descrizione

Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.
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21 settembre 2015

Storie di sogni e di progetti

orientamento
classe IIIB
a.s. 2015-16
pagina riassuntiva sul tema










La storia di Steve Jobs





                                      


             Lavoro di comprensione per gruppi: ogni gruppo dovrà formulare tre domande su ogni video e rispondere a tutte le domande degli altri gruppi
formulare domande sui due monologhi.

13 settembre 2015

"Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa"

orientamento
classe IIIB
a.s. 2015-16
pagina riassuntiva sul tema



Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa.
Mario Calabresi, Mondadori 2014
Le nostre lezioni di accoglienza che serve ad orientarci, iniziare un percorso segnato da grandi esempi, giovani come voi che hanno cambiato la loro vita e la storia e cominciare a "fare amicizia" con l'idea di futuro, scelta, sogno e valore.






Gianluigi Rho e Mirella Capra si sposano a Milano nei primi anni Settanta. Lui è ginecologo, lei è pediatra. Si sono appena laureati, hanno poco più di vent'anni. Stilano una lista di nozze molto particolare: invece di argenteria e servizi di piatti e bicchieri, chiedono attrezzature da sala operatoria per un reparto maternità che non esiste ancora ma che loro contribuiranno a creare e a far crescere in anni di durissimo ma gioioso lavoro. Mirella, il 15 luglio 1970, dopo la prima visita all'ospedale in costruzione, scrive una lettera a casa in cui, dopo aver evidenziato una lunga lista di problemi, conclude: "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa". Mario Calabresi conosce questa storia da quando è bambino: Gigi e Mirella sono i suoi zii. Oggi ha scelto di raccontarla, perché è necessario provare a rispondere ai dubbi, allo scetticismo, allo scoraggiamento di tanti ragazzi che si chiedono se valga ancora la pena coltivare dei sogni. Quella di Gigi e Mirella, ma anche quella di Elia e la sua lampara che ogni notte prende il largo dal porto di Genova o quella di Aldo che rimette in moto le pale del mulino abbandonato della sua famiglia, sono le storie di giovani di ieri e di oggi che hanno saputo guardare avanti con coraggio. Sono storie di ragazzi italiani che non hanno avuto paura di diventare grandi.

lettura dell'introduzione al libro 







"Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale di oggi, perché questa gioventù è senza dubbio insopportabile, irriguardosa e saputa. Quando ero ancora giovane mi sono state insegnate le buone maniere ed il rispetto per i genitori: la gioventù di oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.” 
Esiodo
(VIII secolo a.C. – VII secolo a.C.)


Il confronto tra generazioni è sempre difficile, passato, presente e idea di futuro s'intrecciano e spesso entrano in contrasto ed è così che nasce il cambiamento. 






















Goffredo Mameli a simbolo di tutti i giovani del nostro risorgimento

Iqbal e tutti i bambini coraggiosi che si ribellano al loro destino





































 


La lettera al mondo di Yaugine e Fodé, che nel luglio del 1999 presero un aereo per cambiare la loro vita e la vita dei bambini come loro.

Lettura, analisi e commento del testo Il giovane gambero di Gianni Rodari


"IL GIOVANE GAMBERO" favola di Gianni Rodari



Un giovane gambero pensò: - Perché nelle mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco. – Cominciò a esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica: Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole. Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: - State a vedere.- E fece una magnifica corsetta in avanti. - Figlio mio,- scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene. - I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare. Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse : - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua , il ruscello è grande : vattene e non tornare più indietro.- Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo. Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea. - Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.- - Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana. - Ohibò ohibò, -disse un terza. Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto ad un sasso. – Buon giorno, - disse il giovane gambero. Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua, piuttosto che rivolgermi la parola: Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.- Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava: - Ho ragione io.- E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino. Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! –





18 dicembre 2014

Un sogno ad occhi aperti

Nell'ambito della settimana dedicata all'intercultura (vedi le attività nello specifico) oggi i ragazzi di seconda hanno visto il film Un sogno ad occhi aperti, bellissimo film con una fantastica colonna sonora.





La classe dovrà svolgere le seguenti attività

1. Raccontare gli episodi dell'intero film (testo narrativo) in prima persona, nei panni di uno dei seguenti personaggi:
- il protagonista (il giovane David)
- il suo nuovo vicino di origini Jamaicane
- la mamma di David

ricorda che ogni evento verrà raccontato dal punto di vista del personaggio, quindi dovrai avere molta cura nella stesura delle sequenze riflessive

2. Scrivere un testo riflessivo esprimendo le tue riflessioni sui molteplici messaggi proposti dal film, doverosi saranno i riferimenti ai singoli episodi utili a confermare quanto da te espresso


19 novembre 2014

Io esisto e sogno

IC
Istituto Comprensivo Cave
a. s. 2013/14

I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
lezione introduttiva




le nostre riflessioni saranno evidenziate in giallo

Cos'è la Convenzione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza?




LA CONVENZIONE
IO NASCO, IO ESISTO


Articolo 7

Hai il diritto di avere un nome e al momento della tua nascita il tuo nome il nome dei tuoi genitori e la data devono venire scritti.

Hai il diritto di avere una nazionalità e il diritto di conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro.

Articolo 8
La tua identità deve essere difesa, compresa la nazionalità, il nome e le tue relazioni familiari.

Il sogno
Una luce mi riempie gli occhi. 
La mia anima vola
sopra il mio corpo superficiale.
Invecchio
sempre di più.
La mia anima è disperata
non può far nulla
contro la morte del suo guscio.
Il mio corpo ha compiuto
il suo cammino.
Ancor prima di poter pensare,
la luce.
Più di prima.
Ora tutto mi circonda,
mi avvolge
Il buio: non riesco a vedere.
Una luce attira tutta la mia mente.
Sto cadendo fuori.
Ora tutto è finito.
Freddo.
Piango, mi dimeno.
Sono nata.
tratto dal web

Storia di lei
Comincia qui la storia di qualcuno che non aveva niente, neanche il nome: io l’ho sentita, e ora la racconto, prima dicendo un dove, poi un come. Il dove è sulle Ande, gran catena di monti dell’America Latina, grandissime vallate e altopiani: nacque lassù, ed era una bambina. Nacque da campesinos, contadini con poca terra e molta povertà: e certo, appena nata, ebbe un nome, Carmen, Eugenia, Ana, Luz, chissà. I suoi genitori, quando nacque, volevano che il suo nome restasse, ma per poterlo fare registrare dovevano pagare delle tasse. Soldi per quella spesa non ce n’era, così il suo nome non fu registrato; Ana, Eugenia, Carmen, quel che fosse, non fu mai scritto, solo pronunciato. Per cinque anni visse sulle Ande, e aiutò la madre e le sorelle a lavorare i campi: le sue mani, già a quell’età, non erano più belle. Portava l’acqua, zappava la terra, raccoglieva la legna e le patate, impastava focacce: a cinque anni aveva già le mani rovinate. Sua madre la chiamava con il nome che non sappiamo, e diceva così: -…vedrai, quando sarai più grande, tu vivrai bene, non sarai più qui. Non farai più lavori di fatica, e mangerai ogni volta che vorrai, con vestito
rosso andrai a ballare, e a casa, ogni tanto, tornerai. Perché la madre di quella bambina parlava in quel modo? Perché c’era, nel villaggio, giù in basso, nella valle, la signora Jacinto, un’infermiera. La signora Jacinto, che sapeva il numero di figli di Marita, questo era il nome della madre, un giorno le aveva detto: - Ahi, che brutta vita, fanno i tuoi figli, su per la montagna, e soprattutto quella piccolina, come si chiama?... Ma sicuro! È forte? È intelligente? È carina? Sai cosa penso? Se voi me la date, la porterà in città, da certa gente che la terrà, la farà andare a scuola: se invece cresce qui, non avrà niente. Ma tutto questo quanto costerà?-Aveva chiesto Marita, sperando. Rispose l’altra: - Farai a casa mia un po’ di pulizie, di quando in quando. Così, a cinque anni, con un nome che era una parola pronunciata, non scritta sulla carta, la bambina giù nella gran città fu trasportata. Ma cosa accade? Chi l’accompagnava da quella brava gente, si sbagliò? Oppure Jacinto era bugiarda? Che cosa accadde? Questo non lo so. Dopo un anno, lassù, quell’infermiera disse a Marita: - Si è persa in città: la polizia la sta cercando, e certo, un giorno o l’altro, la ritroverà. Ma se le cose stavano in quel modo chi cerca una bambina, chi la trova, se non ha un nome, se non ha una carta, se della sua esistenza non c’è prova? Ma non era così: quella bambina non si era persa, era stata venduta, per un po’ di denaro, a una famiglia, e stava lì, a servire, sconosciuta. Lei diceva: - il mio nome è… Ma, per paura che fosse trovata, quelli glielo cambiarono in Lucia, e con quel nome falso fu chiamata. E non andava a scuola, ma faceva, piccola serva, i molti lavori che occorrono: puliva, cucinava, e stava in casa, non andava fuori, perché dove può andare una bambina che non ha un nome, e nemmeno sa il nome del villaggio dov’è nata? Dove può andare, in una città? E lavorava lì, dove le davano almeno da mangiare e da dormire: era un fantasma che non ha nemmeno un nome proprio, che si possa dire. Dopo tre anni finì in una casa piena di gente, a lavare, ore e ore, i panni a tutti, nell’acqua bollente, e le sue mani erano un dolore. Un giorno che, dopo la gran fatica, qualcuno ancora la picchiò, fuggì. Per un giorno e una notte vagò sola, mangiò rifiuti, e per strada dormì. Si risvegliò in un letto. Aveva accanto una giovane donna, un’assistente, che chiese il suo nome sorridendo, ma la bambina non rispose niente: il nome antico l’aveva scordato, ma non disse “Lucia”, per paura di essere ritrovata dai padroni, così rimase zitta, ferma e dura. Poi in una grande casa fu portata, con molti altri bambini e bambine. C’era una scuola dove si studiava, e le maestre, delle signorine. Lei parlava pochissimo, ascoltava, e disegnava, scriveva, imparava. - Ricordi quando eri piccolina?- Chiedevano, ma lei non ricordava. Le diedero un nome, per chiamarla: il nome era Francisca. Dopo un po’ lei rispondeva a quel nuovo nome, e di Lucia si dimenticò. Quasi tutti i bambini, in quella casa, compivano gli anni a Natale, perché la loro età non si sapeva: era un compleanno generale. Lei, un Natale, compì undici anni, ed ebbe in regalo un libro grande, un po’ usato, ma le piacque molto, c’erano molte foto delle Ande. Un giorno, a marzo, a pagina novanta, vide una montagna con la cima che somigliava a un lama senza orecchie, e le sembrò di averla vista prima; lo disse, allora, alla sua maestra, e la maestra, molto emozionata, guardò una carta, poi lesse il nome di un villaggio: “San Tomè de Plata”. E la bambina cantò una canzone che diceva così: “Santo Tomé, proteggici fin quando siamo vivi, e poi, da morti, prendici con te!”. E Gracia, la maestra, disse: - Sai, Francisca, presto noi faremo un viaggio! Lei la guardava, zitta. Gracia aggiunse: -lassù c’è neve, adesso, andremo a maggio. E quando venne maggio, prima in treno, poi sopra una corriera gialla e blu, le due arrancarono su per le Ande: -Guarda, Francisca! San Tomé, lassù! Lei stava ad occhi aperti, un po’ stordita, e le sembrava un sogno, e sorrideva, guardava, e d’improvviso pianse forte, perché guardava e riconosceva. E poi rivide sua madre, Marita, e Marita rivide sua figlia, e tutti che piangevano ridendo, tutto il villaggio insieme alla famiglia. E dopo Gracia disse:- Noi, laggiù, la chiamiamo Francisca, ma qual è il suo nome vero? - E Marita disse:-È Consuelo- e la strinse a sé. Così ebbe il suo nome, dichiarato, scritto per sempre: fu lei che lo scrisse. Poi diventò maestra, e insegnò a scrivere ai bambini, finché visse.

 "Storia di Lei" di Roberto Piumini, edito nella raccolta "Non calpestate i nostri diritti", Ed. Unicef/il  battello a vapore.



Cosa significa avere un'identità?



IO ESISTO, IO SOGNO





AVRAI UNA SCUOLA DOVE POTER STUDIARE






AVRAI GIOCATTOLI PER POTER VIAGGIARE CON LA FANTASIA







AVRAI LA LIBERTA' DI SCEGLIERE



AVRAI UNA FAMIGLIA





AVRAI UN SOGNO CHE DIVENTERA' REALTA'




HO SOGNATO DI VOLARE

Dacia Maraini 



Ho sognato di volare

tante volte in una
una volta in tante,
leggera sopra i tetti
con un sospiro di gioia nera
posandomi sui cornicioni
seduta in bilico su un comignolo
quanto quanto quanto
ho camminato sulle vie
ariose dell'orizzonte
fra nuvole salate e raggi di sole
un gabbiano dal becco aguzzo
un passero dalle piume amare
erano le sole compagnie
di una coscienza addormentata
vorrei saper volare
ancora in sogno ancora,
come una rondine,
da una tegola all'altra
e poi sputare sulle teste
dei passanti e ridere
della loro sorpresa, piove?
O sono lacrime di un Dio ammalato?
Volo ancora, ma nelle tregue del sonno
il piede non più leggero
scivola via, una mano si aggrappa
alla grondaia che scappa
vorrei volando volare
e riempire di allegrie
le spine del buio.



I sogni dei più piccoli, i nostri sogni




There's a place
In your heart
And I know that it is love
And this place could
Be much
Brighter than tomorrow
And if you really try
You'll find there's no need
To cry
In his Place you'll feel
There's no hurt or sorrow
There are ways
To get there
If you care enough
For the living
Make a little space
Make a better place...
Heal the world
Make it a better place
For you and for me
And the entire human race
There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me
If you want to know why
There's a love that
Cannot lie
Love is strong
It only cares of
Joyful giving
If we try
We shall see
In the bliss
We cannot feel
Fear or dread
We stop existing and
Start living
Then it feels that always
Love's enough for us growing
So make a better world
Make a better world...
Heal the world
Make it a better place
For you and for me
And the entire human race
There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me
And the dream we were
Conceived in
Will reveal a joyful face
And the world we
Once believed in
Will shine again in grace
Then why do we keep
Strangling life
Wound this earth
Crucify its soul
Though it's plain to see
This world is heavenly
Be God's glow
We could fly so high
Let our spirits never die
In my heart
I feel you are all
My brothers
Create a world with
No fear
Together we cry
Happy tears
See the nations turn
Their swords
Into plowshares
We could really get there
If you cared enough
For the living
Make a little space
To make a better place...
Heal the world
Make it a better place
For you and for me
And the entire human race
There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me

There are people dying
If you care enough
For the living
Make a better place
For you and for me
You and for me
You and for me
C'è un posto
Nel tuo cuore
E so che è l'amore
E questo posto potrebbe essere
molto più luminoso di domani
E se tu davvero ci provi
Scoprirai che non c'è alcun motivo
Di piangere
In questo posto sentirai
Che non c'è dolore o dispiacere
Ci sono vari modi
Per arrivarci
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un piccolo spazio
Crea un posto migliore...
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
Se vuoi sapere perché
C'è un amore che
Non può mentire
L'amore è forte
Necessita solo
di donare gioia
Se proviamo
Noi vedremo
Che in questa beatitudine
Non possiamo provare
Paura o terrore
Finiamo di esistere e
Iniziamo a vivere!
Allora sentiremo che sempre
L'amore è sufficiente
Per farci crescere
Dunque crea un mondo migliore
Crea un mondo migliore...
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
E il sogno in cui stavamo credendo
Rivelerà un volto migliore
E il mondo in cui una volta credevamo
Splenderà ancora nella grazia
Allora perché continuiamo
A reprimere la vita
A ferire questa terra
Crocifiggendo la sua anima
Anche se è semplice da capire
Che questo mondo è
Luce di Dio?
Noi potremmo volare così in alto
Lasciamo che i nostri spiriti non muoiano mai
Nel mio cuore
Io sento che voi siete tutti
Miei fratelli
Create un mondo
Senza paura
Insieme noi piangeremo
Lacrime di felicità
Guardando le nazioni trasformare
Le loro spade in vomeri
Noi potremmo davvero arrivarci fino a questo
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un piccolo spazio
Per creare un posto migliore...
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me
Per te e per me.





Attività: scrivere seguendo lo schema del mito un testo dal titolo
Come nasce un sogno

7 maggio 2011

IA poesia: il sogno

Torniamo per un po' all'anima, abbiamo giocato con i suoni e con un po' di rime...poi ci torneremo, ora andiamo di nuovo nel profondo della poesia con un "gioco" nuovo che metterà alla prova la vostra fantasia e abilità di ....sognare. 
Abbiamo archiviato un bel po' di figure retoriche: allitterazione e onomatopea, paragone, similitudine, metafora e personificazione, anafora e inversione...dimentico qualcosa? ... vedere cartellone in classe ;-) teniamo quindi a portata di mano gli strumenti del poeta e...riprendiamoci la nostra fantasia.



Partiamo con un argomento particolare: IL SOGNO, 
ma non quello del tipo "cosa voglio fare da grande" ma quello che si fa a occhi chiusi, quello senza limiti, senza senso, che non ci sappiamo spiegare, che ci può spaventare, o magari rasserenare.




Questa mattina in classe...

Ho chiesto ai ragazzi cosa significasse per loro sogno e cosa sognassero abitualmente, se ci fossero sogni ricorrenti oppure no...

Vi lascio immaginare le loro risposte!

Ho pensato a quel passo del De Divinatione nel quale Cicerone, per argomentare la veridicità dei sogni premonitori, asseriva che questi dipendessero dal fatto che si mangiasse pesante la sera...per la precisione fave!
Sono venuti fuori MOSTRI di tutti i colori, MORTI VIVENTI con altrettante descrizioni..., VOLI ovunque, cadute, immagini non proprio descrivibili...insomma un buon inizio...visto che il nostro viaggio doveva condurre alla fantasia SENZA LIMITAZIONI.

La notte è silenziosa 
e nel suo silenzio 
si nascondono i sogni
(Kahlil Gibran)

Il sogno come un'opera d'arte

"Dobbiamo trattare i sogni tenendo conto delle sfumature, dobbiamo trattarli come un’opera d’arte; non in modo logico e razionale... ma con un certo ritegno e una certa delicatezza. È l’arte creativa della natura a creare il sogno, e quindi dobbiamo essere alla sua altezza quando tentiamo di interpretarlo".
Dopo qualche riflessione abbiamo messo un po' di musica ed è iniziato il nostro viaggio attraverso il sogno, ossia attraverso le immagini del sogno.







Sogno causato dal volo di un’ape attorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio
(Salvador Dalì)

Il sogno
(Salvador Dalì)

Sogno
(René Magritte)

L’incubo
(Fussli)

Il sogno
(Pablo Picasso )

IL SOGNO
( Henri Rousseau )

La reve transformè-Il sogno trasformato
(Giorgio de Chirico)

Sogno di una notte di mezza estate
(Marc Chagall)

Promenade
(Marc Chagall)

La Danseuse
(Marc Chagall)


Le Coq Rouge
(Marc Chagall)



 I ragazzi sono stati particolarmente attratti dai dipinti soprattutto da alcuni...tanto che è venuta fuori una domanda molto particolare, che chi studia letteratura, arte o musica, almeno una volta ... forse più di una volta si sarà posta: Ma prof., questi artisti ci pensavano prima a quello che dovevano dipingere e comunicare o si mettevano lì e "quello che veniva veniva"?....insomma abbiamo avuto anche un angolino dedicato alla critica d'arte.

Di particolare interesse le osservazioni sul dipinto di Magritte:
l'anima che si divide dal corpo, uno che deve lasciare un luogo ma ci lascia l'anima e i ricordi, l'uomo allo specchio

Spiazzati dal lavoro di Dalì, di fronte all'esplosione di immagini, ma soprattutto di fronte a Il sogno (a parte le somiglianze con un prof o con l'altro...evito di fare riferimenti alla materia insegnata), una ragazza ha visto nell'enorme volto sospeso e sorretto da rami un uomo molto triste che ha bisogno di compassione e sostegno.

In Picasso hanno visto la lotta tra il bene e il male, secondo loro divide il volto della donna addormentata e...incinta.

Alla vista del dipinto di Rousseau un ragazzo della prima fila ha gridato:"Prof! questo è il progetto Ambienti@moci!!!"

Ma quello che hanno visto più vicino ai loro "sogni" è stato Chagall, tutti quegli omini volanti hanno colpito il loro animo di fanciulli...

Non a caso avevo messo questo per ultimo, il volo è il modo più rapido per "viaggiare", metafora di viaggio, estraniamento, allontanamento dalla realtà e quindi abbiamo ascoltato una canzone che sembra proprio sia stata ispirata dal dipinto di Chagall Le Coq Rouge e che parla di un sogno...







Era venuto il momento di leggere finalmente qualcosa...era una lezione di poesia in fin dei conti!



HO SOGNATO DI VOLARE
Dacia Maraini
Dacia Maraini Dacia Maraini  Ho sognato di volare tante volte in una una volta in tante, leggera sopra i tetti con un sospiro di gioia nera posandomi sui cornicioni seduta in bilico su un comignolo quanto quanto quanto ho camminato sulle vie ariose dell'orizzonte fra nuvole salate e raggi di sole un gabbiano dal becco aguzzo un passero dalle piume amare erano le sole compagnie di una coscienza addormentata vorrei saper volare ancora in sogno ancora, come una rondine, da una tegola all'altra e poi sputare sulle teste dei passanti e ridere della loro sorpresa, piove? O sono lacrime di un Dio ammalato? Volo ancora, ma nelle tregue del sonno il piede non più leggero scivola via, una mano si aggrappa alla grondaia che scappa vorrei volando volare e riempire di allegrie le spine del buio.

  William Shakespeare, Sonetto 43  Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono, perché per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell'oscuro.Allora tu, la cui ombra le ombre illumina,quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombraal chiaro giorno con la tua assai più chiara luce,quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende!Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,guardando a te nel giorno vivente,quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta,attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa!Tutti i giorni sono notti a vedersi, finché non vedo te,e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.








Molte sono le canzoni, le poesie, o i dipinti che parlano dei sogni in ogni loro forma, ma a noi serviva solo un "piccolo" spunto per scrivere i nostri sogni.
Abbiamo letto quindi un esempio di quello che sarebbe stato il loro lavoro:


 Una luce forte. Sto volando sopra il mio corpo addormentato. A un certo punto i capelli mi diventano bianchi sempre più bianchi, la pelle mi si raggrinza. Sto invecchiando, sto diventando una vecchia. I capelli mi cadono, la pelle mi si lacera. Sono morta, sono un cadavere: La pelle è marcia: cade. Gli occhi mi escono dalle orbite, i muscoli si spezzano. E poi di nuovo quella luce fortissima. Un senso di caldo umido, bagnato. Tutto ciò che mi è intorno mi avvolge. Degli urli. Buio. Ma una luce penetra da un tunnel. Mi attira, sto viaggiando verso di lei. La luce diventa sempre più forte, accecante: Fuori ci sono urli, respiri. Ma io sto per cadere. Sento qualcosa che mi spinge fuori. Qualcosa che non vuole farmi restare in questo posto magnifico. Sono quasi uscita. Non c’è più quella sensazione di avvolgimento, di caldo umido. Tutto è freddo. Ci sono delle persone che mi prendono. E io piango. Strillo. Sono nata.
 Una luce mi riempie gli occhi. 
La mia anima vola
sopra il mio corpo superficiale.
Invecchio
sempre di più.
La mia anima è disperata
non può far nulla
contro la morte del suo guscio.
Il mio corpo ha compiuto
il suo cammino.
Ancor prima di poter pensare,
la luce.
Più di prima.
Ora tutto mi circonda,
mi avvolge
Il buio: non riesco a vedere.
Una luce attira tutta la mia mente.
Sto cadendo fuori.
Ora tutto è finito.
Freddo.
Piango, mi dimeno.
Sono nata.

Nella colonna di sinistra c'il racconto in prosa di un sogno, in quella di destra lo stesso sogno ma in poesia.

Cosa devono fare i ragazzi?

1. scrivere un sogno ispirandosi a tutto quello che abbiamo detto, ascoltato, visto in classe, la scrittura deve essere in prosa

2. il racconto non dovrà avere limiti di fantasia, si può scrivere qualsiasi cosa, soprattutto se strana

3. ma...perché c'è un ma, si devono curare le descrizioni (quindi non risparmiate gli aggettivi!), si deve inserire almeno una similitudine (se poi ne vorrete inserire diverse...) e almeno una personificazione

NON scrivete la poesia!!! lo faremo insieme in classe ascoltando musica...come al solito ;-)

e....buon lavoro ragazzi!


Ecco alcuni testi dei ragazzi...alcuni di loro hanno sognato a occhi aperti, ma in fin dei conti hanno scritto lo stesso una poesia;-)





IPERSPAZIO
di Sara Trinchieri
Un teletrasporto nel tempo,
accompagnati dai vecchi ricordi, 
dalle emozioni.
Un passaggio che abbandona la realtà.
Confusi e senza via di scampo;
senza sapere il perché.
Senza sapere se si è vivi o morti.
Niente.
Sperduti nei suoi fasci bluastri,
verso la luce:
natura infinita, colore infinito,
lucentezza incantatrice:
colorata 
misteriosa;
domandiera.
Sollevati nel vuoto;
il nostro scorrere.
Triste ma 
allo stesso tempo emozionante.
Le ore scorrono
ma non si è a conoscenza dello scopo,
della durata.
Un incubo improvviso o, 
il cambiamento della specie umana?








IL MIO SOGNO
di Saverio Mastropietro

Un calciatore
sì, essere un vero calciatore
il calcio mi dà
felicità
libertà
entusiasmo
emozioni
sì, sì
essere un vero calciatore
aprire la porta
                                                  e iniziare a giocare
                                                                                            calciare 
correre
scattare, palleggiare, tirare
e fare goal
il sole che ti batte in faccia
ti dà voglia e una gioia 
di giocare a pallone
per un'eternità
una voglia che 
non finirà mai
mai, mai, mai...




   L'inferno infernale
  di Matteo Coni                

Una strada tortuosa
un cartello triangolare
un burrone ripidissimo
l'entrata dell'inferno
sangue d'ogni parte
morti ovunque qua e là
puzza di cadaveri con l'anima sporca.






Sogno
di Lorenzo Calore

Ero diventato un lampo
e strillavo rabbioso
come un bambino spaventato.
Cadendo ho battuto la testa
mentre tutti facevano festa
mentre piango disperato
come qualcuno che va a un funerale.
E' cominciato a piovere
e le gocce d'acqua mi cominciarono a dire:
la tua testa sanguina
credo che ci vorranno i punti...

       
 I miei occhi
di Luciano De Paolis

I miei occhi dolenti e ciechi
di allegria erano bianchi
e lacrime di sangue ne uscivano
magro era il mio corpo
se qualsiasi cosa mangiavo...sangue, sangue, sangue
Dolore e supplizio mi chiudevano il cuore
ad un tratto sul mio corpo si squarciavano piaghe
come fulmini farsi spazio nel cielo
muri pieni di sangue
come se anche loro guardando tutto quell'orrore piangessero.
Macchiato e morente del mio dolore
buttato così come se non fossi niente
ma anche se ero lì sdraiato
su quel bagno di sangue
la speranza di guarire è 
forte e resiste a quel dolore.






Il sogno
di Alessandro Duca
Sono stanco, molto stanco, stanchissimo, 
il sonno mi assale
i sensi  diventano deboli, i muscoli si rilassano
gli occhi si chiudono come libri appena letti
la mente si addormenta
buio, diventa tutto buio
un flash di luce investe tutto
come l'esplosione di una bomba nucleare...
mi trovo dentro casa mia
spaesato, molto spaesato
la porta si apre un po'
esce un essere celeste celeste
come gli occhi di un gatto
comincia a seguirmi
mi viene il batticuore
la paura mi fa scattare
mi rifugio...il mostro se ne va
ma l'incubo deve ancora cominciare...
devo andare a scuola.




Il sogno

di Francesca Mattina

 Musica,luci e applausi
emozioni simili a carezze. 
Dolore,tenacia e sudore
sensazioni che ci stringono il cuore 
tutto questo è...
una scarpetta di danza!!!





IL VIAGGIO
di Giovanni Battista De Paolis


Io un bambino di notte
mi addormento appena chiudo gli  occhi
mi risveglio in un bel prato fiorito
con alberi pieni di fiori e un bel laghetto
dove mi getto e in un pesce mi trasformo
vedo alghe e altri pesci.
Cado in una cascata
vedo un amo con un vermetto
lo acchiappo, esco fuori dall'acqua 
e mi ritrasformo in uomo
ma adulto e non bambino
davanti a me un'immensa città
dove mi aggiro
cado in una fogna e da questo buco nero in una palude
un coccodrillo mi vuole mangiare
corro a più non posso fino alla fine della palude
mi ritrovo in un deserto immenso.
Cammino per miglia e ho sete e fame
affondo nelle sabbie mobili...completamente
ed eccomi di nuovo nel prato fiorito
dove una voce pronuncia i l mio nome
mi dice che è ora di andare a scuola
è mia madre, mi sveglio e il sogno finisce.