descrizione

Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.

23 dicembre 2012

IA: Identità, io e l'altro lezioni 1 -2




Prosegue il nostro viaggio tra i diritti e i doveri dei piccoli cittadini del mondo. Dopo aver introdotto il concetto di regola, di cittadino, dopo aver analizzato le regole in un contesto (poi arriveranno gli altri) e aver introdotto cosa significa essere bambino - ragazzo (qui le lezioni precedenti),è ora di fare un passo avanti e parlare del difficile concetto di identità. Ancora un diritto.
Ho chiesto ai ragazzi cosa significasse identità, la  loro risposta, quasi unanime, è stata: identità è un documento dove c'è scritto come ti chiami, quanto sei alto, dove abiti, quando sei nato, se hai segni particolari...solo Gioia ha detto: identità significa anche avere delle cose che gli altri non hanno, distinguerti dagli altri. Come inizio non è male. 

Abbiamo letto dei testi, sui quali i ragazzi dovranno svolgere delle diverse analisi. Vi propongo i testi, anticipando anche la lezione successiva, al termine della quale sapremo cosa altro significa identità oltre a "un documento".
Lezione 1
 Primo testo: 
Storia di lei
Comincia qui la storia di qualcuno che non aveva niente, neanche il nome: io l’ho sentita, e ora la racconto, prima dicendo un dove, poi un come. Il dove è sulle Ande, gran catena di monti dell’America Latina, grandissime vallate e altopiani: nacque lassù, ed era una bambina. Nacque da campesinos, contadini con poca terra e molta povertà: e certo, appena nata, ebbe un nome, Carmen, Eugenia, Ana, Luz, chissà. I suoi genitori, quando nacque, volevano che il suo nome restasse, ma per poterlo fare registrare dovevano pagare delle tasse. Soldi per quella spesa non ce n’era, così il suo nome non fu registrato; Ana, Eugenia, Carmen, quel che fosse, non fu mai scritto, solo pronunciato. Per cinque anni visse sulle Ande, e aiutò la madre e le sorelle a lavorare i campi: le sue mani, già a quell’età, non erano più belle. Portava l’acqua, zappava la terra, raccoglieva la legna e le patate, impastava focacce: a cinque anni aveva già le mani rovinate. Sua madre la chiamava con il nome che non sappiamo, e diceva così: -…vedrai, quando sarai più grande, tu vivrai bene, non sarai più qui. Non farai più lavori di fatica, e mangerai ogni volta che vorrai, con vestito
rosso andrai a ballare, e a casa, ogni tanto, tornerai. Perché la madre di quella bambina parlava in quel modo? Perché c’era, nel villaggio, giù in basso, nella valle, la signora Jacinto, un’infermiera. La signora Jacinto, che sapeva il numero di figli di Marita, questo era il nome della madre, un giorno le aveva detto: - Ahi, che brutta vita, fanno i tuoi figli, su per la montagna, e soprattutto quella piccolina, come si chiama?... Ma sicuro! È forte? È intelligente? È carina? Sai cosa penso? Se voi me la date, la porterà in città, da certa gente che la terrà, la farà andare a scuola: se invece cresce qui, non avrà niente. Ma tutto questo quanto costerà?-Aveva chiesto Marita, sperando. Rispose l’altra: - Farai a casa mia un po’ di pulizie, di quando in quando. Così, a cinque anni, con un nome che era una parola pronunciata, non scritta sulla carta, la bambina giù nella gran città fu trasportata. Ma cosa accade? Chi l’accompagnava da quella brava gente, si sbagliò? Oppure Jacinto era bugiarda? Che cosa accadde? Questo non lo so. Dopo un anno, lassù, quell’infermiera disse a Marita: - Si è persa in città: la polizia la sta cercando, e certo, un giorno o l’altro, la ritroverà. Ma se le cose stavano in quel modo chi cerca una bambina, chi la trova, se non ha un nome, se non ha una carta, se della sua esistenza non c’è prova? Ma non era così: quella bambina non si era persa, era stata venduta, per un po’ di denaro, a una famiglia, e stava lì, a servire, sconosciuta. Lei diceva: - il mio nome è… Ma, per paura che fosse trovata, quelli glielo cambiarono in Lucia, e con quel nome falso fu chiamata. E non andava a scuola, ma faceva, piccola serva, i molti lavori che occorrono: puliva, cucinava, e stava in casa, non andava fuori, perché dove può andare una bambina che non ha un nome, e nemmeno sa il nome del villaggio dov’è nata? Dove può andare, in una città? E lavorava lì, dove le davano almeno da mangiare e da dormire: era un fantasma che non ha nemmeno un nome proprio, che si possa dire. Dopo tre anni finì in una casa piena di gente, a lavare, ore e ore, i panni a tutti, nell’acqua bollente, e le sue mani erano un dolore. Un giorno che, dopo la gran fatica, qualcuno ancora la picchiò, fuggì. Per un giorno e una notte vagò sola, mangiò rifiuti, e per strada dormì. Si risvegliò in un letto. Aveva accanto una giovane donna, un’assistente, che chiese il suo nome sorridendo, ma la bambina non rispose niente: il nome antico l’aveva scordato, ma non disse “Lucia”, per paura di essere ritrovata dai padroni, così rimase zitta, ferma e dura. Poi in una grande casa fu portata, con molti altri bambini e bambine. C’era una scuola dove si studiava, e le maestre, delle signorine. Lei parlava pochissimo, ascoltava, e disegnava, scriveva, imparava. - Ricordi quando eri piccolina?- Chiedevano, ma lei non ricordava. Le diedero un nome, per chiamarla: il nome era Francisca. Dopo un po’ lei rispondeva a quel nuovo nome, e di Lucia si dimenticò. Quasi tutti i bambini, in quella casa, compivano gli anni a Natale, perché la loro età non si sapeva: era un compleanno generale. Lei, un Natale, compì undici anni, ed ebbe in regalo un libro grande, un po’ usato, ma le piacque molto, c’erano molte foto delle Ande. Un giorno, a marzo, a pagina novanta, vide una montagna con la cima che somigliava a un lama senza orecchie, e le sembrò di averla vista prima; lo disse, allora, alla sua maestra, e la maestra, molto emozionata, guardò una carta, poi lesse il nome di un villaggio: “San Tomè de Plata”. E la bambina cantò una canzone che diceva così: “Santo Tomé, proteggici fin quando siamo vivi, e poi, da morti, prendici con te!”. E Gracia, la maestra, disse: - Sai, Francisca, presto noi faremo un viaggio! Lei la guardava, zitta. Gracia aggiunse: -lassù c’è neve, adesso, andremo a maggio. E quando venne maggio, prima in treno, poi sopra una corriera gialla e blu, le due arrancarono su per le Ande: -Guarda, Francisca! San Tomé, lassù! Lei stava ad occhi aperti, un po’ stordita, e le sembrava un sogno, e sorrideva, guardava, e d’improvviso pianse forte, perché guardava e riconosceva. E poi rivide sua madre, Marita, e Marita rivide sua figlia, e tutti che piangevano ridendo, tutto il villaggio insieme alla famiglia. E dopo Gracia disse:- Noi, laggiù, la chiamiamo Francisca, ma qual è il suo nome vero? - E Marita disse:-È Consuelo- e la strinse a sé. Così ebbe il suo nome, dichiarato, scritto per sempre: fu lei che lo scrisse. Poi diventò maestra, e insegnò a scrivere ai bambini, finché visse.

 "Storia di Lei" di Roberto Piumini, edito nella raccolta "Non calpestate i nostri diritti", Ed. Unicef/il battello a vapore.

Attività
1. sottolineare tutto ciò che descrive la piccola protagonista (caratteristiche e azioni)
2. individuare il momento della storia che più ti ha colpito e spiegare il perché
3. fare una presentazione della protagonista, Lei

Secondo testo:


le attività sono quelle a conclusione del passo

terzo testo:

In Cina spariscono oggi oltre due milioni di bambine

Hai mai sistemato una bambina?" chiede insistente una contadina del villaggio alla giornalista Xinran, durante un'intervista. La giovane sposa di campagna sa bene che è suo dovere dare alla luce un maschio, ed è convinta che ogni donna, come lei, quando mette al mondo una femmina sappia altrettanto bene cosa fare: deve trovare il modo di "sistemare" la bambina, di sbarazzarsi di lei. Deve, suo malgrado, abbandonarla. 

L'abbandono delle bambine appena nate era, ed è tuttora, una pratica tristemente diffusa in Cina, e non solo nelle zone rurali, ma anche nel resto del paese, complici le ristrettezze economiche e una legge sulla pianificazione delle nascite che per anni ha imposto a ogni famiglia un figlio solo. Alle bambine più fortunate il destino ha riservato l'amorevole accoglienza di una famiglia adottiva in un paese occidentale. Per molte altre nascere femmina ha significato essere brutalmente uccise appena venute al mondo. .(tratto da LE FIGLIE PERDUTE DELLA CINAXinran)

Nel 1979 in Cina viene emanata una legge per risolvere il problema della sovrappopolazione: “Legge eugenetica e protezione salute” questa legge prevede un duro regime di controllo delle nascite; una coppia in Cina deve avere un solo figlio, e avere una femmina è considerata quasi una maledizione, una sciagura, perché per una famiglia cinese avere una sola femmina significa vedere la propria dinastia estinguersi.
In Cina spariscono oggi oltre due milioni di bambine, vengono uccise appena nascono, appena il loro corpicino nudo testimonia la loro condanna a morte : l’essere femmine. Molte donne che sono incinte vengono arrestate e vengono costrette ad abortire, dopo vengono sterilizzate, le madri che si rifiutano di perdere le loro bambine vengono minacciate dalla polizia finché non vengono convinte ad abortire. Alcuni medici di professione vengono incaricati di uccidere le neonate sotto la pressione del governo cinese. Spesso nei quartieri poveri della Cina la gente cammina per strada ceca, non vedendo i cadaverini nudi gettati sui marciapiedi come dei piccoli gattini morti.
Dal governo cinese verranno registrate come morti da polmoniti e crisi respiratorie.
Le famiglie spesso si fanno aiutare nell’infanticidio dai governi locali, per loro inviare un rapporto di avvenuta morte è motivo di grande orgoglio. Significa che stanno mettendo in atto le regole, stanno rispettando la legge. Le famiglie ricche possono avere tanti bambini, si perché avere i soldi significa poter pagare la tassa sui figli. E’ una sanzione applicata ad ogni figlio dopo il primo. Se non si paga si perde improvvisamente il lavoro, la casa di famiglia viene demolita. Un altro modo per non farsi strappare le proprie figlie è quello di non iscriverle all’anagrafe, così queste bambine saranno meno di fantasmi, saranno per sempre relegate nel buio dell’anonimato, del nulla.
E così queste bambine mai nate verranno sempre respinte dagli ospedali, non potranno mai curarsi, non potranno mai essere operate, e moriranno di ogni sorta di malattia, perché non esistono e non sono degne di essere curate. Una recente indagine ha calcolato che tra circa venti anni gli uomini cinesi avranno difficoltà a mettere su famiglia perché uccidendo le bambine non ci saranno più donne. Le bambine che riescono a sopravvivere saranno sempre infelici.
A loro non andrà nulla nel piatto se non le briciole lasciate dal fratello maggiore, loro non andranno mai a scuola, perché il privilegio di studiare non è concesso alle figlie del dio minore, loro staranno sempre chiuse in casa perché utili alle faccende domestiche e utili agli uomini di casa che le considerano loro oggetti personali da maltrattare e violare. Loro non potranno mai scegliere un marito con cui fare una famiglia perché la maggior parte verrà venduta, come schiave, ancora bambine queste povere creature diventeranno mogli a otto, nove, dieci anni, mogli maltrattate e schiavizzate, mogli che dovranno poi pregare di non avere mai una figlia femmina. Quando queste donne non servono più come madri rischiano di essere uccise e torturate. Altre bambine che riescono a sopravvivere vengono affidate agli orfanotrofi, la maggioranza dei bambini presenti negli orfanotrofi cinesi è di sesso femminile.
Le storie che girano intorno a questi infanticidi sono tra le più crudeli, nella provincia di Henan una levatrice è stata cacciata e minacciata da una famiglia perché aveva salvato una bambina appena nata con problemi respiratori, la bimba è stata abbandonata poco dopo la nascita sui binari di una ferrovia. Una organizzazione non governativa francese ha fatto infiltrare un falso infermiere negli ospedali nel Sud della Cina, sono pervenuti filmati agghiaccianti, bambine uccise con una iniezione letale non appena avevano pianto per la prima volta rivolte al loro mondo triste. Una reporter americana Norma Mayer è entrata in un orfanotrofio cinese, su centosettanta bambini, centoventi erano femmine, la reporter le descrive come larve di pelle bianca, dagli occhi affamati e disperati, costrette su letti putridi, con le articolazioni deformate, senza nulla che le possa far somigliare a delle bambine normali. Norma viene subito cacciata.
Alcune bambine vengono abbandonate nei cassonetti, lasciate morire affogate, buttate per terra e prese a calci finché si estingua per sempre il loro timido vagito. Quello attuato dal governo cinese è un vero e proprio olocausto del genere femminile. Nemmeno nel medioevo i diritti umani erano così offuscati dalle menti perverse del potere. Sorge spontanea una domanda…dopo aver inventato i gatti bonsai chiusi vivi in ampolle di vetro, dopo aver torturato pur avendo firmato la Convenzione Contro la Tortura e la Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo, riusciranno i cinesi a impiantare un ovulo femminile nel ventre maschile in modo che gli uomini si possano procreare da soli?
da humanita uomo

Questo, com'era prevedibile, è stato il testo più duro da leggere, uno sguardo diretto e crudo sulla realtà, che ci ha portato a riflettere sull'identità come esistenza, come diritto alla vita. In fondo avere una coscienza civica significa anche "conoscere i problemi del mondo, interessarsene, e sentirli vicini".

Lezione 2
Cercheremo di tirare le fila della lezione precedente per arrivare a definire tutte le sfumature del concetto di identità. 

Innanzitutto per la prima volta leggeremo insieme alcuni articoli della Convenzione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Articolo 7

Hai il diritto di avere un nome e al momento della tua nascita 
il tuo nome il nome dei tuoi genitori e la data devono venire 

scritti Hai il diritto di avere una nazionalità: e il diritto di 
conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro .

Articolo 8
La tua identità deve essere difesa, compresa la nazionalità, il nome e le tue relazioni familiari.

 Diciamo che la lettura dei testi non è stata affatto semplice soprattutto dal punto di vista emozionale. Questa la nostra mappa sull'identità.



Compito dei ragazzi sarà quello di costruire la propria mappa sull'identità, quindi usando nomi e aggettivi costruire una tabella dal titolo Io sono.









9 dicembre 2012

IIA: La poesia d'amore del Duecento 2

Saffo - A me pare uguale agli dèi 
A me pare uguale agli dèi 
chi a te vicino così dolce 
suono ascolta mentre tu parli 
e ridi amorosamente. Subito a me 
5 il cuore si agita nel petto 
solo che appena ti veda, e la voce 
si perde nella lingua inerte. 
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, 
e ho buio negli occhi e il rombo 
10 del sangue nelle orecchie. 
E tutta in sudore e tremante 
come erba patita scoloro: 
e morte non pare lontana 
a me rapita di mente. 

[da Lirici greci, in Poesie e discorsi sulla poesia, Mondadori, 1971] 
[trad. di Salvatore Quasimodo]



Abbiamo già iniziato il nostro breve percorso nella letteratura italiana, dopo due lezioni di spiegazione e analisi di testi sulla poesia d'amore del tredicesimo secolo è ora di fare un passo avanti. Al termine di questa lezione, che per i casi fortuiti della scuola durerà 3 ore, avremo le nostre prime poesie d'amore.
Elencherò le attività che verranno svolte in classe.

1. riassumere brevemente il contenuto delle poesie lette.
2. fare un elenco delle parole più usate dai poeti e costruire una tabella a due uscite come la seguente:


LE PAROLE DEGLI STILNOVISTI
IN VOLGARE
IN ITALIANO MODERNO CON SINONIMO















3. Ripasso delle principali figure retoriche studiate l'anno scorso aiutandoci con alcune poesie d'autore: similitudine, metafora, personificazione, allitterazione, anafora, sinestesia


(Allitterazione)
Se il cuore si lamenta
la mente lo rincuora.
La mente si accontenta

il cuore tenta ancora.
La mente raramente
rammenta ciò che ignora
e mente assiduamente
al cuor che s'innamora.
Ma un cuore che si spezza
non sente più ragione
la mente scende al cuore
per chieder spiegazione.
Ma intanto il cuore sale
dal centro del torace
e va verso la mente
per darsi un po' di pace.
Nel mezzo del cammino
su un groppo che c'è in gola
la mente incontra il cuore
lo ascolta e lo consola.
Gemelli Ruggeri, Smemoranda 1995

(Similitudine e metafora)
Il mio diletto è candido e vermiglio.
Il mio diletto è bello e prosperoso,
distinto tra duemila, diecimila,
e la sua testa è oro, oro che brilla.
I suoi riccioli? Grappoli di palma,
nerissimi, corvini.
I suoi occhi come occhi di colombo,
muovono rivi d’acqua
specchiano cieli teneri.
E le sue guance sono come aiuole,
di giunchiglia, di balsami.
Fatemi dire come son le labbra…
Due rose fresche e colte in paradiso.
E le sue mani? Mani fatte al tornio,
cariche di topazi inanellati.
Il suo petto è abbagliante come avorio
Cosparso di zaffiri;
e le sue gambe, colonne alabastrine
su piedistalli d’oro.
In quanto al portamento, è insigne come
il portamento dei cedri del Libano.
Ma la sua bocca è colma di rosolio,
bocca amabile, bocca deliziosa;
in lui tutto è delizia.
Questo è il diletto mio, l’amante mio,
o figliole di Gerusalemme.
Cantico dei Cantici, trad. di Cesare Angelini, Einaudi
(Personificazione)
Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro

per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
Kahlil Gibran

(Anafora)
Come ti amo?
“Come ti amo? Lasciami contare i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità, di altura e di estensione che l’anima mia, può raggiungere, quando al di là del corporeo, tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane, alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia.
Ti amo con la stessa purezza, con cui essi rifuggono dalla lode.
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze, e quella che fanciulla, mettevo nella fede.
Ti amo con quell’amore che credevo, aver smarrito. Coi miei santi perduti.
Ti amo col respiro, i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita!
E se Dio vuole, ancor meglio, t’amerò dopo la morte.”
Elizabeth Barrett Browning



4. l'amore nel tempo: viaggio tra musica, immagini, poesie, parole in scena.
La lezione sarà intervallata da "altri" modi di parlare d'amore, che scopriremo non troppo diversi da quelli dei nostri duecentisti.

                      



                       

Per rilassarci un po' ho pensato di vedere insieme a voi alcuni video sulla storia d'amore più famosa al mondo, quella di Romeo e Giulietta, ma prima di vedere i video, leggiamo insieme come, all'inizio della tragedia, la mamma comunica a Giulietta che hanno deciso di farla sposare, ma soprattutto come incontrerà il suo futuro sposo.


MONNA CAPULETI - (A Giulietta)
Che dici: senti di poterlo amare
quel gentiluomo? Lo vedrai stanotte,
alla festa, da noi: cerca di leggere
quel ch’è scritto nel libro del suo volto,
e scopri in esso tutta la delizia
che la bellezza ha scritto di sua mano;
osserva come tutti i lineamenti
sono armonicamente coniugati
sì che ciascuno presta gioia all’altro;
e tutto quel che in questo bel volume
ti rimanesse oscuro, puoi trovarlo
negli occhi suoi, come una “nota a margine”.(22)


una versione moderna dell'incontro tra Romeo e Giulietta









la famosissima scena del balcone





Attività di manipolazione e produzione di testi poetici


1. esercizio di ricalco poetico di una delle poesie analizzate e lette in classe (le poesie sono nove) - potrete trovare un esempio di ricalco (giusto per ripassare) in questo utile sito 

2. scrivere due poesie:
- una nello stile del Dolce Stil Novo utilizzando le figure retoriche conosciute e un linguaggio che sia molto vicino ai poeti del 1200, ovviamente utilizzando il metro poetico del sonetto;
- la seconda poesia dovrà essere composta ispirandosi alle poesie lette, alle canzoni ascoltate e ai video, dovrete utilizzare sempre le figure retoriche ma senza uno schema metrico preciso, una poesia completamente libera



2 dicembre 2012

IIA: Libertà, schiavitù, rispetto e uguaglianza, la lunga storia dei diritti

Continuano le nostre lezioni sul tema delle regole legato a quello della libertà, finora abbiamo parlato solo di regole, e non smetteremo di farlo, abbiamo visto come nella società ci sia bisogno di regole e di chi le fa rispettare, abbiamo analizzato le conseguenze di azioni sbagliate partendo da precisi casi di cronaca, parallelamente inizieremo a parlare anche di libertà. Il nostro percorso era partito proprio dalla parola libertà, che i ragazzi avevano subito arricchito con la definizione "faccio quel che voglio".



Aiutandoci con lo studio della storia ci "scontreremo" con violazioni di diversi tipi di libertà. Stiamo infatti studiando la scoperta dell'America, a dire il vero abbiamo già concluso le nostre lezioni di storia a riguardo, ma il nostro primo approfondimento riguarderà proprio il nostro tema: libertà, rispetto e schiavitù. (premetto che la seguente lezione è stata svolta in due ore).


1. L'incontro con l'altro: i conquistadores e gli Indios;
per prepararci a questa lezione abbiamo anche visto il film 1492 La conquista del paradiso, opera interessante e utile per comprendere uno degli eventi più importanti dell'umanità e veramente ben fatto, anche se con qualche immagine molto esplicita.

Quali rapporti unirono questi due "gruppi" di persone?
- EVANGELIZZARE
- STERMINARE
- SCHIAVIZZARE

I conquistadores si sentono superiori e civilizzati, intendono quindi imporre il loro modo di essere e vivere agli indigeni d'America, non rispettano la libertà di religione, di cultura e persona.
Abbiamo letto insieme le parole di Bartolomeo de Las Casas nel quale il frate domenicano se da una parte denuncia un'assurda crudeltà nei confronti degli Indios, dall'altra dice che questo popolo è docile quindi facilmente può essere convertito alla parola del vangelo. Qui la Brevissima relazione della distruzione delle Indie, riporto alcuni dei passi più significativi che serviranno ai ragazzi per un lavoro loro assegnato.

- Tutte queste universe e infinite genti, di ogni genere, Dio le ha create semplici, senza malvagità né doppiezze, 

obbedientissime e fedelissime ai loro signori naturali e ai cristiani che servono

- E' poi gente poverissima, che assai poco possiede e ancor meno 
desidera possedere beni temporali: per questo non sono superbi, né avidi o ambiziosi

- Hanno dunque grandissima attitudine a ricevere la nostra santa fede cattolica e ad acquisire costumi 
virtuosi: nessun popolo creato da Dio nel mondo ha meno impedimenti a percorrere questa via

- entrarono gli spagnoli, non appena ebbero notizia della loro esistenza, come lupi, come tigri e leoni crudelissimi che fossero stati tenuti affamati per diversi giorni
- straziarli, ammazzarli, tribolarli, affliggerli, tormentarli e distruggerli con crudeltà straordinarie, inusitate e sempre nuove, di cui non si è mai saputo, né udito né letto prima
- quarant'anni per la tirannia e le opere infernali dei cristiani, ingiustamente e iniquamente
- In primo luogo vi son state le guerre ingiuste, crudeli, sanguinose e tiranniche
- Poi hanno continuato a uccidere opprimendo i superstiti con la più dura, la più orribile e acerba servitù cui uomini o bestie sian mai stati costretti non da altro guidati che dalla sfrenata brama dell'oro, dal Desiderio di empirsi di ricchezze e di elevarsi ad alte posizioni
- mai, in tutta la vastità delle Indie, gli indiani han recato il minor danno ai cristiani. Li ritenevano anzi discesi dal cielo, finché non han cominciato e poi continuato a subire, un giorno dopo l'altro, ogni sorta di ribalderie, di rapine, di assassini, di vessazioni e di violenze.

Ci sono diverse canzoni che ricordano questo evento:
Cristoforo Colombo di Francesco Guccini
Rimini Di Fabrizio de André
Inca dei Pooh 


Noi siamo andati sul tradizionale e abbiamo letto e ascoltato El condor pasa, canzone del 1913 su musica tradizionale andina, incisa nel 1970 da Simon & Garfunkel, spedita  nello spazio all'interno della sonda Voyager nel 1977, tra le "lettere" di presentazione ai possibili extraterrestri e infine dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità nel 2004. Non male come storia.









Testo originale usato anche da S & G
Preferirei essere un passero che una lumaca
Sì io vorrei, se potessi, certamente vorrei
Preferirei essere un martello che un chiodo
Sì io vorrei, se solo potessi, certamente vorrei
Lontano, io piuttosto andrei lontano
Come un cigno che è stato qui ed è partito
Un uomo è legato al terreno
Egli dà al mondo il suo suono più triste
Il suo suono più triste.
Preferirei essere una foresta che una strada
Sì io vorrei, se potessi, certamente vorrei
Preferirei sentire la terra sotto i miei piedi
Sì io vorrei, se solo potessi, certamente vorrei.
Integrazione del testo anche alla luce di fatti più recenti
Il condor strappa gli occhi al sole e fa cadere,
fa cadere fuoco sulla terra.
All’ombra di pesanti ali nessun grido chiama alla battaglia
e la mano resta paralizzata.
Come si chiama la bramosia d’oro, di sangue e di morte
che nessuno mai aveva visto?
E grigie piume cadono sulla fronte,
la notte è così vicina.
El condor pasa.
Il mattino brucia e dalle montagne scende un grido,
il grido di battaglia sulla terra.
Pantere nere son pronte a balzare, eh sì.
Ovunque arde l’incendio.
Schiacciate la bramosia yankee di oro e di sangue,
altrimenti non saranno mai sazi.
Poi potrà esserci pace in ogni terra,
quando saranno stati uccisi.
Eh sì. El condor pasa.



2. la schiavitù e il commercio triangolare;
uomini, donne e bambini vengono comprati (scambiati) con merci di poco conto e portati dall'Africa in America per essere rivenduti da schiavi.
Ci siamo soffermati a lungo sulle condizioni degli schiavi d'America, sul lungo viaggio, sulla loro vita futura in catene. Poi siamo passati a delle riflessioni, aiutandoci con diversi documenti.


L'elogio della schiavitù di Giorgio Gaber 




Testo della canzone Elogio della schiavitù di Giorgio Gaber dall'album Un'idiozia conquistata a fatica (1998) 
In uno dei miei rari momenti di lucidità ho avuto un'illuminazione così folgorante che lì per lì mi ha spaventato: la libertà mi fa male, anzi malissimo. Come mi piaceva la mia mamma quando mi diceva: "Guai a te!". Stupenda. E la maestra quando mi bacchettava le mani STOK! STOK!... certe nocche! Eh, purtroppo quelle maestre lì non ci sono più e i bambini crescono con le mani belle lisce... ma deficienti! Purtroppo anch'io, ormai da tempo, non ho nessuno che mi dica cosa "devo" fare. Posso fare quello che voglio. Sono rovinato. Perché è solo nella costrizione che si aguzza l'ingegno. Mi spiego meglio. Un uomo in catene sa benissimo quello che vuole: vuole togliersi le catene. E allora lotta, ringhia, si dibatte, tende i suoi nervi, tira fuori tutta la sua energia e… SPRAAACK! Libero! "Sono libero, sono libero, sono libero!... sono libero!..." Oddio, come sono libero. E pian piano i muscoli della sua faccia si rilassano, si afflosciano, lasciando intravedere i chiari sintomi di una tristezza progressiva e infinita. Dopo un po'… ingrassa, anche. Ma è chiaro: è la lotta per la libertà che fa bene. La libertà fa malissimo. A tutti. Ma i danni maggiori si riscontrano e risultano più evidenti negli spiriti creativi, negli artisti, nei liberi pensatori. Alt! Qui ci vuole la censura. Sì, un bel censore o addirittura, non mi vergogno a dirlo, un dittatore. Qualcuno che ci dica cosa dobbiamo fare e cosa non dobbiamo fare. Sì, ma chi? La mia maestra. La mia maestra, va lì da uno e... STOK! STOK! sulle dita. "Basta, sei un negato, non devi più scrivere". "Ma come non devo più scrivere, che libertà é questa? Io vado in America!" Bene. E così ci liberiamo di qualche cretino. Siamo talmente preoccupati per il sopruso fatto su un singolo individuo che non ci preoccupiamo affatto per il sopruso che subiscono tutti gli altri individui costretti a sorbirsi una valanga di cazzate. Se qualcuno mi domandasse se sia meglio una società repressiva dove un genio venga isolato e considerato un imbecille pericoloso, o una società libera dove qualsiasi imbecille pericoloso possa diventare un genio… non avrei dubbi, sceglierei sicuramente la seconda. Ma con un po' di preoccupazione. Perché se abbiamo già sperimentato quanto faccia male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa far male la dittatura della stupidità.


Convenzione sulla Schiavitù

Entrata in vigore il 9 marzo 1927 in accordo con l’articolo 12.
Articolo1
Allo scopo di questa Convenzione, sono state adottate in accordo le seguenti definizioni:
(1) La schiavitù è lo stato o la condizione di persone su cui sono esercitati alcuni o tutti i poteri del diritto di proprietà.
(2) Il commercio dello schiavo include tutti gli atti relativi alla cattura, l’acquisto o la vendita di una persona con l’intento di ridurlo in schiavitù; tutti gli atti che implicano l’acquisto di uno schiavo con l’intento di venderlo o scambiarlo; tutti gli atti di cessione per vendita o scambio di uno schiavo acquisito con l’ottica di venderlo o scambiarlo, e, in generale, ogni atto di vendita o trasporto in schiavitù.

Articolo 2
Le Alte Parti Sottoscriventi intraprendono, ognuno nel rispetto dei territori posti sotto la loro sovranità, giurisdizione, protezione, controllo o tutela, per quanto non abbiano già adottato le misure necessarie:
(a) La prevenzione e la soppressione della vendita degli schiavi
(b) La completa abolizione della schiavitù in tutte le sue forme progressivamente e per quanto possibile.

Costituzione Italiana
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 13.
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Dichiarazione dei diritti umani

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Un bel po' di materiale, ora aspettiamo la fase di produzione. 
- Il primo lavoro che i ragazzi dovranno svolgere sarà un testo riflessivo di immedesimazione in un Indio d'America (questo riguarda la prima fase della nostra lezione)
- Il secondo lavoro è di ricerca: la schiavitù oggi, ricerca che verrà poi corredata da testimonianze vere

Cosa abbiamo imparato per ora?
1. libertà significa tante cose: poter essere se stessi, poter professare la propria religione o difendere la propria cultura
2. non libertà significa essere schiavo, essere una merce, rischiare la propria vita, ...
3. la diversità può diventare disprezzo, sfruttamento, ma può fare paura perché attraverso la diversità, il confronto con l'altro, si riesce a vedere se stessi (vedi Las Casas)

aspettiamo ora i lavori dei ragazzi, per poi aprire un altro ampio capitolo sulla libertà...ma anche sulle regole