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Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.
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6 febbraio 2014

Addio, monti sorgenti dall'acque

IIIA Arcinazzo Romano
a.s. 2013/14

Questa volta abbiamo lasciato parlare il testo.
Non tirava un alito di vento; il lago giaceva liscio e piano, e sarebbe parso immobile, se non fosse stato il tremolare e l'ondeggiar leggiero della luna, che vi si specchiava da mezzo il cielo. S'udiva soltanto il fiotto morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido, il gorgoglìo più lontano dell'acqua rotta tra le pile del ponte, e il tonfo misurato di que' due remi, che tagliavano la superficie azzurra del lago, uscivano a un colpo grondanti, e si rituffavano...



Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; torrenti, de' quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio!


Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi monti.

Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell'avvenire, e n'è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que' monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l'immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno!

Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l'animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov'era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l'amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande. Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia, e poco diversi i pensieri degli altri due pellegrini, mentre la barca gli andava avvicinando alla riva destra dell'Adda.






Dopo una molteplice lettura e spiegazione del testo abbiamo svolto le seguenti attività:

1. riscrittura del monologo interiore di Lucia

2. testo:
Sei costretto ad abbandonare il tuo paese, sei un emigrato. Scrivi un addio simile a quello scritto da Manzoni; nel testo dovrà emergere il tuo stato d'animo, i motivi che ti costringono a partire e ovviamente a chi e cosa dici addio.
Il testo dovrà essere poetico e commovente "come" quello di Manzoni. Puoi scegliere di essere un emigrante italiano o no, puoi scegliere qualunque periodo storico avvalendoti quindi degli argomenti di attualità affrontati a lezione o del libro di storia (mi raccomando notizie e riferimenti precisi).
Il testo dovrà essere almeno di 60 righe.




Addio stanza mia, che sei cresciuta con me, hai sopportato le mie lacrime ed i miei sorrisi; addio uccellini, che mi svegliavate ogni mattina con il vostro cinguettio; addio, mia adorata chiesa, che mi hai sempre aiutata nei miei momenti più duri; addio anche a te, venticello, che con la tua freschezza mi abbracciavi ogni giorno; addio voglio dirlo anche a te, frate, che non hai svolto il tuo compito: io ti capisco. Addio cielo azzurro, che mi hai sempre protetta e tenuta al sicuro. Grazie.
Vi saluto tutti svogliatamente, ma devo farlo; forse lì, chissà, troverò la mia vera felicità, troverò un posto che mi terrà al sicuro da tutto questo male che ci sovrasta, che sovrasta il mondo.
Io ve lo prometto, un giorno tornerò a trovarvi prima della mia morte. Chissà se verrò sola o con la mia famiglia. Anche il mio cuore non vuole andare via, batte talmente tanto forte come se volesse dirmi “Fermati, restiamo qui”. Lo stesso fanno i miei occhi, vogliono vedervi ancora.
La vita è questa, l’accetto. Ma per concludere voglio dire addio a te, uomo, che hai rovinato la mia umile esistenza, hai mandato all’aria tutti i miei progetti. No, io non ti odio, ma qualcuno prima o poi te la farà pagare!
Elisa


Mentre la barca si avvicina alla riva destra dell’Adda, penso tra me e me quanto mi mancherà il mio adorato paese, la mia casa…
Mi mancherete monti illuminati di mattina dal bagliore del sole; mi mancherete torrenti rumorosi ed anche voi mi mancherete ville sparse qua e là.
Quanto sono triste.. Bè, penso sia normale, perché io sono cresciuta qui in mezzo a tutta quest’emozione, a questo stupore ed è una cosa inconcepibile andare lontano per via del solito mascalzone di Don Rodrigo, però non posso farci nulla. Devo solo andare via e accettare la realtà.
Mi mancherai casa natia, in cui avrei voluto proseguire la mia vita, seguendo il mio futuro e i miei sogni che ho desiderato e immaginato sin da bambina; mi mancherai casa ancora sconosciuta, nella quale la mente immaginava un soggiorno tranquillo e amoroso; mi mancherai Chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno e tranquillo nonostante tutte le disgrazie, perché Dio c’è sempre stato per me, mi ha sempre protetta anche se a volte ne dubitavo.
Dico addio a tutto ciò per cui ho sempre combattuto fino ad oggi. Dico addio all’unica mia ragione di vita: il mio adorato paese che ahimè devo lasciare con molta angoscia e con poca speranza di una vita migliore.
Addio paese tanto amato. Mi mancherai tantissimo! Ti porterò per sempre nel cuore, giuro.
Ti prometto che ritornerò. Sì, proprio così. Ti assicuro che in qualche modo ritornerò, troverò una soluzione. Ma per ora questa è l’unica cosa che devo fare. Addio.   

Lucia 

Addio miei cari monti, per me lasciarvi è un dolore al cuore, ma ne sono costretta, come farò?Non conosco nessuno che mi aiuti in questo cammino, io sono nata tra le vostre braccia e invece ora vi devo lasciare. Non pensavo di lasciarvi così, anzi non ci avevo mai pensato, credevo che sarei rimasta al sicuro sulle vostre grosse spalle, invece adesso ... mi sento sola, isolata e molto triste, come vivrò senza la vostra bellezza che vedevo ogni giorno? Sono molto affezionata a voi ma ora che vi lascio, sembrate ancora più belle e più speciali, capisci le cose migliori e indispensabili nella tua vita quando le perdi. Ancora non vi lascio e già vorrei sbarcare sui vostri piedi freddi, gelati dal refrigerio dell'acqua. Lascio voi, il mio unico rifugio e voi l'unico luogo sicuro dove mi sono sempre trovata bene e al sicuro, invece ora mi imbarco verso luoghi sconosciuti dove sarò in continuo pericolo. Saluto la mia futura casa dove sarei vissuta con il mio amato per l'eternità e la mia amata chiesa dove si sarebbe dovuto celebrare il mio matrimonio, addio!
Nicolò


Perché, perché che cosa ho fatto per meritarmi questo? Ero solo una ragazza innamorata che voleva unirsi in matrimonio con il suo amato. Si merita questo se si crede nell'amore di Dio Padre Onnipotente?... Ed ecco che mi ritrovo ad abbandonare il mio paese natale, dove son cresciuta, dove ho amici, parenti, persone che mi vogliono bene, che mi conoscono e ad abbandonare soprattutto la mia casa.
Beh, se veramente esiste Dio io non sono qui, è solo un brutto sogno o forse è realtà perché come sempre dietro a tutto c'è un uomo che mi corteggia, ma io non accetterò mai il destino del nostro matrimonio, Renzo mio, nessuno potrà impedirci di stare insieme eternamente.
E ancora ripenso a quel che ho passato in quel bel paese di montagna. Mi ricordo la prima volta che ti vidi: mio Renzo sei tutto per me;non puoi scomparire così dalla mia vita! E io non posso scomparire da lui e dal mio e suo bel paese:con quelle montagne, con delle belle pianure, con quei ragazzini che giocano in quel bel prato ogni ora.
Perché questo succede sempre ai buoni e i cattivi giocano nella loro tana senza alcun disturbo? Non sarà l'ultima volta che lo vedrò questo paese. Lotterò per tornarci.

Addio!!!
Giorgio

Addio ai monti Questa sera la luna illumina il lago che è cosi tranquillo , l'aria è calma e c'è un’ atmosfera dolce. Tutto questo è così diverso da come mi sento. Sono sconvolta. Nessuno di noi parla , ognuno è assorto nei propri pensieri. Ecco i monti, i villaggi, le case!Il palazzotto di Don Rodrigo si vede benissimo, sembra un mostro in mezzo a una compagnia silenziosa. Ho i brividi solo a guardarlo! Riesco a vedere il mio caro paesello, qui ho vissuto tutta la mia vita, gioie e dolori. Oh! La mia casetta, si riesce a intravedere la finestra della mia camera, sto fuggendo da tutto questo ,non posso credere che lo sto facendo. Forse la mia vita poteva andare diversamente chissà! Piango perché lascio una parte di me, la mia gioventù vissuta qui e tutto quello che ho passato. Ora cosa mi aspetta non so ,come sarà la mia vita d'ora in poi!? Avrò un po’ di pace, riuscirò a godermi la vita con la persona che amo!?...spero di si!!

Nico


Io  dico addio a tutti quanti voi, amici miei, perché mi siete sempre stati vicino nel momento del bisogno. E a voi monti, fiumi, case, alberi e non di tutti quanti i luoghi della mia città.
Certo è veramente cattiva questa cosa che ha fatto Don Rodrigo nei miei confronti e in quelli di Renzo. Mi ha praticamente perseguitata per tutto il paese senza mai capire che io non lo accettavo; eppure, testa dura com'è non lo ha voluto capire!
Perfino quando mi sono innamorata di Renzo lui non ha mai smesso un solo attimo.
Facendo così in modo da non lasciarmi vivere la mia vita.
Neanche un futuro matrimonio lo ha fermato, anzi, quella serpe è riuscita addirittura a fare in modo di annullarlo corrompendo quel prete fifone di Don Abbondio.
Io e Renzo le abbiamo provate tutte; ma niente da fare... Don Rodrigo è troppo testardo, se lui si mette in testa di fare una cosa, quella cosa si deve fare sempre e comunque.
Alla fine quindi io e Renzo eravamo talmente stanchi di quell' uomo che siamo stati costretti a scappare dalla nostra città, che non rivedremo mai più e tutto per colpa sua.

Emanuele


Eccomi qui, vado via lasciando il mio bel paese, come farò? Chi mi aiuterà?
-Sarò sola in quella città,ma porterò sempre con me il vostro ricordo, miei cari monti.
-Ma dai Lucia, non sarai sola, troverai conforto in tua madre e nelle suore!
-Ma no, no non voglio lasciare la mia amata terra, le mie montagne, voglio rimanere a casa.
-Fatti forza Lucia, vedrai che tornerai più forte e gioiosa di prima, prendi esempio da chi parte per trovare un futuro migliore.
-No, no rimango perché voglio comprare quella casa tanto desiderata per viverci con Renzo!
-Ma dai Lucia vedrai che il signore ti sarà vicino nel cammino, Lui non tradisce mai i suoi figli.
Forza … coraggio … addio monti cari.

Giulia


Non ci posso credere! Ormai sono una donna senza speranze, la mia vita è completamente buia, priva di luci. Credevo di poter vivere in piena felicità con il mio amato Renzo, ma questo non è possibile, per ora o forse anche per sempre non potrò crearmi una mia famiglia. Lasciare il mio amato paese, tutti i miei conoscenti le mie abitudini … beh sarà una schifezza! Con questo carattere freddo, timido non ho il coraggio di fare un bel niente. Non so nemmeno difendermi. Mi faccio del male da sola, se non avessi questo caratteraccio di sicuro oggi starei nella mia casa, con la mia famiglia e con il mio amato. Quanta malinconia che c’era su quella maledetta barca, sono riuscita a vedere il palazzotto di Don Rodrigo, la mia piccola casuccia, c’era un silenzio davvero triste! Si capiva che dentro di me c’era solo il vuoto …

Caterina


Che tristezza, mi vien da piangere ma non posso farlo, cosa penserebbe Renzo? Cosa penserebbe la mia cara madre? Di sicuro si preoccuperebbero ed io non voglio farli stare male come sto io, loro già hanno sofferto abbastanza!
Non posso credere che me ne sto andando, non posso credere che c’è il rischio che non rivedrò più questo splendido paese, non posso credere a tutte le cose che mi stanno succedendo in questi ultimi giorni. Sono sempre più confusa e la mia vita da quando mi sono fidanzata con Renzo sta cambiando. Io sono sicura di amarlo? Oddio, ma che dico? Sto delirando, non posso sentirmi, come faccio a farmi venire dei dubbi su questo?  È ovvio che io amo Renzo, lui è la persona più buona e dolce che abbia mai incontrato e insieme possiamo superare qualsiasi difficoltà, perché non c’è niente di più forte del nostro amore!
Gabriele





E chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato così? Ed io che speravo in quest’epoca bella. La fame, il lavoro che non c’è più. Ed io i miei figli come li cresco? Non li ho messi al mondo per farli morire di fame, devono crescere sani come me, devo dare loro quello che i miei genitori hanno dato a me. Ma questo non posso farlo qui, qui non posso fare niente o meglio, non c’è possibilità di far nulla. Partirò, scalerò le montagne, attraverserò fiumi, mari in tempesta, ma devo farli mangiare.
Quando sarò lì e troverò lavoro in quella terra lontana, gli invierò dei soldi affinché possano vivere dignitosamente. Ormai questo Paese è diventato un cane randagio, solo, abbandonato, dove è difficile arrivare a domani, trovare un pezzo di pane.
E così, con questo cuore che urla e piange dico addio a voi figli miei, che non state crescendo come invece dovreste: io no, non vi sto abbandonando, sto andando in un posto migliore di questo per voi e papà vi promette che un giorno tornerà qui, in questo atomo opaco del Male e vi porterà con lui.
Addio moglie mia. Scusa se ti sto lasciando sola con nostri figli, ma cosa devo fare? Devo restare qui ed aspettare ancora con la speranza che, un giorno, la situazione migliori? No, io non ce la faccio più, non possiamo restare fermi come mummie mentre sotto i nostri occhi i nostri figli si disintegrano. Scusami ancora, ma posso e devo fare solo così. Fuggire è l’unica speranza che mi rimane.
Addio campi miei, anche voi state morendo pian piano: sto andando via anche per voi, per farvi rinascere.
Addio casa natia, che mi hai ospitato fino ad ora: lascio a te il compito di proteggere da tutti questi problemi la mia famiglia, affinché non soffra la fame.
A voi, vertici di questa piramide maledetta che non siete riusciti a farci uscire da questa situazione, che ve ne state fregando e per voi, per voi, noi uomini dobbiamo lasciare le nostre famiglie sole, addio!
Ed infine voglio salutare te, mia Patria che abbiamo sempre difeso, anche se non sei stata in grado di darci quello che a noi serviva: ma non è colpa tua, è colpa di chi ti ha tra le mani. Ti difenderò anche da laggiù perché tu fai parte di me.
È arrivata l’ora di partire, anche il cielo piange, ma dobbiamo andare, devo andare. Un giorno ci ritroveremo perché come Dio ci ha messo qui, un giorno ci farà ritrovare.
Elisa

Ponza, 1898
E’ scoppiata una rivolta a causa dell’aumento del pane e della farina che si terrà a Milano, solo perché il governo di oggi non è in grado, è incapace di rimediare alla crisi economica. Fra qualche ora, io ed il mio esercito, guidato dal nostro generale agli ordini del governo, prenderemo a cannonate la folla. La questione però non mi garba: sicuramente provocheremo una strage, uccideremo molti uomini e di conseguenza distruggeremo il maggior numero di famiglie innocenti ed infine noi cosa ci ricaviamo? Quale sarà la nostra soddisfazione? Nessuna. Si, proprio così. Nessuna soddisfazione. Come al solito d'altronde…
Il fatto che mi fa veramente rabbia, la cosa che mi brucia tanto è dover lasciare la mia dimora, la mia amata casa in cui sono cresciuto ed il motivo per cui ho sempre combattuto fin ad ora.
Addio nido famigliare, che mi hai sempre accolto con le braccia spalancate, che mi hai sempre difeso e sostenuto nonostante la mia posizione; addio nido in cui sono cresciuto in tutto questo tempo, in tutti questi anni; addio montagne luminose grazie al bagliore del sole, che le accoglieva come una madre accoglie il proprio figlio nelle sue calorose braccia; addio scuole in cui ho trascorso i migliori anni della mia vita, in cui ho trascorso la mia difficoltosa infanzia nel miglior modo, per un minimo d’istruzione e di educazione; addio luoghi solo miei, accoglienti e amici. È incredibile. Ancora non realizzo che sto per lasciare il mio paese, la mia Ponza, la mia unica ragione di vita, la mia storia, l’unica cosa che mi appartiene e so che sarà per sempre mia anche se sarò molto lontano.
Sono troppo nervoso e a dir la verità è la prima volta in tutta la mia vita.
Non voglio farlo però purtroppo devo farlo. Mi mancherai nido mio… Mi mancherai! Spero che ti rivedrò presto, ma ne dubito.
 
Lucia


Addio mio bel paese, che mi hai visto crescere giorno per giorno e hai ascoltato le mie gioie e le mie sofferenze. Addio mia cara madre,che mi hai sostenuto per tutto questo tempo e mi hai curato soprattutto quando stavo male. Addio mia cara sorellina, per me è un dolore lasciarti, prenditi cura di nostra madre  come abbiamo fatto fino ad ora, un giorno tornerò e anche se ogni giorno litigavamo, spero che ti ricorderai di me. Addio miei cari amici ,con cui ho giocato per più di quattordici anni, mi avete sostenuto nella cattiva e nella buona sorte. Addio alla mia giovinezza, che io lascio tra le tue braccia, perché so che dopo essere arrivato, diventerò grande. Lascio qui la mia felicità ,che ho provato quando giocavo insieme ai miei amici e il dolore che provavo quando sbattevo la testa  e quando mi facevo male. Non vorrei partire, ma purtroppo sono costretto ,il lavoro qui manca e me ne devo andare in un posto lontano per cercare nuove opportunità e una nuova speranza per il mio futuro. Anche se me ne vado, qui lascio il mio cuore, ma non nell'aria, dove dopo qualche minuto se ne andrà, ma nei cuori di tutti coloro che mi hanno voluto bene e mi hanno rispettato per quello che sono e non per quello che loro vorrebbero che io fossi. Grazie!
Nicolò


Addio mia Bosnia! Mia casa! Mio rifugio! Sono in una barca con altre persone con la mia stessa storia, storia crudele e ingiusta che se la prende con i più deboli. Lascio la Bosnia per motivi crudeli e indescrivibili: per paura, paura di chiudere gli occhi per sempre a causa di un soldato senza cuore o sentimenti.
Per me la Bosnia era tutto, tutta la mia vita; mi sento impotente così tanto perché non sono riuscito a rimanere lì né io, né la mia famiglia, forse ci chiamerete codardi ma non siamo riusciti a rimanere. Come vivresti tu se ti venisse tolta la tua casa e la tua vita, in un Paese che fa di tutto pur di offenderti o cacciarti? Non ho bisogno di una risposta perché questa è la mia vita!
Spero di trovare lavoro, casa; e di vivere con tranquillità con la mia e cara, unica cosa che mi è rimasta della Bosnia: la mia famiglia.
Chissà come verremo accolti in Italia …
Quando ero in Bosnia ero sempre sorridente e felice anche se non sapevo se il giorno dopo avrei riaperto gli occhi. Adesso che sono in viaggio per questo futuro ignoto che mi libera dalla guerra, invece di essere felice sono triste, malinconico e addolorato perché ho lasciato lì la mia vita senza averne preso qualcosa.
Mi ricordo le estati a cantare con i miei amici, i nostri cantanti preferiti in Piazza e a giocare ad acchiappa fulmine; ricordo che facevo sempre arrabbiare mamma perché ogni volta che giocavo a calcio mi strappavo i pantaloni che erano già stati ricuciti… ricordo il mio quartiere in cui mi conoscevano tutti e la mia bella e solitaria casa arroccata sulla montagna, il mio gatto che appena riconosceva il mio fischio veniva a mangiare, a giocare e a rincorrermi sul verde del mio cortile davanti casa, ricordo il campetto in cui ho segnato il più bel gol della mia vita, almeno  fino ad ora.
Ricordo il mio libro sognato, le sue prime pagine sulla scrivania della mia camera ormai piena solo di ricordi, intoccabili e troppo vecchi per tornare indietro con la mente.
Ricordo il poster del giovane Pjanic con le orecchie agli angoli, appiccicato al muro mentre tira un rigore, e ricordo quando per imitarlo prendevo la sua stessa posizione e lo imitavo.
Ricordo i due miei palloni nel garage, bucati da due colpi di mitragliatrice, la stessa che uccise mio padre.
Più ci allontaniamo dalla Bosnia più i ricordi si fanno sempre più vaghi e più ci avviciniamo all’ Italia più sento la speranza di un futuro migliore. 

Giorgio

E mi ritrovo qui … seduta ai  bordi di questa piccola barca sporca e rovinata dal mare in tempesta  che, con angoscia e dolore, penso a tutto quello di più bello che mi sto lasciando alle spalle.  Mi lascio alle spalle il mio piccolo paese dove sono nata, dove ho passato tutta la mia infanzia e dove ho passato dei momenti stupendi, anche se delle volte anche dei momenti bruttissimi che però vale la pena ricordare. Perché in fondo i ricordi sono questo: i ricordi sono tutta una vita, sono l’unica cosa che rimane per sempre  e non se ne va mai, sono nell’anima e penso che sia proprio per questo che bisogna lasciarli vivi nella mente, ma soprattutto nel cuore. Mi lascio alle spalle la mia casa, la mia bella casa dove sono cresciuta e sono diventata  questa grande donna senza neanche accorgermene. Lascio una grandissima parte del mio cuore che non se ne vorrebbe andare, vorrebbe restare qui, restare nel suo piccolo paese che per lei è già qualcosa di grande, vorrebbe restare qui e sentirsi libera ugualmente …  Ma purtroppo questa enorme parte del mio cuore è costretta ad andare via insieme all’altra e lasciare tutto quello che aveva di più bello. È costretta a farlo perché purtroppo la sua Patria non può offrirgli il futuro che lei vuole e desidera. “Costretta” è questa la parola giusta, costretta, costretta, non faccio altro che sentire questa orribile parola rimbombarmi nella testa. Ancora non riesco a credere che sto lasciando tutto quanto solo per colpa della società ingiusta che regna nel mio Paese. Ma forse d’altronde è giusto così, mi convinco che è giusto così, ma forse  lo dico solo per me stessa e per cercare di evitare il dolore che mi sta sovrastando. La società non è in grado di andare avanti ed  è soprattutto per questo che me ne vado.. me ne vado perché nel mio paese purtroppo sono sicura che non potrò avere un buon futuro soprattutto perché non c’è lavoro e si sa che senza lavoro non ci può essere futuro. Mi fa male anche solo pronunciarle queste parole … Ma purtroppo so che questa è la realtà e devo accettarla cosi com’è. Lascio tutto e tutti: la mia camera, dove ho incontrato la mia anima e ho parlato con il mio amato specchio che ha saputo darmi consigli e allo stesso tempo grandi frustrazioni, lascio la piazza più bella del mio paese dove ho giocato, scherzato e condiviso le più belle emozioni della mia adolescenza, lascio gli alberi, i fiori e tutte le bellissime piante che erano come dei compagni di viaggio nelle mie lunghe passeggiate nei pomeriggi di primavera, lascio il sole caldo della mia terra che mi illuminava nelle giornate d’estate e lascio anche la luna che mi faceva compagnia nelle notti buie. E infine lascio tutti i miei amici e compagni del paese che mi hanno saputo conoscere, comprendere e aiutare nei momenti più difficili e tristi … E li ringrazio per tutto quello che hanno fatto per me, li porterò per sempre nel mio cuore, anzi no nella mia anima, perché un giorno il cuore non batterà più, ma l’anima resterà in eterno, nel grande spazio infinito e loro mi accompagneranno in questo nuovo viaggio. Concludo con la grande e forte speranza che vada tutto per il meglio e che un giorno finalmente possa tornare ad essere felice e libera nel posto in cui ho sempre sognato di stare, di rimanere: casa mia!
Camilla

Credo che sia giunta l’ora, si sta facendo giorno e devo proprio andare; mi sono svegliata un’ora prima, proprio per passare più tempo nella mia casuccia, ma sembra che quest’ora sia proprio volata via come farò io tra non molto.
Eh, sì stavolta mio padre ha deciso e non cambierà di certo la sua decisione, non è come le altre volte che diceva di andare via, invece non ce ne andavamo mai, questa volta è quella e basta!
Abito in un piccolo paese della Cina e questa è proprio la mia disgrazia, perché in Cina ci sono dure tradizioni e mentalità: le bambine femmine non sono ben accolte e quindi devono essere uccise o nascoste; e mia madre due giorni fa ha partorito proprio una femminuccia e mio padre non vuole perdere anche questa figlia visto che ne ha perse già tre. Quindi vuole partire e andare in Italia.
Ma io NON VOGLIO! No, non voglio! Solo a pensarci mi vien da piangere,da urlare e da gridare a tutto il mondo che questo è il mio Paese. Il Paese che mi ha visto nascere,crescere e voglio che sia il mio Paese  che mi deve vedere morire; morire felice,contenta e magari fiera di essere vissuta qui, in un posto che per me è come un castello, che mi far star bene e in cui mi sento protetta.
Però NON POSSO restare! E per la prima volta, anche se non voglio dirlo,devo salutare il mio Paese, ma non voglio farlo con un addio, lo faccio con un semplice Ciao, perché il mio cuore mi dice che un giorno quando sarò più grande tornerò. Te lo prometto dolce Paese,anzi te lo giuro!
Non sono mai stata così triste in vita mia,desidererei morire proprio ora,così realizzo il mio sogno quello di morire nella mia amata Terra.
Prima di partire però vorrei salutare ciò che per me è caro.
Ciao fiume,che ogni mattina alle cinque con il tuo lieto rumore mi svegliavi,mi facevi alzare dal letto e mi portavi alla finestra, dove che mi bastava affacciarmi per vederti  ti vedevo e mi sentivo una sirenetta solo a guardarti.
Ciao montagne,alte,belle e verdi che circondate il mio Paese e che per me eravate come la fortezza di un castello,anzi del mio castello.
Un grandissimo ciao ai miei amici,che vedevo ogni giorno,ogni ora,ogni minuto e che adesso non vedrò più;voi che rendevate la mia vita una piccola e infinita favola,voi che anche nei miei momenti più brutti eravate sempre vicino a me;voi che mi facevate andare il cuore a diecimila battiti al secondo. Noi,sette amici per la pelle,sette come i colori dell’arcobaleno,ognuno di noi un colore.
Ah,mi stavo dimenticando,ciao arcobaleno che dopo dieci minuti di pioggia uscivi,sorridevi a me e ai miei amici e poi scomparivi anche se non ti andava,perché volevi rimanere a giocare con noi.
Ciao anche a te mio amato,mio principe bello,dove io mi specchiavo e dove cercavo il riflesso di noi due mano per la mano.
Tu ed io che eravamo il lieto fine della mia favola.
Tanti i nostri sorrisi,troppe le nostre risate e pochi i nostri silenzi lunghi dove sentivamo solo i rumori dei nostri cuori.
Ed infine ciao uomini che avete imposto quella strana tradizione,voi che siete solo gli antagonisti della mia favola, l’avete solo rovinata,era perfetta.
Compassione non mi fate,proprio per niente,anzi vi odio,vi odio con tutto il mio cuore che adesso per colpa vostra è distrutto.
Penso di aver salutato tutti ,adesso credo che è ora di partire e di cominciare una nuova favola in un altro paese,anche se non sarà mai bella come questa.
Elena

Addio ai monti … del mio pese.. Ricorderò le sere d’estate,quando l’aria era ventilata e dava quel leggero benessere,l’autunno poi ti rivestiva di mille colori ,e il bosco era incantato da tante castagne . La neve d’inverno ci rendeva felici a giocare con gli amici. A primavera poi con l’arrivo degli uccelli vedevamo dei disegni in aria come se fossero fatti coi pastelli. Ricorderò gli amici di sempre, le grandi avventure vissute insieme e le discussioni animate .Porterò con me i consigli dei grandi e li metterò dentro la valigia dei ricordi .Mi mancherà il profumo della mia casa ,il camino acceso e quando mamma ci chiamava per il pranzo. Questa sera l’aria è calma come se lo sapesse, mi sta aiutando a creare l’atmosfera giusta per un saluto. Vedo il campanile, dietro di me le case mi salutano e io loro. Percorro la strada per l’ultima volta, i ricordi mi affiorano alla mente, passano in fretta. I monti che mi salutano dal mattino dalla finestra non li rivedrò e ora sono lì bellissimi armoniosi e potenti. La valle è illuminata dalla luna piena, e le stelle più luminose che mai mi guardano nella mia nuova vita. Quest’ albero davanti a me sembra che voglia abbracciarmi ,ho l’impressione che stia con le braccia aperte e che mi voglia salutare. Il mio paese si sta nascondendo dietro al monte, vedo sempre meno le luci che lo illuminano, molte case sono scomparse dalla mia vista e … veramente sto andando via! non ti rivedrò …. Addio paese mio amato ti ho vissuto intensamente e intensamente ti ricorderò … ADDIO!
Nico

Addio casa sopra la roccia; dove ho passato l’infanzia,con la mia famiglia al calduccio; addio piazza, nel quale giocavo da bambino con i miei amici a pallone; addio vicolo, che mi hai protetto sempre , tra le tue mura, i miei vicini, tanti ricordi, felici e tristi. Addio edicola, che ogni volta che venivo da te tu non avevi mai niente, ma poi me lo riuscivi a procurare, e ci facevamo due belle risate insieme. Addio arco, che mi hai sempre protetto dalla pioggia quando non avevo un ombrello, e dal sole quando faceva troppo caldo. Addio mio caro bar con te abbiamo passato i pomeriggi tristi con la pioggia, divertendoci a giocare a carte mentre mangiavamo un bel pezzo di pizza con gli amici e che ci hai fatto sempre vedere le partite. Addio discesa che sei stata testimone di tutte le volte che ci incontravamo per andare a scuola. Addio scuola, che ci hai sempre accolto, per studiare e qualche volta per divertirci insieme alle vecchie professoresse, che ci hanno istruito al sapere, per essere pronti al mondo del lavoro. Con il bidello che ci sgridava quando facevamo confusione nei corridoio, che ci lasciava giocare a palletta nel salone, e poi venivano le maestre a sgridarci perché facevamo troppo rumore.. e ritornavamo in classe per continuare a studiare. E quando scendevamo giù alla mensa per mangiare, il cibo era ottimo, da leccarsi i baffi. Addio giardini, che ci avete visto crescere che ci avete fatto giocare, litigare e poi fare pace.. addio amici miei, con voi ho passato moltissime momenti belli, momenti tristi e felici. Vi dico grazie di tutto. È arrivata la mia ora, devo partire, per un nuovo viaggio, per una nuova vita. So che vi dispiace ma anche a me dispiace lasciare voi ed il mio paese natio, ma un giorno tornerò. I motivi che mi costringono a partire sono molti. Spero un giorno di  rincontrarvi, in un futuro migliore dove non ci sono difficoltà, e farci due risate insieme come da bambini. Vi auguro una buona vita. Addio.
Riccardo

Sono stanco, ho fame, ho sonno, voglio rivedere la mia famiglia. Non posso saziare niente di tutto questo. Tutto solo per la follia di molti uomini che vogliono avere l' Afghanistan tutto per loro. Loro non capiscono che in una nazione si può vivere in pace anche in tanti.
Non si rendono conto di questo. Iniziano a saccheggiare i nostri villaggi ed uccidere tutti i nostri figli.
Ad un certo punto io e la mia famiglia non ce la facevamo più, quindi siamo partiti; ma appena superato il confine dell' Afghanistan un soldato ci vide e ci inseguì.
Sopravvissi solo io.
Ed ora mi trovo qui, su una nave diretta in Spagna che in questo momento sta attraversando il Mediterraneo.
Mi manca tutta la mia famiglia, nessuno escluso.
A volte penso a come sarebbe stato il nostro paese in pace e mi immagino insieme alla mia famiglia mentre giochiamo e intorno a noi tutto è stupendo.
Tutto questo però non è ormai più possibile e solo per degli uomini che desiderano troppo .
Addio amici miei, addio casa profumata, addio famiglia.
Emanuele

Eccomi qui, mi trovo a dover lasciare il mio paese contro la mia volontà, per quanto io mi opponga sono costretta a seguire i miei genitori essendo piccola.
Purtroppo mio padre dopo tanti anni di sacrifici è stato licenziato e adesso grazie ad un’agenzia è riuscito a trovare un nuovo lavoro a Madrid, per questo dobbiamo trasferirci in Spagna; non so cosa troverò lì ma sono consapevole di ciò che lascio: lascio i miei bellissimi quattordici anni di vita in cui ho conosciuto gente meravigliosa.
Mi viene da piangere al solo pensiero di lasciare soli i miei nonnini che mi hanno sempre coccolata e accudita, vedere i loro occhi pieni di lacrime mi rattrista ancora di più; pensare di uscire da scuola e non trovare più mia nonna che mi ha  preparato il pranzo, e mi ripete se ho ancora fame dopo che mi ha preparato un pranzo megagalattico e non sentire più mio nonno che mi rimprovera per avere in continuazione il cellulare in mano mi fa salire più ansia.
Io amo i miei nonni e non li lascerei per nulla al mondo, ma purtroppo devo farlo.
Se poi mi soffermo a pensare che lascio anche la mia seconda madre ovvero zia Luciana l’angoscia sale ancora di più; lei mi ha vista crescere nel vero senso della parola in quanto vive nella nostra casa, abbiamo condiviso tutto, è mia complice, infatti quando combino qualche guaio è sempre pronta a coprirmi, riesce ad essere mia amica e amica dei miei amici infatti quando mi vengono a trovare lei scherza, ride e gioca insieme a noi, speravo tanto che venisse insieme a me ma questo non è possibile.
E mi ripeto: “Giulia non pensarci!”
Oltre alla mia famiglia amo questo posto, le mie montagne che ogni mattina mi danno il buongiorno in modo diverso: una mattina le ritrovo coperte di neve bianca, un’altra mattina sono completamente splendenti perché rischiarate dal sole, alcune mattine invece sono un po’tristi perché ricoperte dalla nebbia e di conseguenza il mio umore si rattrista.
Pensare di svegliarmi in una grande città con il rumore di clacson al posto del cinguettio degli uccelli non fa altro che aumentare la mia voglia di rimanere.
Il mio pensiero adesso si concentra tutto sui miei amici, beh, che dire di loro, sono delle persone fantastiche di cui non potrò mai scordarmi, con loro ho condiviso ogni momento della mia infanzia e adolescenza, in questi anni mi hanno rubato il cuore uno in particolare voglio ringraziare che con i suoi modi, i suoi gesti e le sue parole mi ha fatto capire il senso della vera amicizia.
In un momento per me difficilissimo mi è stato sempre vicino.
Non posso di certo scordarmi delle mie grandi amiche, con loro ho vissuto i momenti più belli della mia vita, anche se spesso litighiamo, per me sono un punto di riferimento e nessuno mai prenderà il loro posto nel mio cuore, anche se mi aspetta un mondo nuovo.
Manca una settimana e ad ognuno di loro vorrei dire tante di quelle cose, ma non so da dove iniziare.
Mi auguro che anche loro di me abbiano un buon ricordo e che non mi dimentichino!
Arrivederci cari nonnini, a presto cara zia vi voglio bene e vi porterò sempre nel mio cuore!
Ciao amici miei, vi dico ciao perché sono sicura che un giorno tornerò!
Arrivederci cara Ponza … A presto! 
Giulia

Addio mio amato paese, grazie a te ho passato i momenti più belli della mia vita. Addio dolce paese dove sono cresciuta e dove ho capito che nella vita ci possono essere anche cose orribili, come questa terribile cosa che sta accadendo a me e alla mia famiglia. Purtroppo devo partire, ti devo lasciare con l’amaro in bocca! Addio miei cari amici, con voi ho passato i momenti più belli della mia vita, sono cresciuta assieme a voi. Mi mancheranno le nostre chiacchiere e anche le nostre inutili discussioni, ma purtroppo devo farlo. Prima o poi ci rivedremo, ve lo giuro. Addio mio caro paesello, non finirò mai di ringraziarti … qui sono cresciuta! Addio alberi, ricorderò sempre quella finestra che aprivo sempre al mattino per sentire l’odore dell’aria che tirava. Ricorderò anche il sapore della pioggia che ogni volta mi costringeva a rimanere davanti al camino quando faceva freddo. Adoro stare li davanti, con la mia famiglia a chiacchierare e a discutere. Ricorderò sempre la mia casa profumata dove ogni sera veniva il mio caro amico a consolarmi quando stavo di cattivo umore e a cercare di farmi sorridere.
Addio, ve lo giuro presto ritornerò! 
Caterina


Non posso crederci, me ne vado, me ne vado per sempre dalla mia cara Africa, non riesco a credere che la mattina mi sveglierò senza sentire il rumore che fanno le scimmie mentre saltano da un albero all’altro, non riesco a credere che non farò più quelle lunghe passeggiate in mezzo alla giungla, non riesco a credere che non vedrò mai più i leoni e gli altri animali.
Ma perché la mia vita deve essere cosi triste? Perché? Me ne sto andando dal mio paese perché mio padre e mia madre devono trovare un lavoro; ma oggi, nel 2014 con questa grande crisi come si fa ad avere un lavoro? E se una volta arrivati li, in Italia, la mia famiglia starà ancora peggio? Ho paura, ho veramente tanta paura di cambiare e di non essere accettato dai “bianchi”; mamma prima di salire su questo barcone mi ha detto tutto, mi ha detto che noi siamo una razza da sempre inferiore secondo loro, siamo solo gente da maltrattare, sfruttare, odiare, disprezzare. Noi per la maggior parte di loro siamo come animali a cui bisogna girare alla larga. Spero veramente che mamma si sbagli di grosso.
Adesso, per l’ultima volta vorrei salutare le cose che mi mancheranno di più dell’Africa … Addio animali selvaggi, proteggete la mia casa, addio alberi! Cercate di restare sempre e non far avanzare la siccità, addio venticello fresco, continua sempre a fischiare e mantieni freschi gli africani. Addio acqua, sei indispensabile per la vita li giù, quindi fai in modo di non mancare mai! E infine addio piccola casa, non cadere mai a pezzi, perché io un giorno tornerò e non ti sentirai più sola.
Gabriele



20 ottobre 2013

Migrazioni: i lavori dei ragazzi

IIIA Arcinazzo Romano
a.s. 2013/14

Migrazioni: storie di uomini in fuga spinti dalla speranza di una vita migliore

riflessioni, diari, lettere






Speranza: attesa fiduciosa di un evento importante, fede, fiducia, sogno, aspirazione.

Perché speranza? Speranza perché questa parola è quella che mi ha colpito di più, è una di quelle parole che mi è entrata subito nel cuore e mi ha fatto capire un sacco di cose che prima non avevo mai capito. La speranza, è questa la cosa che porta quelle povere persone chiamate immigrati o profughi ad arrivare qui in Italia, è questa la sola ed unica cosa che spinge queste persone a lasciare il proprio Paese e la “vita” di prima. La parola vita l’ho messa tra virgolette perché io non la chiamerei proprio “vita” quella che vivono queste persone nel proprio Paese, più che vita io lo chiamerei incubo, incubo perché vivere in Paesi dove non devi far altro che sopravvivere alla guerra non è vita, è solamente un grandissimo incubo che fa arrivare questa gente a scappare e a cercare di trovare una vita libera e migliore.

Una vita libera dall’angoscia della guerra, una vita senza doversi nascondere per sopravvivere, ma soprattutto una vita con un lavoro.

Un lavoro capace di far vivere tutti in modo sereno e tranquillo, un lavoro, qualunque esso sia, un lavoro per cui vale la pena continuare a sperare.

Al solo pensiero che queste persone non hanno la libertà di vivere nel loro Paese senza preoccupazioni e senza guerra mi viene un enorme rabbia dentro, rabbia per tutte quelle persone che invece di far vivere serena la gente, non fa altro che ostacolare la vita di povera gente con tanti sogni e speranza nel cuore. Non posso credere che ci siano persone nel mondo che anche se uguali a me sono diverse solo per la cosa più importante per cui tutti dovremmo essere uguali: la libertà, la libertà di andare a scuola, di lavorare e di costruirsi un futuro. La libertà di parlare , di scrivere e di vivere le proprie emozioni e i propri sentimenti, la libertà di provare a realizzare i propri sogni, la libertà di dire ciò che si pensa ogni volta che si ha la voglia di farlo.

Questi immigrati queste forme di libertà non ce le hanno mai avute, e alcuni di loro forse non ce le avranno mai. Perché dico che alcuni di loro non ce le avranno mai? Perché purtroppo molti di loro ad arrivare in Italia non ce la fanno, alcuni muoiono prima di poter realizzare il proprio sogno.

Come è successo pochi giorni fa nel mare dove queste persone cercano quella maledetta speranza, il mare di Lampedusa, dove centinaia e centinaia di queste persone sono morte, hanno perso la vita in un posto dove ci dovrebbe essere per loro solo la salvezza da un incubo orribile.

Sul barcone dove sono stati messi è successo il dramma! Non si sa ancora come, ma si sa solo che il numero dei morti  è immenso come quel mare, come quel mare che loro avevano tanto desiderato di attraversare per arrivare in Italia, dove pensavano di cominciare quella vita che noi abbiamo sempre avuto: una vita normale, una vita piena di serenità e pace. Per un attimo ho cercato di mettermi nei panni di chi, come loro non ha mai ricevuto niente di buono, di chi, come loro si è dovuto sempre guadagnare, con il sudore della fronte tutto quello che desiderava. In quell’attimo mi è sembrato di vivere in un mondo in cui c’è solo quella parola, quella parola che odio pronunciare: guerra, forse sinceramente il senso di questa parola non lo so bene neanche io, ma l’unica cosa di cui sono certa è che questa parola è la cosa che impedisce a quelle povere persone  di vivere come noi. Di vivere, in tutti i sensi.

Appena ho visto quelle immagini del mare di Lampedusa mi è venuto un vuoto nel cuore, è stato come se lì, insieme a quei corpi che galleggiavano in acqua ci fossi anch’io; è stata una sensazione di angoscia che spero di non rivivere mai più, ma non solo per me, per tutti.

Spero, anzi voglio che questa cosa non succeda mai più e che un dramma come questo non si veda più nel mondo. Adesso spero che le persone che sono riuscite a sopravvivere a questo grave e indicibile incidente riescano a cominciare la loro vita, quella vera, la vita che hanno sempre sognato e lo devono fare anche in ricordo e in onore di chi è morto.

Spero veramente, con tutto il cuore che queste persone siano felici e riescano a vivere con tutto il bene di questo mondo.


La cosa che vorrei dire a queste persone è grazie, grazie perché sono loro che mi hanno fatto capire il senso della parola speranza, la speranza del domani, la speranza per ricominciare. E auguro a tutte queste persone di avere tutto ciò di cui hanno bisogno ora.

Camilla

Ora dopo ora, giorno dopo giorno si sente parlare di quanti uomini lasciano la loro patria per venire qui. Fino a poco tempo fa, quando sentivo queste notizie al telegiornale o da qualsiasi altra parte, pensavo tra me e me:”Ma perché vengono qui? Con questa crisi che ormai gira da tempo cosa vengono a fare in Italia? Io se fossi in loro andrei in un altro posto più bello o migliore sul campo economico”. Questi pensieri adesso non vagano più per la mia testa perché piano piano sto scoprendo la realtà, la causa per cui loro sono qui e la causa che li ha spinti a partire. Se dicessi di essere rimasta traumatizzata esagererei, ma sapere certe cose mi ha scioccato totalmente. La domanda che mi faccio ogni giorno è:”Perché? Perché tutto questo? Siamo nel 2013, ma sembra di stare ancora nel ‘900”.
Loro, uomini, donne e bambini, costretti a vivere una vita che mai e poi mai uno vorrebbe vivere. Schiavizzati, violentati, uccisi…questo è quello che gli succede lì, in quelle terre dove le parole pace e libertà ancora non esistono. È per questo che vengono qui, per rifarsi una vita con la loro famiglia, per trovare un lavoro per sfamarla.
A dire così sembra bello, ma non sanno che venendo qui non troveranno nulla, anzi forse troveranno cose peggiori che nella loro terra.
Beh, l’Italia, a dirla tutta, da come dice la Costituzione in teoria dovrebbe essere un Paese che ritiene tutti uguali, ma in pratica non lo è.
Questi uomini arrivano qui, su un barcone affollato che non si sa per certo se arriva. Arrivati qui, in condizioni del tutto disumane, dovrebbero ricevere aiuto invece no, lo ricevono per un tempo determinato. Ma come si fa? Come si fa a lasciare che questi bambini crescano così, in queste condizioni?
L’Italia ha bisogno d’aiuto, ma quest’aiuto sembra lontano anni luce. Le altre nazioni dovrebbero accoglierli e aiutarli invece di stare ferme a far le finta di essere dispiaciute.
Diamoci una mossa perché come noi siamo il futuro anche loro lo sono e hanno il diritto di viverlo come noi. Se invece di criticare ci mettessimo tutti insieme a dargli un aiuto, forse questo problema potrà essere superato.
Elisa


Stavo guardando la TV . Dopo il mio programma preferito ho deciso di mettere il tg per vedere che cosa era successo.Così ho visto un mare di persone che si stavano imbarcando per l'Italia per cercare lavoro. Dopo qualche minuto ho visto tutte quelle persone morire:donne e bambini. Perché? Perché tutto questo solo per arrivare in Italia? Come sono morti? Non riuscivo a pensare ad altro,vedere tutto quello per me è stato come vedere un film horror di sera al buio.Quella scena per me era un pensiero fisso incredibile,mi sono quasi pentito di aver cambiato canale,ma oltre a questo pensavo che dovevo scoprire come e perché erano morte tutte quelle persone. Innanzitutto ho iniziato a cercare su internet,ma non ricordavo il luogo dell'accaduto così dopo una mezz'oretta passata a sfogliare le pagine di internet sono riuscito a trovarlo.Dopo aver trovato le pagine,quando ero sul momento di aprirle il computer si è spento.Tra me e me mi sono detto “oggi non è giornata “così ho deciso di rimandare al giorno dopo.La sera verso le dieci sono andato a dormire e quella notte è stata terribile,la peggiore di sempre,mi sono svegliato ben tre volte e sempre con lo stesso incubo:vedevo tanta gente su una nave con più di cento persone,ma ad un tratto la nave si rovesciò e io vedevo tutta quella gente morire.Il giorno dopo pensavo a tutte quelle persone che devono lasciare il loro paese per lavoro e che neanche ci arrivano qui  e poi anche se arrivano a destinazione, sicuramente come spesso succede non vengono neanche accettati. A volte si pensa che sono diversi da noi soltanto per colore,lingua o religione e questo è intollerabile:in poche parole io non accetto che le persone di diversi stati,come per esempio noi italiani,non accettino persone straniere che arrivano disperati dai loro paesi.Anche noi potremmo trovarci un giorno a dover lasciare il nostro paese ed essere noi l'extracomunitario che dà fastidio.
Nicolò

Migrazione:spostarsi da una parte all’altra. Questa è una parola molto forte in tutti i sensi. Sia nel sentirla che nel viverla. Da molti anni migliaia e migliaia di clandestini sbarcano in Italia,a Lampedusa,per trovare un lavoro e farsi una nuova vita. Vengono in Italia per avere un po’ di pace,tranquillità,dormire in silenzio la notte,cose che nel loro paese non hanno. Ma anche durante il viaggio sono tutti stretti,con la paura nel loro cuore,con ansia ma anche con un pizzico di felicità,perché stanno per arrivare in Italia. Non solo in Italia, ci sono persone che usano l’Italia come un ponte per arrivare in Europa,che è stata a guardare senza far nulla decine di stragi nel mare. Come ho detto prima durante il viaggio sono tutti stretti perché il proprietario del barcone,per guadagnare soldi,fa entrare centinaia di migrati,e mi intristisce vedere uomini,donne anche incinte e bambini innocenti che si imbarcano sul barcone rischiando la vita per una persona.
Riccardo

Uomini e donne si imbarcarono con la speranza nel cuore, non nella convinzione di trovare un posto dove vivere meglio, pagando per un sogno che si trasformò in un incubo!

L’unico obiettivo di tutte quelle persone era partire per destinazioni sconosciute, per dimenticare, o meglio per migliorare la loro vita, ma non sapevano che stavano andando incontro a cose di cui probabilmente si sarebbero pentiti! Loro non sapevano a cosa stavano andando incontro! Loro no, ma io si! Io tutto questo l’ho già vissuto per una settimana. So come ci si sente! Non potete nemmeno immaginare cosa ho passato in quella settimana, e al solo pensiero che tutto quel caos si scatenerà di nuovo, mi sale una paura insuperabile, che non potrò mai sconfiggere! 

Ho paura, tanta! Forse anche troppa… mi sento persa, sono sola! 

Cosa devo fare? Ho una tale confusione nella mia testa! 

Non ce la faccio! Non riesco a vedere tutte queste persone illudersi. Non posso! Devo fare qualcosa, il più presto possibile! Ma cosa? Aiutateci, per favore. Stiamo vagando per ore verso una meta sconosciuta! 

Stiamo stretti, non riesco a muovermi! Sto scomoda, troppo! Voglio solo andare a casa! Sto forse chiedendo troppo?! 
Basta! Devo solo farmi forza e cercare i andare avanti in qualche modo! Anche se la vita di tutti noi non sarà mai più come era prima.

Lucia


Chi sono gli immigrati? Questa è una di quelle domande che non mi sono mai posta, ma che in questi giorni sto cominciando a farmi. Per molte persone gli immigrati sono persone diverse da noi solo perché vengono da altri paesi qui in Italia, per me invece sono persone uguali a noi che cercano una vita migliore, una vita come quella di tutti noi, una vita felice e serena lontano dal loro Paese, lontano dalla guerra, lontano da quella vita che lì, nel loro paese, è solo un inferno che loro non riescono più a sopportare.
Le loro storie mi hanno colpito molto e mi hanno fatto capire il significato della parola speranza, mi hanno insegnato che per avere una vita migliore e senza guerra bisogna alzarsi e avere una speranza per inseguire i propri sogni, proprio come hanno fatto loro.
Ma purtroppo non tutti ce la fanno, non tutti riescono ad arrivare in Italia, non tutti realizzano i loro sogni; ne è un esempio la tragedia avvenuta pochi giorni fa a Lampedusa. È stato un vero orrore vedere tutti quei corpi di migranti morti galleggiare in mezzo al mare. Quelle persone stavano venendo in Italia per trovare lavoro, per avere dei soldi ma anche per mangiare; ma non hanno trovato niente di niente solo la MORTE.
Hanno visto i loro sogni, le loro speranze, infrangersi in quel maledetto mare.
Non posso ancora credere che tutte quelle persone per venire qui e per avere un po’ di pace abbiamo lasciato tutto: la loro terra, famiglia e figli, tutto quello che avevano. Si sono imbarcati su quella barca con il cuore pieno di gioia e speranza e invece si sono ritrovati faccia a faccia con l’incubo che non avrebbero mai voluto vedere: LA MORTE.
Spero che le persone che sono sopravvissute possano essere felici di essere vivi e porterò sempre rispetto, ai sopravvissuti come a chi non ce l'ha fatta.

Elena

L’immigrazione è un tema quanto mai attuale. A riguardo c’è da dire che da anni in Italia se ne è parlato molto. Questi immigranti vengono da un passato per niente facile, soffrendo la fame, non sapendo se avranno un piatto per la cena, in un paese con la guerra dove non sai se arrivi al giorno dopo, dove vedi che in un contesto del genere i tuoi figli non potranno avere un futuro migliore e diverso dal tuo. Si tratta di uomini, donne e bambini che affrontano prove durissime pur di scappare dal loro paese. Usano i risparmi di una vita per potersi pagare il viaggio, un viaggio in pessime condizioni, viaggiando in 200 in un barcone che ne può trasportare massimo la metà, consapevole che nel tragitto possano perdere la vita. In questo periodo ci sono stati molti sbarchi che si sono trasformati in vere tragedie, bensì questi barconi si incendiano o succede qualcos'altro a bordo ed è tanta la gente che ne rimane vittima ingiustamente solo perché sperava in un futuro migliore. La maggior parte degli immigranti sono donne e bambini, tanti anche morti e dispersi. A riguardo sono state molte le riflessioni fatte, dai politici, dalle televisioni, e dalle famiglie italiane che si dividono in chi va contro agli immigranti e chi li sostiene. Io c’ho riflettuto molto, ho cercato di non sentire cosa pensasse la gente e di farmi una mia idea. La cosa che posso dire è che per me gli uomini sono tutti uguali a prescindere dal colore della pelle e dalla cultura, nessuno è da discriminare! E’ giusto perciò che tutti gli uomini vivono alla stessa maniera. Dovremmo pensare un po’ meno a noi stessi e ricordarci il concetto della solidarietà evitando disgrazie simili e aiutare uomini che vivono in una vita disumana, che non hanno un’altra scelta, se non salire a bordo con la speranza di una vita migliore cosa che in tanti farebbero al loro posto, cercare di scappare da un paese senza speranza che non mi garantisce nulla, neanche la vita. Inoltre c’è da ricordarsi che un tempo anche noi italiani siamo stati immigranti nella speranza di un futuro migliore. 
Caterina


Caro diario,
sono sempre io “Andrea” sono molto triste perché mi trovo in Italia, in Sicilia, immigrato, mi sento spaventato, angosciato e pieno di paura.
Appena sceso dalla nave, già avevo voglia di tornare indietro perché la mia terra mi mancava, mi sono fatto coraggio perché sono stato costretto dalla povertà,dalla guerra e dalla fame.
Ora insieme ai miei compagni di avventura farò del tutto per ambientarmi in questa nuova vita,che forse sarà migliore ed adattandomi alle abitudini e alle tradizioni che sono molto diverse da quelle del mio paese.
Insieme ad alcuni miei amici, che sono partiti con me, abbiamo trovato un posto dove dormire e riposare,poco accogliente,dove ci sono anche altri immigrati;dalla finestra si vede il mare,sembra bello e pulito,vorrei tanto andare lì e farmi un bel bagno,ma non ne ho la possibilità perché la gente di qui è diffidente con noi, di certo non me lo permetterebbe visto che sono un immigrato.
Ora mi sento davvero stanco e vorrei tanto riuscire a dormire; spero tanto che nei prossimi giorni troverò un lavoro e nuovi amici che mi aiuteranno ad abituarmi a questa nuova vita,che sia migliore di quella che ho lasciato.
Ti racconterò ogni giorno le mie nuove avventure, i miei problemi e i miei pensieri profondi.

Buona notte!!! 
Andrea

Una vita migliore: è questa la cosa che cercano gli immigrati quando partono dal loro paese per arrivare fino qui.
Nel loro paese giorno dopo giorno rischiano la morte, vengono torturati ed è per questo che loro sono costretti ad imbarcarsi sulle barche come animali e vendono tutto ciò che hanno pur di partire.
E’ brutto pensare che gli scafisti pur di guadagnare qualcosa imbarcano sui propri gommoni più persone del dovuto senza distinzioni tra grandi e piccoli.
Queste persone cercano solo un po’di pace, cercano di essere felici con la propria famiglia, cercano un lavoro che li faccia vivere con serenità, ma soprattutto cercano una vita diversa da quella che si vive nel loro paese, proprio così, perché nel loro paese è anche impossibile chiamarla vita quella non è vita è solo un grandissimo incubo dove sono solo costretti a restare per rimanere in vita a cercare di avere ancora qualche speranza per essere felici, ma non sempre riescono a trovare la pace e la serenità che cercano basta pensare a ciò che è successo il quattro Ottobre a Lampedusa. Qui quelle persone hanno trovato la morte, erano centinaia di persone morte per delle cause ancora sconosciute, al momento vengono fatte varie ipotesi tra cui: l’agitarsi nel vedere la terra, oppure di dar fuoco alle coperte per farsi distinguere ma resta il fatto che la colpa maggiore è dello scafista che pur sapendo di non poter trasportare troppe persone lo ha fatto lo stesso portandoli verso la morte e non verso la LIBERTA’ !!!
LAMPEDUSA UN’ISOLA BELLISSIMA DIVENUTA L’ISOLA DEI CADAVERI !!
Giulia 




7 ottobre 2013

IIIA: Migranti. Il testo riflessivo

IIIA Arcinazzo Romano
a-s-2013 - 2014





A partire dall'analisi e dal commento del sonetto A Zacinto e dal fatto avvenuto lo scorso venerdì a Lampedusa, abbiamo iniziato un lavoro di analisi e riflessione di alcuni testi riguardanti le migrazioni.

Di seguito inserirò i testi che abbiamo letto e ancora leggeremo e alcune lezioni di riferimento che potrebbero essere utili ai ragazzi o a chi passerà di qua.


come introduzione alla lezione leggeremo queste parole

Intervista a Gezim Hajdari

La maggior parte della critica ti definisce “poeta dell’esilio”. Ti senti ben interpretato, oppure la tua intenzione poetica si pone obiettivi diversi da quelli del mero canto dell’esilio?

“Ogni poeta è in esilio - diceva Eliot - da qualcosa è stato cacciato contro la sua volontà..”. L’esule è la figura centrale di questo secolo. Da quando il Tempio della Parola è stato distrutto dagli “scribacchini”, i veri poeti sono in esilio. Del resto è la nostra terra che è nata esule. Solo un esule potrebbe comprendere il mondo e cogliere il suo linguaggio, dando un senso nuovo alle cose. I santi, i mistici, Dio stesso sono stati esuli. E la storia dell’umanità è stata fatta sempre dagli esuli. Chi aspira oggi a diventare scrittore, deve migrare per confrontare la propria Parola con l’amore e le ferite del mondo. Solo la poesia di un esule potrebbe lasciare forti emozioni sulla memoria del Tempo. Ribadisco, la bellezza della vita non è viverla, ma attraversarla. “Il mio paese fa male”, scriveva Charle Breson. Il mio esilio ha mille occhi, mille bocche, mille fughe. Anzi, io sono sempre in fuga: anni fa sono fuggito dal mio paese, oggi in Italia fuggo ogni giorno dall’industria culturale, dalla letteratura castrata. E’ per questo che sono un poeta esiliato nell’esilio. L’esule è uno che è straniero dovunque; prima nel paese ospitante, poi nel proprio paese in cui non si ritrova più. L’unico rifugio in cui cerco di proteggere la mia anima tremante, e a cui affido la mia parola, è la scrittura.



2. Lontano dalla Patria: quando gli italiani erano gli immigrati

     lezioni utili per approfondire e scrivere il nostro testo

testi da scaricare e stampare, per una lezione di ascolto 


5. Brani tratti da: 
- Ieri ti ho sognato di Baha Taher 
- Chiamami Alì di Mohamed Bouchane
- Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda