descrizione

Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.
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19 novembre 2014

Io esisto e sogno

IC
Istituto Comprensivo Cave
a. s. 2013/14

I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
lezione introduttiva




le nostre riflessioni saranno evidenziate in giallo

Cos'è la Convenzione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza?




LA CONVENZIONE
IO NASCO, IO ESISTO


Articolo 7

Hai il diritto di avere un nome e al momento della tua nascita il tuo nome il nome dei tuoi genitori e la data devono venire scritti.

Hai il diritto di avere una nazionalità e il diritto di conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro.

Articolo 8
La tua identità deve essere difesa, compresa la nazionalità, il nome e le tue relazioni familiari.

Il sogno
Una luce mi riempie gli occhi. 
La mia anima vola
sopra il mio corpo superficiale.
Invecchio
sempre di più.
La mia anima è disperata
non può far nulla
contro la morte del suo guscio.
Il mio corpo ha compiuto
il suo cammino.
Ancor prima di poter pensare,
la luce.
Più di prima.
Ora tutto mi circonda,
mi avvolge
Il buio: non riesco a vedere.
Una luce attira tutta la mia mente.
Sto cadendo fuori.
Ora tutto è finito.
Freddo.
Piango, mi dimeno.
Sono nata.
tratto dal web

Storia di lei
Comincia qui la storia di qualcuno che non aveva niente, neanche il nome: io l’ho sentita, e ora la racconto, prima dicendo un dove, poi un come. Il dove è sulle Ande, gran catena di monti dell’America Latina, grandissime vallate e altopiani: nacque lassù, ed era una bambina. Nacque da campesinos, contadini con poca terra e molta povertà: e certo, appena nata, ebbe un nome, Carmen, Eugenia, Ana, Luz, chissà. I suoi genitori, quando nacque, volevano che il suo nome restasse, ma per poterlo fare registrare dovevano pagare delle tasse. Soldi per quella spesa non ce n’era, così il suo nome non fu registrato; Ana, Eugenia, Carmen, quel che fosse, non fu mai scritto, solo pronunciato. Per cinque anni visse sulle Ande, e aiutò la madre e le sorelle a lavorare i campi: le sue mani, già a quell’età, non erano più belle. Portava l’acqua, zappava la terra, raccoglieva la legna e le patate, impastava focacce: a cinque anni aveva già le mani rovinate. Sua madre la chiamava con il nome che non sappiamo, e diceva così: -…vedrai, quando sarai più grande, tu vivrai bene, non sarai più qui. Non farai più lavori di fatica, e mangerai ogni volta che vorrai, con vestito
rosso andrai a ballare, e a casa, ogni tanto, tornerai. Perché la madre di quella bambina parlava in quel modo? Perché c’era, nel villaggio, giù in basso, nella valle, la signora Jacinto, un’infermiera. La signora Jacinto, che sapeva il numero di figli di Marita, questo era il nome della madre, un giorno le aveva detto: - Ahi, che brutta vita, fanno i tuoi figli, su per la montagna, e soprattutto quella piccolina, come si chiama?... Ma sicuro! È forte? È intelligente? È carina? Sai cosa penso? Se voi me la date, la porterà in città, da certa gente che la terrà, la farà andare a scuola: se invece cresce qui, non avrà niente. Ma tutto questo quanto costerà?-Aveva chiesto Marita, sperando. Rispose l’altra: - Farai a casa mia un po’ di pulizie, di quando in quando. Così, a cinque anni, con un nome che era una parola pronunciata, non scritta sulla carta, la bambina giù nella gran città fu trasportata. Ma cosa accade? Chi l’accompagnava da quella brava gente, si sbagliò? Oppure Jacinto era bugiarda? Che cosa accadde? Questo non lo so. Dopo un anno, lassù, quell’infermiera disse a Marita: - Si è persa in città: la polizia la sta cercando, e certo, un giorno o l’altro, la ritroverà. Ma se le cose stavano in quel modo chi cerca una bambina, chi la trova, se non ha un nome, se non ha una carta, se della sua esistenza non c’è prova? Ma non era così: quella bambina non si era persa, era stata venduta, per un po’ di denaro, a una famiglia, e stava lì, a servire, sconosciuta. Lei diceva: - il mio nome è… Ma, per paura che fosse trovata, quelli glielo cambiarono in Lucia, e con quel nome falso fu chiamata. E non andava a scuola, ma faceva, piccola serva, i molti lavori che occorrono: puliva, cucinava, e stava in casa, non andava fuori, perché dove può andare una bambina che non ha un nome, e nemmeno sa il nome del villaggio dov’è nata? Dove può andare, in una città? E lavorava lì, dove le davano almeno da mangiare e da dormire: era un fantasma che non ha nemmeno un nome proprio, che si possa dire. Dopo tre anni finì in una casa piena di gente, a lavare, ore e ore, i panni a tutti, nell’acqua bollente, e le sue mani erano un dolore. Un giorno che, dopo la gran fatica, qualcuno ancora la picchiò, fuggì. Per un giorno e una notte vagò sola, mangiò rifiuti, e per strada dormì. Si risvegliò in un letto. Aveva accanto una giovane donna, un’assistente, che chiese il suo nome sorridendo, ma la bambina non rispose niente: il nome antico l’aveva scordato, ma non disse “Lucia”, per paura di essere ritrovata dai padroni, così rimase zitta, ferma e dura. Poi in una grande casa fu portata, con molti altri bambini e bambine. C’era una scuola dove si studiava, e le maestre, delle signorine. Lei parlava pochissimo, ascoltava, e disegnava, scriveva, imparava. - Ricordi quando eri piccolina?- Chiedevano, ma lei non ricordava. Le diedero un nome, per chiamarla: il nome era Francisca. Dopo un po’ lei rispondeva a quel nuovo nome, e di Lucia si dimenticò. Quasi tutti i bambini, in quella casa, compivano gli anni a Natale, perché la loro età non si sapeva: era un compleanno generale. Lei, un Natale, compì undici anni, ed ebbe in regalo un libro grande, un po’ usato, ma le piacque molto, c’erano molte foto delle Ande. Un giorno, a marzo, a pagina novanta, vide una montagna con la cima che somigliava a un lama senza orecchie, e le sembrò di averla vista prima; lo disse, allora, alla sua maestra, e la maestra, molto emozionata, guardò una carta, poi lesse il nome di un villaggio: “San Tomè de Plata”. E la bambina cantò una canzone che diceva così: “Santo Tomé, proteggici fin quando siamo vivi, e poi, da morti, prendici con te!”. E Gracia, la maestra, disse: - Sai, Francisca, presto noi faremo un viaggio! Lei la guardava, zitta. Gracia aggiunse: -lassù c’è neve, adesso, andremo a maggio. E quando venne maggio, prima in treno, poi sopra una corriera gialla e blu, le due arrancarono su per le Ande: -Guarda, Francisca! San Tomé, lassù! Lei stava ad occhi aperti, un po’ stordita, e le sembrava un sogno, e sorrideva, guardava, e d’improvviso pianse forte, perché guardava e riconosceva. E poi rivide sua madre, Marita, e Marita rivide sua figlia, e tutti che piangevano ridendo, tutto il villaggio insieme alla famiglia. E dopo Gracia disse:- Noi, laggiù, la chiamiamo Francisca, ma qual è il suo nome vero? - E Marita disse:-È Consuelo- e la strinse a sé. Così ebbe il suo nome, dichiarato, scritto per sempre: fu lei che lo scrisse. Poi diventò maestra, e insegnò a scrivere ai bambini, finché visse.

 "Storia di Lei" di Roberto Piumini, edito nella raccolta "Non calpestate i nostri diritti", Ed. Unicef/il  battello a vapore.



Cosa significa avere un'identità?



IO ESISTO, IO SOGNO





AVRAI UNA SCUOLA DOVE POTER STUDIARE






AVRAI GIOCATTOLI PER POTER VIAGGIARE CON LA FANTASIA







AVRAI LA LIBERTA' DI SCEGLIERE



AVRAI UNA FAMIGLIA





AVRAI UN SOGNO CHE DIVENTERA' REALTA'




HO SOGNATO DI VOLARE

Dacia Maraini 



Ho sognato di volare

tante volte in una
una volta in tante,
leggera sopra i tetti
con un sospiro di gioia nera
posandomi sui cornicioni
seduta in bilico su un comignolo
quanto quanto quanto
ho camminato sulle vie
ariose dell'orizzonte
fra nuvole salate e raggi di sole
un gabbiano dal becco aguzzo
un passero dalle piume amare
erano le sole compagnie
di una coscienza addormentata
vorrei saper volare
ancora in sogno ancora,
come una rondine,
da una tegola all'altra
e poi sputare sulle teste
dei passanti e ridere
della loro sorpresa, piove?
O sono lacrime di un Dio ammalato?
Volo ancora, ma nelle tregue del sonno
il piede non più leggero
scivola via, una mano si aggrappa
alla grondaia che scappa
vorrei volando volare
e riempire di allegrie
le spine del buio.



I sogni dei più piccoli, i nostri sogni




There's a place
In your heart
And I know that it is love
And this place could
Be much
Brighter than tomorrow
And if you really try
You'll find there's no need
To cry
In his Place you'll feel
There's no hurt or sorrow
There are ways
To get there
If you care enough
For the living
Make a little space
Make a better place...
Heal the world
Make it a better place
For you and for me
And the entire human race
There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me
If you want to know why
There's a love that
Cannot lie
Love is strong
It only cares of
Joyful giving
If we try
We shall see
In the bliss
We cannot feel
Fear or dread
We stop existing and
Start living
Then it feels that always
Love's enough for us growing
So make a better world
Make a better world...
Heal the world
Make it a better place
For you and for me
And the entire human race
There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me
And the dream we were
Conceived in
Will reveal a joyful face
And the world we
Once believed in
Will shine again in grace
Then why do we keep
Strangling life
Wound this earth
Crucify its soul
Though it's plain to see
This world is heavenly
Be God's glow
We could fly so high
Let our spirits never die
In my heart
I feel you are all
My brothers
Create a world with
No fear
Together we cry
Happy tears
See the nations turn
Their swords
Into plowshares
We could really get there
If you cared enough
For the living
Make a little space
To make a better place...
Heal the world
Make it a better place
For you and for me
And the entire human race
There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me

There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me
You and for me
You and for me
C'è un posto
Nel tuo cuore
E so che è l'amore
E questo posto potrebbe essere
molto più luminoso di domani
E se tu davvero ci provi
Scoprirai che non c'è alcun motivo
Di piangere
In questo posto sentirai
Che non c'è dolore o dispiacere
Ci sono vari modi
Per arrivarci
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un piccolo spazio
Crea un posto migliore...
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
Se vuoi sapere perché
C'è un amore che
Non può mentire
L'amore è forte
Necessita solo
di donare gioia
Se proviamo
Noi vedremo
Che in questa beatitudine
Non possiamo provare
Paura o terrore
Finiamo di esistere e
Iniziamo a vivere!
Allora sentiremo che sempre
L'amore è sufficiente
Per farci crescere
Dunque crea un mondo migliore
Crea un mondo migliore...
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
E il sogno in cui stavamo credendo
Rivelerà un volto migliore
E il mondo in cui una volta credevamo
Splenderà ancora nella grazia
Allora perché continuiamo
A reprimere la vita
A ferire questa terra
Crocifiggendo la sua anima
Anche se è semplice da capire
Che questo mondo è
Luce di Dio?
Noi potremmo volare così in alto
Lasciamo che i nostri spiriti non muoiano mai
Nel mio cuore
Io sento che voi siete tutti
Miei fratelli
Create un mondo
Senza paura
Insieme noi piangeremo
Lacrime di felicità
Guardando le nazioni trasformare
Le loro spade in vomeri
Noi potremmo davvero arrivarci fino a questo
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un piccolo spazio
Per creare un posto migliore...
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
Per te e per me.





Attività: scrivere seguendo lo schema del mito un testo dal titolo
Come nasce un sogno

1 dicembre 2012

IA: Io, piccolo cittadino, ho anche dei diritti



Il nostro percorso, iniziato dai doveri del piccolo cittadino, ora prosegue con i diritti; a tappe alterne vedremo altri doveri e così altri diritti, concretizzando il nostro progetto sulla cittadinanza: Identità, io sono un bambino io sono un cittadino.
Il discorso è iniziato in una data importante per il mondo, il 20 novembre, giorno in cui si ricorda la Convenzione dei diritti dell'infanzia. 
Lo scorso 20 novembre non avremmo potuto prescindere dai fatti accaduti in medio oriente, dalla guerra ancora una volta scatenatisi nella Striscia di Gaza. Un modo difficile per introdurre un argomento, ma utile per mettere in contatto i ragazzi con il mondo nel quale vivono, consapevoli che coscienza civica sia anche conoscere e interessarsi ai problemi del mondo, non viverli come lontani da sé.




Ho prima introdotto in modo semplice i fatti sia storici sia di cronaca di cui avremmo parlato.








La prima fase del lavoro sarà puramente riflessiva, ci avvarremo di ogni tipo di materiale per accumulare idee, riflessioni ed emozioni (il tempo è tiranno, con questa classe ho solo un'ora e tutti i docenti sapranno che non è mai sempre un'ora).
Il nostro punto di partenza è stata la visione di alcune foto scattate ai bambini che stanno vivendo questa guerra, non foto crude e completamente esplicite, ma che comunque  dicono molto su cosa stiano vivendo questi bambini.









Le immagini sono molto toccanti, i ragazzi hanno mostrato interesse, ma anche, stranamente, incredulità, anche nel discorso introduttivo, sembrava loro molto strano che bambini e ragazzi anche della loro età vivessero in condizioni del genere.
Hanno notato: case distrutte, bambini che raccolgono calcinacci, pupazzi senza un bambino, bambini a scuola nascosti sotto i banchi, bambini di fronte a delle armi, bambini nascosti dietro finestre sbarrate, genitori piangere, bambini feriti, bambini sulla strada davanti a case che non ci sono più.




 





Ma cosa vogliono questi bambini? Sognano come gli altri il loro futuro? Lo sanno fare?







In una seconda lezione siamo partiti proprio da questo: cosa vogliono, desiderano, di cosa hanno bisogno i bambini e i ragazzi di tutto il mondo?

Per introdurre il discorso mi è venuta in mente una famosa canzone di Claudio Baglioni, Avrai, canzone che il cantautore dedica al figlio. Mi sono ricordata che avevo usato questa canzone per un video, proprio sui diritti dell'infanzia, realizzato qualche anno fa in un'altra scuola insieme a due altre docenti, video che tra l'altro risale a prima del blog. Prima di inserire il video e il testo della canzone, volevo "usare" il mio blog a scopo personale e ringraziare le due insegnanti, che, con me, hanno partecipato al progetto, le colleghe Cristina Galizia e Regina Spoletini, che hanno, con il loro aiuto, contribuito affinché diventassi l'insegnante che sono ora.



Avrai
Claudio Baglioni

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle 
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle 
tuoni d'aerei supersonici che fanno alzar la testa 
e il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra 
avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare 
schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate 
un treno per l'America senza fermate 
avrai due lacrime più dolci da seccare 
un sole che si uccide e pescatori di telline 
e neve di montagne e pioggia di colline 
avrai un legnetto di cremino da succhiare 
avrai una donna acerba e un giovane dolore 
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore 
avrai una sedia per posarti ore 
vuote come uova di cioccolato 
ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato 
avrai avrai avrai 
il tuo tempo per andar lontano 
camminerai dimenticando 
ti fermerai sognando 
avrai avrai avrai 
la stessa mia triste speranza 
e sentirai di non avere amato mai abbastanza 
se amore amore avrai 
avrai parole nuove da cercare quando viene sera 
e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera 
la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po' di tosse 
Natale di agrifoglio e candeline rosse 
avrai un lavoro da sudare 
mattini fradici di brividi e rugiada 
giochi elettronici e sassi per la strada 
avrai ricordi di ombrelli e chiavi da scordare 
avrai carezze per parlare con i cani 
e sarà sempre di domenica domani 
e avrai discorsi chiusi dentro mani 
che frugano le tasche della vita 
ed una radio per sentire che la guerra è finita 
avrai avrai avrai 
il tuo tempo per andar lontano 
camminerai dimenticando ti fermerai sognando 
avrai avrai avrai 
la stessa mia triste speranza 
e sentirai di non avere amato mai abbastanza 
se amore amore amore avrai.




                              



Durante questa seconda lezione abbiamo iniziato quindi a leggere dei testi, integrati ancora con dei video.

Pinin Carpi, I bambini sulle montagne
Corrono sulle montagne i miei bambini,
nei boschi delle liane,
nei sentieri,
sull’acqua dei torrenti,
 nelle valli
dove c’è ombra fresca e sassi
e rami che si frantumano.
I sentieri si arrampicano e vanno
e incontrano altri sentieri
e altri sentieri
e i bambini raggiungono la cima
e vedono più in alto
un’altra cima e un’altra cima.
Finché arrivano agli alberi
carichi di ricci di castagne
dove c’è un grande prato per saltare,
correre, rotolarsi e mangiare
uova sode e panini col prosciutto,
formaggio e cioccolata.
Poi tornano nei boschi
dove ci son tanti segreti
da esplorare e scoprire,
e le fragole e i fiori bianchi,
i lamponi e i fiori celesti,
le more e le castagne marroni,
i fiori lilla e bruni e i lunghi rami
guizzanti
per farci dei bastoni.
Scoprono i boschi fondi
dentro le valli buie
e giù dai colli a onde
d’erba piena di vento
dove si corre al vento come i cervi
delle grandi foreste
che giocano coi lupi grigi
fra i cupi roccioni
in mezzo ai tronchi
degli alberi giganti.
Con la sera diventano capanne
aperte verso il cielo
dove nel blu turchino
le stelle a poco a poco
affiorano dorate
e tremano d’emozione
coi loro occhi splendenti
guardando i miei bambini
contenti come il mondo dei sogni.
Il mondo dei loro bravi amici
che vengono a giocare a guardie e ladri
dopo mangiato,
quando c’è buio, fra case e giardini,
dietro i muri,
nei nascondigli segreti e felici.
Roberto Piumini, Da grande farò
Da grande farò
il guardiano di un faro
di trentasei colori.
Il pilota di un autobus
con le ruote-girandola.
Il fornaio-salumaio
dei panini imbottiti.
Il prete di una chiesa
tutta di vetro.
L’avvocato dei ladri
che rubano fiori.
Il vigile cow-boy
a un incrocio di mucche.
Il maestro di nuoto
dei delfini d’argento.
Il sarto delle vele
che strappò il vento.
Accompagnerò al mare
ogni piccolo fiume.
Farò il sollevatore
di piume
.
 Essere bambini (di Timoteo Jaimusse, 12 anni, Centro ASEM Beira, Mozambico)
Essere bambini è essere frutto del domani Amando sogni capovolti Orizzonti più ampi

Sono tutti i bambini che segnano il nostro destino Bambini ricchi, poveri, senza padre, senza famiglia

Lasciano sempre la ragione ondularsi in grandi emozioni E il prezzo è sanguinare l’anima, il corpo e il cuore

E alla fine sapranno ergere e far crescere Altri bambini forti dal basso fino all’alto Per vincere sempre la vita.

(traduzione dal portoghese) 







curiose le poesie ispirate a quelle lette in classe, abbiate fiducia ;-)



Da grande faro un vigile che ferma le macchine,
un astronauta che va nello spazio,
il macellaio che vende la carne di mucca
un pilota di aerei che fa viaggi lunghissimi 
farò tanti altri lavori 
perché io posso fare tantissimi lavori  
e nessuno mi impedisce niente.
Gianmarco

a presto per le prime conclusioni...

per aiutare i ragazzi a realizzare degli spot ne ho fatto uno io con il testo di Cristiano con pazienza avremo anche gli altri




stessa cosa con il decalogo di Claudia, poi si partirà con le lezioni di informatica ;-)



con pazienza...


Ed ecco il nostro "cartellone"


insieme ai ragazzi abbiamo elencato tutto ciò che significa essere bambino, il nostro titolo è stato Io bambino, Io ragazzo e abbiamo scritto tutto ciò che ci veniva in mente dividendolo poi in quattro grandi gruppi: Io gioco, Io ho bisogno, Io voglio sapere, Io sento. I ragazzi, hanno poi costruito questo albero autunnale - invernale (che ogni tanto giustamente perde foglie) che è diventato il nostro Albero delle voci, abbiamo deciso di scrivere le voci all'interno di fumetti fosforescenti, facendo sbocciare la primavera nel nostro giardino. Come vedete manca il titolo sull'albero, ma non disperiamo.

Ringrazio la mia collega di arte e amica (bravissima artista) Alessia Zolfo, e il professor Fabio Soriano che ha realizzato le foto.