pareti. Il concetto più importante da apprendere è il perché delle regole, il cosa succede se io non le rispetto, il cosa significa e comporta non rispettarle, ma anche cosa succede alla mia classe, alla mia famiglia o alla mia società se io non le rispetto.
Come la mia scelta è legata alla vita di tutti? 

Ho chiesto ai ragazzi che cosa succederebbe se parlassero sempre tutti insieme, la loro risposta è stata: non ci ascolteremmo, non riusciremmo a comprenderci, nessuno infine riuscirebbe a dire quello che vuole e verrebbero meno le regole della democrazia e della libertà, senza contare il fatto che non avremmo imparato niente.
Ora, dare questa spiegazione è stato utile per comprendere una regola, per sottolineare come il rispetto di una semplice regola abbia coinvolto: me, l'altro, la mia libertà di espressione quindi i miei diritti, la mia possibilità di confrontarmi e imparare dall'altro.

Nel brano di don Luigi Ciotti si descriveva la società attuale in modo piuttosto pessimistico, una società protesa al raggiungimento del potere, della ricchezza, dell'apparenza e del bene individuale. In questa società calpestare la legalità potrebbe diventare una scelta scontata e di nessuna importanza.


Abbiamo poi parlato delle varie forme di illegalità. Avevo chiesto ai ragazzi di fare una piccola ricerca con dizionario alla mano su una lista di termini che abbiamo chiamato il lessico dell'illegalità. Si trattava di crimini di ogni tipo, ne abbiamo discusso insieme, chiarendo diversi dubbi e poi ho fatto loro un esempio.

Immaginate che io vada in vacanza in una importante città, sto passeggiando e mi viene voglia di comprare una cartolina; il negozio è strapieno, allora, senza pensarci due volte, esco e mi metto in tasca una delle cartoline sull'espositore.
Ho rubato. 
Posso definire il mio gesto meno illegale di ... un furto in una banca?
A cosa non ho pensato commettendo il furto?
Io, che persona sono? in cosa credo? penso agli altri o solo a me stessa?
Quali sono le conseguenze della mia azione?

Esempio calzante per spiegare che il gesto illegale è illegale e basta, può essere più o meno grave, ma tale resta; ho poi esagerato sulle conseguenze del mio gesto, il furto di una cartolina è poi diventato un'offesa al sogno dell'uomo delle cartoline, un'offesa al suo onesto lavoro, ai suoi guadagni per mantenere una famiglia, il cattivo esempio dato a causa del quale un passante si è sentito libero di rubare anche lui una cartolina ... e la discussione è andata oltre.

Siamo poi andati ai fatti.
Ho assegnato ad ognuno dei ragazzi un articolo di cronaca legato ad una cattiva azione o reato specifico; dopo averlo letto attentamente ognuno dovrà rispondere alle seguenti domande:

- quale reato è stato commesso? descrivilo
- quale è la regola, scritto o no, che è stata trasgredita?
descrivi chi ha trasgredito, soprattutto il carattere e gli atteggiamenti e quelle che secondo te sono le sue idee e convinzioni
- identifica la vittima, secondo te come si è sentita? descrivi il suo stato attraverso riflessioni e usando molti aggettivi
- quali potrebbero essere le conseguenze di tali episodi?

I primi confronti in classe dopo la lettura degli articoli. Devo dire che le loro riflessioni sono state molto profonde e interessanti. Bravi ragazzi!

Affido alle nostre pareti lo stato dei lavori, ancora dobbiamo lavorarci su un po'. Ho voluto dedicare molto spazio alla riflessione e al dialogo.









ps la mano é di Giacomino ;-)

i ragazzi hanno aggiunto altre parole ai due cartelloni ...


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’ è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca, da “Opera sull’ acqua e altre poesie”




Primo lavoro legato a quest'attività:

I ragazzi stanno preparando un'intervista sulla legalità da fare ad alcuni membri della loro piccola comunità. Le domande sono state raccolte e ordinate nel Wiki; i ragazzi hanno poi stilato un elenco di persone alle quali porle, tipologie di persone, come persone ben identificabili (per esempio il loro sindaco); si sono divisi in gruppi ed ogni gruppo avrà il compito di scegliere le domande adatte, tra le numerose scritte, per i loro interlocutori.


Altra attività invece sarà la stesura di un testo particolare lavorando ancora sui valori dell'identità e più precisamente utilizzeremo la figura retorica della prosopopea o personificazione e faremo parlare direttamente i valori.
Qui un esempio di prosopopea al quale ci ispireremo, parla il silenzio


"Il Silenzio"

Mi presento: sono il Silenzio. Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola. Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E’ contrario al mio carattere schivo e riservato. Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza! Ecco, quindi, qualcosa di me. Intanto le mie origini sono assolutamente nobili. Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante. Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto! Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore! Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano! Io, invece, sì. Io sono un’officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa. Io sono come l’uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no? Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati. Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte. No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità. Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle. Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia. Io sono il sentiero che conduce al paese dell’anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio! Ecco qualcosa di me. Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere. Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole: Custoditemi e sarete custoditi! Proteggetemi e sarete protetti!
Dal vostro primo alleato "Il Silenzio".