descrizione

Perché gocce di armonia? Armonia significa sovrapposizione, incontro, combinazione di suoni diversi. Suonare insieme vuol dire anche ascoltare l'altro per potersi migliorare, per poter sentire la musica con l'altro, per poter costruire insieme. Questo è quello che cerco di fare con i miei studenti: creare armonia, insegnando quanto ascoltare e ascoltarsi sia importante per imparare e conoscere insieme, insegnante inclusa.
Speriamo di comporre, goccia dopo goccia, un mare di sinfonie …
Voglio ringraziare la mia amica Cristina per l'aiuto e l'incoraggiamento, senza di lei questo blog non avrebbe mai avuto inizio. Grazie Crì

Il materiale presente nel blog è stato pubblicato con il permesso dei genitori dei ragazzi.

23 settembre 2013

IA: Benvenuti

IA Affile
a.s.2013 - 14


Finalmente in prima media! Un passo importante, l'inizio di un nuovo cammino. Lo percorreremo insieme, ma voglio trascorrere queste prime lezioni con voi a conoscerci meglio.
Conoscersi è molto importante, conoscere se stessi, come conoscere bene i propri compagni, conoscere i professori e cosa possono fare per noi.
Iniziamo quindi il nostro viaggio nella scuola dei "più grandi" con queste divertenti attività.

Di seguito illustrerò una serie di attività per l'accoglienza, ma non vi mostrerò i testi realizzati dai ragazzi per motivi vari.

Abbiamo letto e commentato insieme questo racconto:


L'incontro di Bruno Ferrero, (in C'è qualcuno lassù)
«Ebbi lo scompartimento del treno tutto per me. Poi salì una ragazza», raccontava un giovane india­no cieco. «L'uomo e la donna venuti ad accompagnar­la dovevano essere i suoi genitori. Le fecero molte raccomandazioni. Dato che ero già cieco allora, non potevo sapere che aspetto avesse la ragazza, ma mi piaceva il suono della sua voce». 
«Va a Dehra Dun?», chiesi mentre il treno usciva dalla stazione. Mi chiedevo se sarei riuscito a impe­dirle di scoprire che non ci vedevo. Pensai: se resto seduto al mio posto, non dovrebbe essere troppo dif­ficile.
 
«Vado a Saharanpur», disse la ragazza. «Là vie­ne a prendermi mia zia. E lei dove va?».
 
«A Dehra Dun, e poi a Mussoorie», risposi.
 
«Oh, beato lei! Vorrei tanto andare a Mussoorie. Adoro la montagna. Specialmente in ottobre».
 
«Sì è la stagione migliore», dissi, attingendo ai miei ricordi di quando potevo vedere. «Le colline sono cosparse di dalie selvatiche, il sole è delizioso, e di sera si può star seduti davanti al fuoco a sorseggiare un brandy. La maggior parte dei villeggianti se n'è andata, e le strade sono silenziose e quasi deserte».
 
Lei taceva, e mi chiesi se le mie parole l'avesse­ro colpita, o se mi considerasse solo un sentimenta­loide. Poi feci un errore. «Com'è fuori?» chiesi.
 
Lei però non sembrò trovare nulla di strano nella domanda. Si era già accorta che non ci vedevo? Ma le parole che disse subito dopo mi tolsero ogni dubbio. «Perché non guarda dal finestrino?», mi chiese con la massima naturalezza.
 
Scivolai lungo il sedile e cercai col tatto il fine­strino. Era aperto, e io mi voltai da quella parte fin­gendo di studiare il panorama. Con gli occhi della fantasia, vedevo i pali telegrafici scorrere via velo­ci. «Ha notato», mi azzardai a dire «che sembra che gli alberi si muovano mentre noi stiamo fermi?».
 
«Succede sempre così», fece lei.
 
Mi girai verso la ragazza, e per un po' rimanem­mo seduti in silenzio. «Lei ha un viso interessante» dissi poi. Lei rise piacevolmente, una risata chiara e squillante. «E' bello sentirselo dire», fece. «Sono tal­mente stufa di quelli che mi dicono che ho un bel visino!».
 
«Dunque, ce l'hai davvero una bella faccia», pen­sai, e a voce alta proseguii:
 
«Beh, un viso interessante può anche essere mol­to bello».
 
«Lei è molto galante», disse. «Ma perché è così serio?».
 
«Fra poco lei sarà arrivata», dissi in tono piutto­sto brusco.
 
«Grazie al cielo. Non sopporto i viaggi lunghi in treno».
 
Io invece sarei stato disposto a rimaner seduto all'infinito, solo per sentirla parlare. La sua voce ave­va il trillo argentino di un torrente di montagna. Appena scesa dal treno, avrebbe dimenticato il nostro breve incontro; ma io avrei conservato il suo ricor­do per il resto del viaggio e anche dopo.
 
Il treno entrò in stazione. Una voce chiamò la ra­gazza che se ne andò, lasciando dietro di sé solo il suo profumo.
 
Un uomo entrò nello scompartimento, farfuglian­do qualcosa. Il treno ripartì. Trovai a tentoni il fine­strino e mi ci sedetti davanti, fissando la luce del gior­no che per me era tenebra. Ancora una volta potevo rifare il mio giochetto con un nuovo compagno di viaggio.
 
«Mi spiace di non essere un compagno attraente come quella che è appena uscita», mi disse lui, cer­cando di attaccar discorso.
«Era una ragazza interessante», dissi io. «Potreb­be dirmi... aveva i capelli lunghi o corti?».
 
«Non ricordo», rispose in tono perlesso. «Sono i suoi occhi che mi sono rimasti impressi, non i capel­li. Aveva gli occhi così belli! Peccato che non le ser­vissero affatto... era completamente cieca. Non se n'era accorto?».
 


1. descrivetevi con una sola parola o frase - inizio io:
"Oggi quando mi sono svegliata pioveva, io non sopporto dover uscire quando fuori piove, ma ho dovuto farlo per venire a scuola da voi."

2. descrivetevi utilizzando nomi e aggettivi, partendo dalle iniziali del tuo nome

3. ed ecco altri acrostici
   
Acrostico con aggettivi

Emotivo
Dondolante
Orgoglioso
Amichevole
Rumoroso
Disordinato
Ostinato
Acrostico per costruire una frase

Ero
Lì
In
Spiaggia
Assorta nei miei pensieri
Acrostico poetico

Gironzolando
Io me ne vado a spasso in bicicletta
Urrah! C’è la discesa.
L’aria fresca mi viene sulla faccia.
Io sono
Allegra, quando c’è la discesa.


leggiamo insieme il testo di R. Piumini


Nel silenzio, signori e signore

Nel silenzio, signori e signore,
ci sono molti suoni,
molto rumore.
C'è il ssss del vento,
c'è l'iiii del violino,
c'è illlli del rubinetto,
c'è l'eeee della sega,
c'è il nnnnn della nave,
il zzzzz della zanzara,
l'iiiii dei fischi
e l'ooo dello stupore.
Nel silenzio, come vedete,
c'è molto suono, signori e signore,
c'è molto rumore.


partendo da un esempio si prosegue per la prossima "creazione poetica"

In Edoardo signori e signore

In Edoardo, signori e signore
ci sono molti suoni
molto rumore.
C’è EEE di sirena
c’è DDD DI DONDOLIO
C’è OOO di canzone
c’è AAA di spavento
c’è RRR di rombo
DDD di dado
OOO di tragedia.
IN EDOARDO,
come vedete,
c’è molto suono, signori e signore,

molto rumore.

Ora che più o meno sappiamo come siamo e abbiamo fatto conoscenza, direi che possiamo fare un passo avanti. Leggiamo e riflettiamo insieme su questi testi.



Einstein diceva: " Ognuno è un genio, ma se si chiede ad un pesce di salire su un albero si sentirà sempre uno stupido.








La favola del re Trentatré di Claudio Imprudente
C’era una volta un re che si chiamava Trentatré.
Un giorno Trentatré pensò che un re deve essere giusto con tutti.
Chiamò Sberleffo, il buffone di corte: “Io voglio essere un re giusto - disse Trentatré al suo buffone - così sarò diverso dagli altri e sarò un bravo re”.
“Ottima idea maestà” - rispose Sberleffo con uno sberleffo. Contento dell’approvazione il re lo congedò.
“Nel mio regno - pensò il re - tutti devono essere uguali e trattati allo stesso modo”. In quel momento Trentatré decise di cominciare a creare l’uguaglianza nel suo palazzo reale.
Prese il canarino dalla gabbia d’argento e gli diede il volo fuori dalla finestra: il canarino ringraziò e sparì felice nel cielo. Soddisfatto della decisione presa, Trentatré afferrò il pesce rosso nella vasca di cristallo e fece altrettanto, ma il povero pesce cadde nel vuoto e morì.
Il re si meravigliò molto e pensò: “Peggio per lui, forse non amava la giustizia”.
Chiamò il buffone per discutere il fatto. Sberleffo ascoltò il racconto con molto rispetto, poi gli consigliò di cambiare tattica.
Trentatré, allora, prese le trote dalla fontana del suo giardino e le gettò nel fiume: le trote guizzarono felici.
Poi prese il merlo dalla gabbia d’oro e lo tuffò nel fiume, ma questa volta fu il merlo a rimanere stecchito.
“Stupido merlo - pensò Trentatré - non amava l’uguaglianza”. E chiamò di nuovo il buffone Sberleffo per chiedergli consiglio.
“Ma insomma! - gridò stizzito il re - come farò a trattare tutti allo stesso modo?”.
“Maestà - disse Sberleffo - per trattare tutti allo stesso modo bisogna, prima di tutto, riconoscere che ciascuno è diverso dagli altri. La giustizia non è dare a tutti la stessa cosa, ma dare a ciascuno il suo”. 


Messaggio per un’aquila che si crede un pollo di Anthony De Mello 


Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.
Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate.
La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita: “Chi è quello?”, chiese. “E’ l’aquila, il re degli uccelli” rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.”
E così l’aquila visse e morì come un pollo, perchè pensava di essere tale.




Poiché tentar non nuoce di R. Piumini

Non aspettare che ci sia il sereno
o cada una tiepida pioggia
o l’orchestra dei fiori
incominci a suonare
o i già muti pesci
tacciano ancora di più.
Fa’ che ti basti che cominci il giorno
e che sia fatto chiaro
come pagina bianca
voltata dopo
la nera.
Allora tieni la faccia
più alta che si può
e tenta

poiché tentar non nuoce.


Attività


 Se fossi…

Se fossi un colore
sarei il rosso
perché mi fa pensare al tramonto.
Se fossi un animale
sarei il cane
perché è fedele.
Se fossi un fiore
sarei la margherita
perché è stato il primo fiore che ho conosciuto.
Se fossi una stagione
sarei l’estate
perché mi fa venire in mente le vacanze.
Se io fossi Angelo
come io sono e fui
farei tanti giochi per divertire i bambini.



Il mio sogno

Cavalli
Ho
Immaginato, di colore
Arancione e
Rosa,
Alati

Il mio desiderio

Gloria vuole diventare un’astronauta.
Lei vuole gettarsi nello spazio, e
ora ricevere una medaglia:
Ride perché tutto questo le piace.
Il suo pianeta preferito è Plutone e
Andrà a conquistarlo, prima o poi.

le attività sono tratte dal testo C. Balzaretti,  Laboratorio di poesia 2, Erickson 

Chiudiamo per ora con una poesia di Roberto Piumini spesso presente in questo mio piccolo blog

Da grande farò

Da grande farò
il guardiano di un faro
di trentasei colori.
Il pilota di un autobus
con le ruote-girandola.
Il fornaio-salumaio
dei panini imbottiti.
Il prete di una chiesa
tutta di vetro.
L’avvocato dei ladri
che rubano fiori.
Il vigile cow-boy
a un incrocio di mucche.
Il maestro di nuoto
dei delfini d’argento.
Il sarto delle vele
che strappò il vento.
Accompagnerò al mare
ogni piccolo fiume.
Farò il sollevatore
di piume.



24 giugno 2013

IIA Arcinazzo: A noi la parola - Informare per combattere

Ricordate il post riguardante il lavoro svolto sul Decamerone di Boccaccio?
Rinfreschiamoci la memoria: la lezione precedente

Al lavoro si è affiancata anche la professoressa di arte Alessia Zolfo, preparata collega, nonché mia amica, e oggi vi voglio mostrare i frutti del nostro lavoro, spiegandovi come il tutto sia poi diventato un video che parteciperà ad un concorso nazionale indetto dal MIUR dedicato alla memoria di Paolo Borsellino 
Quel fresco profumo di libertà

Tutti i lavori inseriti in questo post sono quindi parte del concorso, 
ma la loro pubblicazione non pregiudica lo stesso.
(Antonino Palmieri, responsabile del Centro Studi Paolo Borsellino 24/06/2013)

Il concorso





Ed ecco a voi i testi completi




Ecco invece alcuni dei lavori artistici dei ragazzi





























































Per il video dovrete aspettare ...

ed ecco a voi il nostro lavoro

  

30 maggio 2013

IIA Arcinazzo: Cos'è la legalità?

Siamo giunti alla fine del nostro percorso, sempre in attesa di vedere altri lavori che i ragazzi hanno consegnato ma che devo ancora pubblicare, vi racconto il nostro ultimo incontro con il tema che ci ha accompagnato per l'intero hanno scolastico. 
La lezione è stata più un confronto, un tirare le somme, un ripercorrere a modo nostro l'intero anno scolastico. Abbiamo voluto finire come abbiamo iniziato, guardandoci l'un l'altro e discutendo, confrontandoci.





Ho semplicemente dato degli spunti ai ragazzi e su quelli abbiamo iniziato la nostra carrellata di "ricordi", riflessioni e conclusioni

Ecco le domande dalle quali siamo partiti di volta in volta:
- perché le regole sono importanti?
- cosa significa legalità?
- cosa potete fare voi, nel vostro piccolo, per rispettare e far rispettare la legalità?
- cosa fa la scuola per insegnare la legalità?
- riflessioni e impressioni sull'intervista
- quali sono le caratteristiche di un buon cittadino?
- cosa significa libertà e qual è il suo rapporto con la le regole e le leggi?
- ricordiamo di quali libertà abbiamo parlato
- quale è la società ideale? esiste?
- cosa ti ha colpito di più del percorso fatto insieme?




Dal dibattito son venute fuori delle riflessioni interessanti, vorrei farvi partecipi di alcune di esse, ma poi lascerò la parola agli stessi ragazzi.


Alla domanda su cosa faccia la scuola per insegnare la cultura della legalità sinceramente ho tremato. Ho fatto riferimento anche all'esperienza di altri loro amici, di fratelli, oltre che parlare della loro esperienza. Ho avuto questa risposta (riassumo dagli interventi):
- La scuola non fa molto. Sì, puoi studiare cos'è la Costituzione, cosa significa una legge, ma poi che te ne fai? (Emanuele)
La scuola deve anche insegnare a mettere in pratica tutto questo. Alla scuola manca la pratica (Camilla).

Ho chiesto che cosa ne pensassero del nostro percorso:
- Noi ci abbiamo messo la pratica, la realtà, siamo andati a fare interviste (Riccardo), ma soprattutto siamo sempre partiti dal mondo, dal racconto di fatti reali (Giorgio).






Il discorso si è fatto interessante quando ho chiesto l'argomento che avessero preferito. La storia di Giovanni Falcone li ha profondamente colpiti, ma oltre al coraggio e la grandezza del personaggio, alcuni hanno voluto sottolineare come fossero stati sconvolti nello scoprire tanti aspetti della mafia, della criminalità. La crudeltà in primo luogo, come la capillarità del fenomeno, che avevano sentito esistere, ma pensavano fosse molto lontano da loro. Insomma scoprire che l'illegalità è a due passi li ha toccati e fatti restare allibiti. Tanto da definire il mondo da loro ricostruito attraverso l'analisi dei giusti valori come un mondo ideale, quasi un'utopia (termine da me suggerito e spiegato). Perché nel mondo convivono legalità e illegalità, ma accanto agli sfiduciati si è alzata la voce di Gabriele che ha detto:
- Sì, è vero, c'è illegalità, ma ci sono anche tante persone che la legge la rispettano.






Vorrei condividere con voi solo le loro definizioni di legalità, lasciando poi ai ragazzi la parola finale, e so che avrete altra pazienza.

Legalità è...

rispettare se stessi, gli altri, e il mondo che ci circonda
vivere da persone civili, da buoni cittadini
anche rispettare la natura
rispettare le leggi ma anche dare il buon esempio
lottare per la giustizia affinché questa parola vinca il tempo e non si estingua
un modo per convivere tutti insieme in un mondo migliore
rispettare le leggi perché possiamo crescere e diventare persone migliori, complete, giuste, mature
rispettare lo Stato




10 maggio 2013

IIA Libertà di stampa: incontro con il reporter Pino Scaccia

La nostra parola d'ordine dall'inizio del nostro percorso sulla legalità è stata conoscenza, conoscenza come sapere, come essere informati, conoscenza come parlare, informare, far conoscere o denunciare. Dal potere della parola di un testimone, contrapposta al silenzio di un omertoso, al potere di una parola che ha ci fa comprendere e sapere cosa significa mafia, illegalità, fin poi alla parola che svela misteri, al coraggio di chi è testimone o è stato testimone e vuole raccontare. 




Conoscere è l'arma che rende forti. La sola arma che ci mette in condizione di scegliere, di sapere cosa è il bene e cosa è il male. Di conoscere il mondo, realtà lontane dalla nostra, farcele sentire come vicine, conoscenza è comprensione. In alcune delle nostre lezioni abbiamo voluto ricordare, attraverso testi, video e filmati giornalisti che hanno fatto del loro mestiere una missione, che volevano informare per combattere, poi è arrivato il momento di incontrare un giornalista: il dottor Pino Scaccia, inviato del Tg1.






Una cosa è studiare dai libri, un'altra è ascoltare "storie" da chi le ha vissute ed è  stato quindi un testimone. I testimoniare è importante. Spesso i testimoni sono costretti a tacere o non sono ascoltati. Io, da insegnante e nel mio piccolo, cerco di rendermi tramite, ma arriva il momento in cui devo chiedere aiuto a grandi narratori come Pino Scaccia

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perché la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe né ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire. 
dal blog di Pino Scaccia http://acidcamera.wordpress.com/dossier/



L'incontro con Pino è stato veramente emozionante, ha colpito talmente  i ragazzi che, dopo questa mia introduzione, la cui vera funzione è quella di fare da unione con il lavoro precedente e di un intero anno, lascerò la parola ai ragazzi.






L'incontro è stato molto informale, da buoni amici abbiamo sfogliato insieme un piccolo album di foto che il signor Scaccia ci ha permesso di usare, da lì è partito il suo racconto, fatto di tanti racconti diversi, di tanti luoghi e volti diversi, tante realtà  


Cliccare sull'immagine per vedere le foto


Abbiamo poi visto un video con il commento dalla viva voce del testimone dei fatti narrati.










Lascio ora la parola a due delle mie alunne. Camilla ci racconterà a modo suo l'incontro, mentre Elisa ha trascritto per noi le domande rivolte a Pino.





Prima di inserire i testi creativi dei ragazzi vorrei proporvi alcune riflessioni del dottor Scaccia. Le ho lette ieri, 9 maggio, data importante densa di ricordi, per chi vuole ricordare, ricordi che parlano di morte ... ricordi di Peppino Impastato e Aldo Moro. Ricordi che devono insegnare, soprattutto ai più giovani.

C’è chi mi accusa di trasformare spesso questa pagina in un muro del pianto. Ma non si può dimenticare quello che c’è stato prima. Carmelo Bene, geniaccio iperbolico, diceva spesso che “noi siamo quello che siamo stati”. E’ il filo della vita, quindi anche della morte, quello che unisce la nostra esistenza. Anche se sono passati tanti anni, come si fa a dimenticare il sacrificio di Peppino Impastato oppure la fine di Aldo Moro che probabilmente ha cambiato l’Italia? Sono stato tempo fa in una scuola media di montagna. E sono rimasto sorpreso, oltre che confortato, dall’interesse che i miei racconti suscitavano in quei ragazzini. Quando ho affrontato il tema dei reporter volevano sapere tutto su Ilaria Alpi per capire come una giovane giornalista possa decidere di andare in un posto a rischio per raccontare quello che gli altri non possono vedere. Volevano poi sapere tutto sulle guerre, soprattutto volevano sapere il perchè da chi le ha frequentate, così come sono rimasti sconcertati dal mio viaggio a Chernobyl, tentando di immaginarsi l’apocalisse. La nostra storia (così come la storia del mondo) è così drammaticamente ricca di dolore che spesso ci capita di ricordare il passato. Tra poco sarà anche l’anniversario delle bombe a via dei Georgofili. Nessuna celebrazione, ma il dovere credo di uno che c’è stato, che ha respirato quella polvere assassina, di trasferire ai più giovani notizie e sensazioni. I testimoni, sempre più preziosi perchè sempre più rari, hanno questo compito. Sto ricostruendo gli eventi della campagna di Russia, settanta anni dopo, grazie ai racconti degli ultimi contadini che hanno visto con i propri occhi quella tragedia. E’ l’unica maniera per avvicinarsi alla verità. Molto meglio che leggerla (in maniera parziale) sui libri o attraverso cronache approssimative e senza anima. 
dal blog La torre di Babele Pino Scaccia

Vorrei ringraziare questa persona, questo uomo, veramente speciale, anche io, e non solo i ragazzi, sono stata catturata dalle sue parole, ma anche dalla sua semplicità e infinità disponibilità. Chi altri poteva arrampicarsi su per una montagna per parlare a sedici ragazzini dodicenni e a una prof sui generis se non lui?
Grazie Pino!





7 maggio 2013

IA: Diritto all'istruzione, il desiderio di andare a scuola





Concludiamo il nostro percorso della classe prima sui i diritti e i doveri dei bambini per il progetto A scuola di legalità approfondendo il tema del DIRITTO ALL’ ISTRUZIONE. Le nostre lezioni si sono concentrate su due macro argomenti generali:  cosa significa avere un’istruzione e perché molti bambini e bambine nel mondo non possono andare a scuola, ma soprattutto cosa fanno questi bambini che non vanno a scuola? come vivono la loro vita?



Ho introdotto il tema, molto delicato, vedendo insieme ai ragazzi alcune sequenze del film documentario All the Invisible Children. Abbiamo fatto le nostre riflessioni.



"Fotografia della sofferenza infantile nel mondo. Attraverso sette prospettive diverse, in sette paesi diversi (Italia, Africa, Serbia-Montenegro, America, Brasile...), il comune denominatore è la condizione di degrado, incomprensione e stenti in cui molto spesso sono costretti a vivere i bambini, anche tra le mura di casa."
(le immagini sono tratte dal film )








Lo scopo era quello di mostrare, seppur attraverso un film, esempi di vita vissuta, esempi di ragazzini come loro costretti a vivere un'esistenza di stenti, sulla strada, in guerra, ... situazioni che non sono adatte certo ad un bambino che vive la sua infanzia rubata lontano da un'istruzione che non conosce, che non immagina, ma anche che spera o sogna di avere.


1.Cosa significa avere un’istruzione?
Ecco i riferimenti alla nostra Costituzione, alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo. (cliccare sull'immagine)



Confrontando le riflessioni dei ragazzi, siamo giunti alla conclusione che avere un’istruzione vuol dire:
  •         Conoscere
  •         Prepararsi per un futuro e ad avere un lavoro
  •         Imparare a stare nella società
  •         Imparare a riflettere, a pensare con la propria testa, a saper scegliere
  •         Imparare ad essere responsabili

2. Andare comunque a scuola
Abbiamo iniziato questa parte di lezioni leggendo alcuni testi, testimonianze o racconti di ragazzi che non vanno  a scuola, perché non possono andarci per diversi motivi, ma fanno qualsiasi cosa pur di avere un’istruzione. Penso sia inutile sottolineare quante volte nelle riflessioni dei ragazzi, siano venute fuori frasi del tipo "la scuola è noiosa", "non ho voglia di venire a scuola", "la scuola non serve a niente" e simili...

Ecco dei brani letti in classe





Abbiamo accompagnato la lettura dei testi con la visione di alcune immagini di bambini di tutto il mondo che vanno a scuola. Evidente è stata la differenza tra mondi diversi, paesi lontani non solo per geografia, ma anche per risorse e cura date all'istruzione. Ho voluto estrapolare due foto molto significative, nelle quali il bisogno, la volontà, l'amore per l'istruzione parla da solo: come possiamo vedere i bambini in questione devono o scalare montagne o attraversare fiumi per poter, ogni mattina, recarsi a scuola.








In questa rassegna non poteva certamente mancare il ricordo di Malala, la coraggiosa ragazza pakistana che, a causa della sua determinazione e forte volontà ad andare a scuola e avere un’istruzione, è caduta vittima di assassini che nel suo paese hanno imposto una legge che vieta alle donne di avere un’istruzione.
Malala aveva iniziato a scrivere un diario all’ interno di un blog, e questo all’età di undici anni, nel suo diario parla del suo amore per la scuola, ma anche della sua paura di perdere la possibilità di avere una cultura.

Sabato 3 gennaio: “Ho paura”
Ho fatto un sogno terribile ieri, con gli elicotteri militari e i talebani.  Faccio questi incubi dall’inizio dell’operazione dell’esercito a Swat. Mia madre mi ha preparato la colazione, e sono andata a scuola. Avevo paura di andare perché i talebani hanno emanato un editto che proibisce a tutte le ragazze di frequentare la scuola.
Solo 11 compagne su 27 sono venute in classe. Il numero è diminuito a causa dell’editto dei talebani. Per la stessa ragione, le mie tre amiche sono partite per Peshawar, Lahore e Rawalpindi con le famiglie.



Mercoledì 14 gennaio: “Potrebbe essere l’ultima volta che vado a scuola”
Ero di cattivo umore sulla strada della scuola, perché le vacanze invernali cominciano domani. Il preside ha annunciato quando iniziano le vacanze, ma non ha detto quando la scuola riaprirà. E’ la prima volta che succede.
In passato, la data di riapertura veniva sempre annunciata chiaramente. Il preside non ci ha detto perché non l’abbia fatto, stavolta, ma io credo che  i talebani abbiano annunciato che l’editto contro l’istruzione femminile entrerà in vigore ufficialmente a partire dal 15 gennaio.
Stavolta le ragazze non sono così entusiaste di andare in vacanza, perché sanno che, se i talebani applicano l’editto, non potremo mai più andare a scuola. Alcune compagne erano ottimiste e dicevano che certamente la scuola riaprirà a febbraio, ma altre mi hanno confidato che i genitori hanno deciso di lasciare Swat e di trasferirsi in altre città per il bene della loro istruzione.
Visto che oggi era l’ultimo giorno di scuola, abbiamo deciso di giocare nel cortile un po’ più a lungo. Io credo che la scuola un giorno riaprirà, ma mentre tornavo a casa ho guardato l’edificio pensando che potrei non tornarci mai più.



La storia di Malala è divenuta esemplare, la storia di chi lotta per avere un'istruzione, ma soprattutto delle donne che sono escluse dal mondo della scuola. 

Risulta infetti, dal rapporto presentato da “The State of the World’s Girls 2012: Learning for Life” che nei Paesi in via di sviluppo solo il 50% delle bambine finisce la scuola elementare, cioè ben 39 milioni di ragazze tra gli 11 e 15 anni sono costrette a rinunciare alla scuola per aiutare la famiglia. I motivi sono diversi, ne abbiamo parlato in classe in modo approfondito e lasciamo ai ragazzi ulteriori riflessioni.

Dobbiamo purtroppo sottolineare che ben 61 milioni sono i ragazzi nel mondo che non frequentano la scuola (vedi articolo sul rapporto di Save the children)


Qui un estratto dell'articolo che sarà utile ai ragazzi per il loro lavoro

Ben 250 milioni di bambini in età scolare, pari al 40% del numero globale, non frequentano, hanno abbandonato la scuola oppure ci vanno ma senza riuscire realmente ad acquisire le competenze di base. Questi ultimi corrispondo a circa 130 milioni. In Africa, solo la metà dei circa 128 milioni di bambini riesce a raggiungere una formazione scolastica di base. In Sud Africa, benché il 98% dei bambini in età scolare sia iscritto alla scuola primaria, solo il 71% di essi sa leggere. In Malawi, oltre l’80% dei bambini va a scuola, ma solo il 30% ha imparato l’aritmetica. 

In molti paesi, nonostante l’impegno per migliorare o mantenere invariati i livelli di apprendimento di base, la situazione sta addirittura peggiorando. In India, ad esempio, negli ultimi 5 anni si è riscontrato un calo nel livello di apprendimento: il numero dei bambini di 10-11 anni capaci di leggere una semplice frase è diminuito del 10% e solo circa il 50% è in grado di leggere un testo semplice, mentre in aritmetica la capacità di eseguire una divisione è calata di quasi il 20%, solo il 25% dei bambini è in grado di fare le divisioni a una cifra. Per quanto riguarda le disuguaglianze di genere, si sono rilevati significativi miglioramenti se si considera che il numero di paesi in cui per ogni 100 ragazzi vanno a scuola almeno 90 ragazze si è quasi dimezzato in poco più di 10 anni, passando da 33 a 17. Tuttavia in Africa, le probabilità che le giovani riescano a frequentare la scuola secondaria sono inferiori (rapporto da 8 a 10), mentre in Kenia le probabilità attuali a che questo accada sono addirittura inferiori al 1999.  



Per concludere la lezione abbiamo visto alcuni video, molto toccanti, realizzati da Plan International.

(interessante il sito di Plan International Italia per la difesa dei diritti delle bambine)















Siamo quindi alla nostra ultima lezione, la lezione si è aperta con la visione di un video toccante e significativo, che racchiude, se vogliamo, tutto il percorso fatto quest'anno, sull'identità e sul rapporto con l'altro. Dal video è partita la nostra ultima attività.




Letture sui bambini soldato e i bambini che lavorano (vedi lezione a.s 2011/12)